A portata di mano

Sollecitati oltre il necessario, viviamo in una tale tensione da perdere l’equilibrio, come una casa colpita da inondazioni e uragani che rischia da un momento all’altro di squassarsi ed essere portata via. Cerchiamo un punto fermo e lo cerchiamo in Gesù. Abituati come siamo a usare la testa, cerchiamo Gesù nel cervello, ricordando le sue parole e immaginando il suo volto. La stabilità della nostra giornata però, non è data semplicemente dalle sue parole, ma dalla loro pratica. Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. La fede non è un esercizio di memoria mentale ma è una azione. Quando siamo disorientati, sfiduciati, umiliati dalle incomprensioni e sconvolti dalla violenza, rimbocchiamoci le maniche e compiamo un’opera di misericordia. Sono ben quattordici. Almeno una a portata di mano la troveremo!

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Mt 7  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Quel giorno

Non diremo mai a sufficienza che questo è l’unico miracolo di Gesù raccontato da tutti e quattro gli evangelisti (di solito Giovanni canta fuori dal coro) ed è narrato un totale di sei volte. Quindi nessun dubbio: Gesù sfamò la folla in più occasioni. Non fu un’eccezione, era un’abitudine. Come dice il proverbio cinese? “Dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno, insegnagli a pescare e lo sfamerai per una vita”. Gesù non era cinese, forse dunque non ci aveva mai fatto caso. Tuttavia ci pare strano che il maestro di pescatori di uomini, anziché insegnare pesca distribuisse pesci. Ma le due cose sono davvero così distinte? Tutto il vangelo è un insegnamento su come pescare uomini dal male e riportarli alla gioia. La fame non è forse un male? La sete, l’ignoranza, la miseria, l’assenza di cure e di casa, la scarsità di denaro e di lavoro, la fame d’amici e di diritti non sono forse un male? Dare un pesce a un affamato cos’è dunque se non pescarlo dalla morte? Insegnare a pescare è insegnare a sfamare. Quel giorno Gesù diede la migliore lezione di pesca. La diede anzitutto ai suoi discepoli, ma anche alla folla. Tutti impararono che il pane si moltiplica solo se si spezza. Gli affamati divennero pescatori perché ricevettero un pesce.

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Mt 15,29-37   Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Semplicità

In un mondo che si sta sovraffollando di leggi e procedure, in cui si crede di risolvere i problemi emanando decreti e firmando risoluzioni, Dio sceglie un’altra via. Dio agisce attraverso le persone semplici, che il vangelo chiama piccoli. A loro Dio rivela cosa fare, a loro apre gli occhi perché vedano ciò che re e profeti di corte non potranno mai vedere. Ce n’è pochi di semplici, perché ci riesce meglio fare i complicati. Le persone complicate risultano immediatamente più professionali, più capaci e purtroppo vengono prese più sul serio. Ad una richiesta rispondono con una domanda di chiarimento. Non rispondono subito al telefono, le email cadono nel vuoto, fissare un incontro con loro è impresa ardua. Si diffonde presto la fama che siano introvabili, ovviamente perché sovraccariche di lavoro. I semplici invece la vita te la semplificano. Se è sì, dicono di sì. Se è no, dicono no. Tendono a credere agli altri, a dare fiducia e speranza. Guardano tutti con gli occhi di Dio e Lui, attraverso i piccoli, continua a sorriderci.

Lc 10,21-24       In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Hai detto sì

Quando qualcuno si fida di noi oltre ogni aspettativa ci spiazza. Siamo così abituati a doverci guadagnare la fiducia altrui, da non metterla quasi più in conto. Sempre tesi a dimostrare d’essere onesti, sempre a garantire “trasparenza” e “tracciabilità” in ogni nostra mossa. Gesù stesso subiva le perplessità di molti che, anziché ringraziarlo per i miracoli, si domandavano da dove gli venisse tanta saggezza e se non facesse prodigi in combutta con Belzebù. Le parole del centurione lo lasciano di stucco: di’ soltanto una parola e ciò che chiedo accadrà. Mi fido assolutamente, so che puoi farlo, non occorre che tu venga fino a casa mia, non devo tenerti gli occhi addosso. Sei un uomo di parola al punto che le tue parole già sono fatti. Sei Parola fatta carne. Di’ soltanto una parola, ed accadrà. Non ho mai trovato una fede così grande, dice Gesù. Una fede non ansiosa, una fede che crede prima di vedere, una fede totale e serena. So che puoi, so che vuoi, so che è già accaduto. Quando e come non lo so. Ma è così, hai già detto sì.

Mt 8,5-11    entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Avvento

Oggi ci viene riletto il vangelo che abbiamo assaporato lentamente nei giorni scorsi. Un percorso di una settimana per giungere a questo inizio d’avvento. Lunedì scorso abbiamo incontrato la vedova capace di dare tutto quanto aveva. Sarà un avvento di consumo o di carità? Poi la riflessione sulle paure, sul vivere in difensiva, sull’ansia del domani e la nostalgia del passato. Oggi il vangelo conclude: Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò. Restiamo con lo sguardo fisso a Gesù. Il Natale è un mistero enorme,  quello di Dio che non ha paura della vita umana e decide di viverla. Buon Avvento a tutti!

Lc 21,25-36    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Pescatori di uomini

Vi farò pescatori di uomini. Capitemi bene, non catturerete nessuno per arrostirlo sul fuoco lento delle religioni né per minacciare l’olio bollente dell’inferno. Non per questo sono venuto nel mondo, non per impaurire la gente già tremante davanti agli déi. Pescherete uomini con la rete della solidarietà umana e fraterna. Creerete legàmi con la luce dello Spirito, vincoli d’amore forti ed elastici come i nodi delle vostre reti. Vi farò pescatori di uomini, diverrete capaci di cavarli dagli abissi in cui la vita li fa cascare. La gente sprofonda e affoga nella solitudine e nelle cattiverie, nel buio e nei sospetti, nella malattia che ti ruba chi ami. Voi getterete al collo dei sofferenti le vostre braccia come una rete in mare. Nel mio nome scaccerete i demoni, guarirete i malati e risusciterete i morti. Al passaggio della vostra barca resteranno scie di pace e le tempeste si placheranno. Ma perché tutto questo accada dovete fare una cosa soltanto: venire dietro a me. Non voltatevi a contare chi viene dietro a voi. Seguite me, venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini.

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S. Andrea Apostolo Mt 4,8-22     Mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Il tempo di Dio

Passare, passare, tutto passa ed appassisce. Tutto esce dal presente scivolando nel passato. Se ieri si parlava di ansia per il domani, oggi ci prende la nostalgia di ciò che se ne va. E noi viviamo tesi tra futuro ignoto e passato perduto, tra ansia e nostalgia, tra rimpianti e incertezze mentre la ruota gira. Qualcosa però resta, senza avvertire il logorio del tempo. Qualcosa c’è di immutabile ed è sempre fresco, sempre giovane, un fiore che non appassisce mai e profuma ogni giorno di più. È la parola di Gesù. È la presenza di Dio. Il nostro è un Dio giovanissimo, pieno di sogni, di progetti e infinite idee. Un Dio creativo. Le sue parole non passeranno perché il regno di Dio è vicino. Non nel passato, non nel futuro. È ora. Vivi l’attimo presente e lo capirai: l’orologio di Dio è senza lancette, è un eterno presente creativo.

Lc 21,29-33  Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

E domani?

Continua il discorso di Gesù. Dopo non vi terrorizzate e non preparate prima la difesa, ecco oggi la terza immagine: gli uomini moriranno per l’attesa di ciò che dovrà accadere. Vivere nella paura, vivere sulle difensive, vivere in ansia per il domani. La nostra grande nemica, l’ansia. Avere tutto e molto più del necessario, eppure vivere in un costante stato di preoccupazione per ciò che dovrà accadere. L’ansia regna nel nostro mondo di benessere. I più anziani sono insonni e preoccupati, i  minorenni annegano nell’aria presi da attacchi di panico. Il risveglio è simile a quello di chi cerca di uscire dalle macerie che lo ricoprono e un peso schiaccia il petto. Ansia nell’affrontare la giornata che però non ha nessuna intenzione d’ammazzarci. Il Figlio dell’uomo arriva, non resta tra le nubi. La nostra liberazione è vicina. Si può vivere nella gioia sempre, se si impara a ringraziare comunque.

Lc21,20-28  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

In ogni istante

Ieri Gesù ci invitava a non avere paura, perché la paura ci porta all’errore. Oggi ci raccomanda con forza di non preparare prima la nostra difesa. Stare sulle difensive, atteggiamento parente stretto della paura, porta a vedere nemici ovunque. Una sfiducia di fondo abita ogni incontro, ogni relazione. Si sta sempre sul chi va là e, con il tempo, si smette di credere che possano esserci persone oneste. “Lei mi dice delle cose molto commoventi – mi diceva un giudice a cui parlavo di un detenuto – ma vede i miei capelli bianchi? Può immaginare quante bugie ho sentito nella mia carriera. Come crederle?”. Meglio stare in difesa. Ma noi no, non la prepariamo prima la difesa. Se occorre parlare, ci saranno date parole e idee. Non ci faremo distrarre il cuore e ci focalizzeremo sull’unico necessario: il senso della Presenza del Signore accanto a noi. In ogni istante, in ogni situazione.

OGGI

Lc 21,12-19  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Non temere

Non vi terrorizzate. Verranno giorni, e sono forse questi, in cui vedrete accadere tutto ciò che di male nemmeno immaginavate. Guerre, cattiverie, ragazzine che si accoltellano, decisioni politiche contro ogni logica, corruzione, disastri naturali… Non vi terrorizzate, non perché la situazione non sia seria, ma perché la paura va allontanata. Dicono infatti che alla base di ogni sbaglio, di ogni colpa, non ci sia altro che la paura. Anche la furia più violenta, è originata dalla paura. Insomma: chi più ci fa paura è in realtà il primo ad averne. Riflettiamo sul nostro stesso comportamento. Perché ho risposto in quel modo? Come ho potuto dire tali cose? Perché ho dubitato di chi mi ama? Scava e scava e chiediti: quale paura mi ha terrorizzato al punto da rendermi aggressivo o dubbioso o depresso? Se fosse veramente così, se davvero all’origine di ogni peccato non ci fosse che paura, allora avremmo la chiave del perdono. Guarda chi ti offende e ti insulta: non è che un bimbo tremante di paura. Placa il suo terrore. Perdona, perché ha agito terrorizzato. Non spaventarlo, perdona.

Lc 21,5-11 mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.