Ma io vi dico

Chissà perché il messaggio di Gesù viene spesso interpretato come la versione soft del messaggio di Dio Padre. Un Padre severo ed accigliato, pronto alla condanna in base alla Legge divina. Un Figlio benevolo, che non ha ordinato altro che di volersi un po’ di bene. L’amore secondo Gesù è in realtà senza limite. La Legge, una volta rispettata, non può più dirti nulla. “Reverendo non so cosa dirle – diceva un uomo in confessione – bestemmiare non bestemmio perché ormai sono in pensione”. Dev’essere certo stato un mestiere difficile, ma mai difficile come seguire Gesù. Quel suo ma io vi dico è il punto della questione. Io vi dico che la Legge è solo un limite da non varcare per rimanere umani e non diventare bruti. Uccidere, rubare, bestemmiare, tradire, basterà evitare questo per essere giusti? Gesù radicalizza il senso della regola e le ridona dignità. Poche storie: se sei sposato e ne guardi un’altra, magari online a distanza di chilometri, nella coppia c’è già una terza persona. Come negarlo? E così per ogni comandamento.

Mt 5,27-32 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Presto

Una volta scoppiate, è difficile fermare le guerre. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario, prima che sia troppo tardi, altrimenti la pagherai cara, senza sconti, fino all’ultimo spicciolo, fino all’ultimo morto. Ormai è cronaca. Ma vale anche nei rapporti personali, tra colleghi, tra amici e persino tra sposi. Cercare l’accordo, cioè la stessa nota, è importante. Non darsi pace finché non c’è pace. Non abbiamo sempre torto, ma nemmeno sempre ragione. Non è dunque da sciocchi retrocedere, cambiare idea, aggiustare la rotta pur di riconciliarci con il fratello. E ricordiamolo: la prima riconciliazione avviene dialogando col fratello non a voce ma nel silenzio del cuore in preghiera.

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Mt 5,20-26  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Fate questo

Sono giorni questi di ordinazioni di nuovi sacerdoti, di anniversari, di annunci di trasferimenti. Sono giorni di imposizione delle mani, segno antico che dice l’effusione dello Spirito su un uomo, su pane e vino, su chi chiede perdono. Sono giorni in cui si contano gli ordinati e ci si chiede: come faremo quando nessuno più sarà disposto a dare la vita per questo? Fate questo in memoria di me, disse Gesù spezzando il pane nel cenacolo. Non lasciate la gente senza Eucarestia, senza sacramenti. Non specificò se le mani dovessero essere imposte solo a celibi e solo a uomini. Fu però chiaro il comando: fate questo in memoria di me. È dunque più importante l’Eucarestia o il celibato di chi la celebra? Prioritario il sacramento o il genere maschile di chi lo amministra? La risposta è evidente come evidente è il futuro di una Chiesa che non vorrà cambiare regole umane a discapito del comando divino di Gesù. Sarà una Chiesa con belle liturgie della Parola ma senza altare*. Papa Francesco aprì questa discussione senza paura. Ai suoi eredi l’arduo compito di continuare.

*Questa riflessione viene da un colloquio che il Card Martini ebbe con alcuni parroci alcuni mesi prima di morire.

San Barnaba At 11    in Antiòchia, un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia.
Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Sapore di fuoco

Siamo fatti di luce e sale, noi che lo seguiamo. Siamo una fiamma che dà sapore. Questo lo dice Gesù. È una verità, non un augurio. Ma se perdiamo sapore, a chi serviremo? Se ci spegniamo, chi più vedrà. Non è solo per noi stessi che dobbiamo avere una vita saporita. Non è per nostra gloria che dobbiamo brillare. Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano e rendano gloria al Padre. Facciamoci luce gli uni gli altri, dando sapore di Fuoco alle nostre giornate.

Mt 5,13-16   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Per tutti

Era il colpo di grazia. Spezzare le gambe a un agonizzante in croce gli impediva di puntarsi sui piedi per respirare. La morte per asfissia era dunque acelerata in pochi minuti. Gesù era già morto e dunque non gli spezzarono le gambe. Per togliersi ogni dubbio gli trafissero il cuore. Facendolo, tolsero ogni dubbio anche a noi sulla sua reale morte e resurrezione. Da quel cuore ormai fermo subito uscì sangue e acqua. Perché il cuore di Gesù era una sorgente anche da morto. E così il colpo di Grazia fu lui a darlo ai suoi nemici. Una Grazia di vita, di amore impossibile da uccidere. Il sangue dell’agnello a Pasqua veniva asperso sul popolo nel tempio. Dal tempio del corpo di Cristo, il sangue dell’Agnello di Dio e l’acqua del Battesimo, furono versati su soldati pagani e su sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Anche da morto lo ripeteva: versato per voi e per tutti.

MARIA MADRE DELLA CHIESA Gv 19,25-34  stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Pentecoste

Vieni Spirito Santo, rendici uomini e donne spirituali. Padre veramente santo, santificaci con l’effusione del tuo Spirito perché diventiamo corpo e sangue di Cristo tuo Figlio. Gesù, Maestro e Signore, battezzaci nel fuoco dello Spirito perché nel tuo nome possiamo incendiare il mondo d’amore.

PENTECOSTE At2 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Lo Spirito e il mondo intero

Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Ed è così che termina il vangelo di Giovanni. Sempre che si possa davvero parlare di termine. Sembra piuttosto un’apertura al domani, all’uscita imminente di un’altra pagina. E via e via, fino a riempire il mondo. “Quale è la cosa più bella che le è capitata nella vita? – mi chiedevano tempo fa a scuola – quale la più brutta?”. E quale la giornata che potrebbe essere scritta e aggiunta tra le molte altre cose compiute da Gesù in noi e attraverso di noi? Domani è Pentecoste, la festa dello Spirito, l’energia divina capace di renderci un Alter Christus, un altro Cristo in terra, un altro vangelo. E se lo fossimo tutti, ogni giorno di vita, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Gv 21,20-25  Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Mi ami?

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”. Alcuni studiosi dicono che probabilmente nella versione originale non c’era il per. Dunque sarebbe: Pietro rimase addolorato che la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”. Si aspettava ancora una volta mi ami tu? Sì, ed è bello. A volte non abbiamo la forza di amare e tutto ciò che possiamo fare è voler bene. Pietro rispondeva sinceramente e non osava più promettere amore. L’aveva fatto d’impulso, più volte, e sempre un gallo aveva cantato. Signore, tu sai tutto, tu sai com’è andata, tu sai che il mio non è che un volerti bene. Ma ho bisogno che tu mi chieda amore. Perché se tu vuoi amore incondizionato allora forse un giorno, anche solo un istante, riuscirò. Se tu invece chiedi di volerci bene, noi arretreremo sempre, fino a chiamare pace la tregua di guerra, giustizia la vendetta, fede l’abitudine religiosa. Dunque chiedici amore, chiedici di amarci come ti ci hai amato. Non ci riusciremo, è vero. Ma più ambizioso è il traguardo, più convinta è la corsa.

Gv 21,15-19  quando Gesù risorto si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Uno

Ora è chiaro che Gesù, mentre pronunciava queste parole, pregava già per noi, quelli che crederanno mediante la parola degli Apostoli. Siamo noi! Non pregava genericamente per un gruppo di persone che, chissà, sarebbero nate in futuro. Lui già ci vedeva, perché in Dio tutti siamo uno. Avanti e indietro nel tempo, vicini e lontani nello spazio, tutti siamo uno. Non si tratta dunque di una unità psicologica, fatta di continue e ossessionanti confidenze. Non è nemmeno quella unità tossica che spesso viene confusa con l’amore di coppia. Non è certo quella unità dei soldati migliori che si muovono come un solo uomo. Anche le mafie più potenti sono una cosa sola, cosa nostra. L’unità di cui parla Gesù è fatta dallo Spirito, nello Spirito, che rende tutti uno in Dio e con Dio. Dunque mai soli, mai per conto proprio, mai senza gli altri, pur se apparentemente si cammina in solitaria.

Non dimenticare i poveri https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Gv 17,20-26    (Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:)
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Una cosa sola

Continua la preghiera di Gesù per noi, noi che lo seguiamo ogni giorno così come possiamo. Ce la mettiamo tutta per stargli dietro e non perderlo di vista. Consacrali nella verità, chiede Gesù al Padre. E la verità non è un libro di dogmi ma è la persona di Gesù: io sono la verità, la via, la vita. Ciò che rende vera la mia vita è la relazione con Gesù, stargli dietro, non perderlo. Nessuno è andato perduto, dice Gesù alludendo ai Dodici. Nessuno è andato perduto, ripete Gesù alla fine di ogni nostra giornata, quando ci vede chiudere gli occhi con ancora fede sufficiente a seguirlo. E guardandoci ripete per loro io consacro me stesso, cioè io prometto d’essere tutto dedicato a loro. Perché anche essi siano consacrati nella verità, siano tutti dedicati a me, alla diffusione del mio bel messaggio in questo mondo pieno di odio, repellente all’amore come un malato che rifiuta le cure. Ma il mondo ha bisogno di loro. Dunque non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno, che tu li renda una cosa sola tra loro e con me.

Gv 17,11-19   (Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:)
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».