La ragione deve tacere

Chi non vede non può indicare la strada a nessuno. Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Consapevolezza, ecco cosa ci vuole. Consapevolezza di non vederci chiaro, di essere condizionati e non avere la verità totale. Allora smetteremo di sentenziare, di lanciare missili in testa alla gente chiamandoli semi di pace. Cesseremo anche di giudicare noi stessi e ci accetteremo così come siamo. Perché chissà, forse Dio ha di noi più stima di quanta ce ne diamo. Per questo ci sfoghiamo sugli altri come fossero nemici, mentre dovremmo solo guardarci tutti con più pazienza. Non sempre abbiamo ragione. A volte la ragione deve tacere.

Mt 7,1-5 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Corpus Domini

Corpus Domini, festa che ci ricorda che il pane e il vino consacrati all’altare non sono solo pane e vino. Ciò che facciamo a quel Pane, lo facciamo a Gesù in persona. Se ci nutriamo di quel Pane,  ci nutriamo di Gesù stesso. E il vangelo di oggi ci riporta coi piedi per terra, perché c’è sempre la tentazione di rifugiarsi nelle processioni senza fare un passo verso chi ha bisogno. Ciò che facciamo agli altri lo facciamo a Gesù. Il corpo di ogni uomo e donna della terra è Corpo di Cristo. Gesù guariva quanti avevano bisogno di cure e sfamava migliaia di persone affamate. Voi stessi date da mangiare a questa gente! Ecco il suo comando: prendetevi cura del corpo altrui come fosse il Corpo di Cristo. Ogni volta che dite Amen e mangiate il Pane eucaristico, voi promettete di portare per ogni essere umano lo stesso riverente rispetto che avete per il Corpus Domini.

Corpus Domini Lc 9 Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

L’attimo

Sei volte risuona in questa pagina il verbo preoccuparsi. Sei è il numero dell’incompletezza, del diavolo, di chi è vicino al traguardo (il sette è perfezione) ma non ci arriva mai. Come chi si pre-occupa di tante cose ma non si occupa dell’unica cosa importante: amare nel momento presente. Cercare il regno di Dio e la sua giustizia vuol dire occuparsi e non preoccuparsi. Occuparsi oggi del vestito, del cibo, del bere, di chi oggi ne ha bisogno. E anche quando ci si occupa degli altri non ci si deve preoccupare. Il Padre buono sa di che cosa abbiamo bisogno noi e gli altri e provvederà. Dio è buono e amico degli uomini. Con lui e in lui viviamo ogni nostra quotidiana necessità. Domani avremo altre necessità, e Dio sarà ancora con noi.

Ieri pomeriggio ci ha lasciato Maria Voce, detta Emmaus, la prima Presidente del Movimento dei Focolari dopo la scomparsa della fondatrice Chiara Lubich. Per Maria Voce preghiamo con tutto il cuore e già la ringraziamo per l’amore che Gesù ha potuto riversare in terra attraverso di lei.

Mt 6,24-34 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Un tesoro celeste

Tutti abbiamo una meta da raggiungere, un sogno da realizzare. Ma se ciò che ci orienta è vano e artificiale, siamo destinati al nulla. Forse Gesù intendeva dire questo. Non basta dunque avere obiettivi, non basta puntare risolutamente lo sguardo su qualcosa. Anche chi pianifica un genocidio ha obiettivi ben chiari, ma di certo non divini. Occorre essere illuminati e spendersi per ciò che ha valore anche in cielo. Cosa dunque ha davvero valore per noi?  Inseguo un tesoro celeste?

Mt 6,19-23  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Non sprecate

Pregando non sprecate parole. Ma pregate, anche quando vi sembra che pregando sprechiate tempo. Non è mai perso il tempo trascorso davanti a Dio, recuperando la centratura in Lui. Ogni preoccupazione diviene affidamento, ogni rabbia è lasciata al fuoco del suo amore. Non sprecate parole liturgiche pompose e barocche, non fate della preghiera il carnevale delle vesti dorate e delle lingue antiche. Tutto ciò vi appaga ma per un attimo solo. Pregate come figli, pregate ovunque siate. Pregate Dio Padre Nostro.

Mt 6,7-15 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Elemosina preghiera digiuno

Quando rinunciamo a qualcosa per farne dono a chi Dio ci ha suggerito, la gioia abita in noi. Dove c’è lo Spirito c’è la gioia, e solo chi ha lo Spirito può vincere la resistenza a elemosina, preghiera e digiuno (capire pregando a chi fare elemosina col digiuno da cose e denaro). Eppure poi riemerge la fatica, vorremmo essere notati, ringraziati, un pochino ammirati. Vorremmo almeno non essere lasciati soli in questo nostro dare, che almeno qualcuno si accorgesse che sì, siamo felici, ma c’è anche tanta fatica. Non si emette un bonifico così, come nulla fosse. Non si fa volontariato così, come fosse rilassante. Non si prega un’ora al giorno come fosse una dormita al sole. Gesù ci suggerisce di non cascarci e di lasciare tutto nel segreto del cuore. Per Dio, dice Gesù, non ci sono segreti. Sa benissimo quanta eroica fatica ci costa il bene che facciamo. Interverrà direttamente.

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Mt 6    Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

I nemici

Countinua il “discorso della montagna”, che Gesù pronunciò su un monte. Discorso più ripido di una parete rocciosa. Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. Come scampare a tale impresa? C’è un trucco che tutti usiamo: dire di non avere nemici ed essere amici di tutti. Non mi oppongo a nulla e a nessuno, chiudendo gli occhi con un velo chiamato rispetto, tolleranza. Scambio il male per una semplice differenza di opinione e nulla più mi è nemico. Ma il vangelo non chiede questo. Ci sono persone che ci fanno male e ci perseguitano rovinandoci le notti e i giorni. Dobbiamo esserne consapevoli. E poi affidare questo dolore al Padre buono. Fingere non serve.

Mt 5,43-48 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Ciò che conta

Sin da piccoli cresciamo con un fortissimo senso della proprietà e “mio” è una delle prime parole che impariamo appena iniziamo a giocare con altri bimbi. Crescendo cambiamo idea su molte cose e nemmeno Dio ha più importanza. Ma “mio” lo ripetiamo con la stessa convinzione e, se qualcuno ci chiede in prestito qualcosa, non sappiamo che fare. È giusto dare? Ammesso che lo sia, perché allora ci sentiamo sbagliati al solo lasciare una moneta nella cassetta delle offerte in chiesa? Nel nostro mondo ricco, dare denaro è tabù. Forse siamo liberi da ogni altro condizionamento, ma non da questo. Forse più che da avarizia, la nostra generosità è bloccata da un profondo e inconscio senso di colpa: il denaro non va dato, mai! E quando lo facciamo, un senso d’ansia ci coglie: se mi stessero usando? È il momento di ricordarsi le parole del maestro, scritte qui sotto. E la pace tornerà nel cuore.

Mt 5,38-42 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Trinità

Un mistero, quello della Trinità, forse uno dei più grandi. Un mistero rivelato da Gesù, scritto cioè nei vangeli, in varie pagine. Un mistero, cioè una realtà esposta a tutti ma mai comprensibile del tutto. All’opposto dei segreti che, proprio perché immediatamente comprensibili, van tenuti nascosti. Non vi è nulla di segreto in Gesù, che ha sempre parlato di Dio come di un Padre Buono da cui lui viene. Così come lo Spirito, che guida la nostra vita suggerendo i passi, attimo per attimo, per restare dietro a Gesù.

SS. TRINITÀ disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Sì sì, no no

Come dicevamo ieri, Gesù estremizza il senso delle regole religiose al punto da renderle inutili. La tua parola, dice oggi, dev’essere così franca e sincera da non aver mai bisogno di essere rinforzata da alcun giuramento. Dunque non è questione di non giurare il falso, ma di non giurare affatto. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”. Insomma, ogni nostra parola dev’essere pronunciata come fosse giurata.

Mt 5,33-37   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».