Sta arrivando

Insomma, non abbiamo tempo infinito. Ad un certo momento ti accorgi di quello che hai fatto, dei frutti che hai o non hai prodotto. Arriva il momento dei risultati. Bisogna convertirsi in tempo e questo tempo è adesso. Altrimenti moriremo tutti allo stesso modo di quelli di cui sentiamo raccontare. Non lo vediamo? Non ce ne accorgiamo? La violenza delle guerre lontane e delle stragi di innocenti sta entrando nelle nostre case, viene assimilata come la cena che mangiamo mentre ascoltiamo le notizie. La violenza diviene la norma. Ci si accoltella in famiglia, si uccide per noia. Ci vogliamo convertire? Vogliamo cambiare direzione ai nostri pensieri? Forse è già troppo tardi. Dobbiamo convertire i pensieri, dissentire pensando in modo nonviolento. Resistiamo ad ogni forma di violenza pregando incessantemente per essere nella pace.

Lc 13,1-9     si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Ogni pace

Cerca di trovare un accordo con il tuo avversario, ci consiglia Gesù. Un consiglio a cui dovremmo arrivare da soli, senza scomodare il vangelo. Eppure la via della diplomazia sembra abbandonata ovunque, tra le nazioni come tra i vicini di casa. Confini di stato o di parcheggio non importa, si risolve sempre a coltellate. Non vogliamo essere così, gente che non sa valutare le conseguenze delle tempeste di rabbia e dei cieli scuri di rancore. Iniziamo da noi stessi, impariamo a diventare consapevoli delle emozioni che ci attraversano, così da non esserne travolti e comandati. Iniziamo da noi stessi, a scendere a patti con noi stessi, ad accettarci ed ascoltarci. Perché ogni pace nasce dall’ascolto.

Lc 12,54-59   Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Finché l’amore

Gettare fuoco, gettare amore in terra. Ecco il piano di Gesù di Nazareth. In una umanità impegnata a spegnere vite, lui diffonde amore come un incendio indomabile. Non sono venuto a portare pace, quella falsa pace, quella pace che i potenti vogliono ottenere con la guerra. Quella pace fatta di silenzio mortale, quella pace che godrò quando i miei nemici saranno tutti morti. Gesù non porta questa pace, chiede di dividersi da chi crede nella violenza. Chi crede all’amore, alla vita, alla giustizia, non sta in pace ma è in angoscia. È l’angoscia di chi ha capito che non basta chiudere la porta per lasciare fuori i problemi. È una angoscia santa, divina, di un Dio che non si dà pace finché non sia scoppiato l’amore.

Lc 2,49-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Almeno una volta

Quando amiamo qualcuno, ci manca e desideriamo ardentemente incontrarlo. Con impazienza lo attendiamo ed ogni istante ci sembra eterno, ogni minuto di ritardo diventa infinito. Desideriamo riabbracciare l’amante lontano, la persona cara che il tempo ci ha portato via, l’amico da cui ci separa un’agenda sempre troppo piena. Vorremmo stare sempre con i figli lontani per lo studio, col genitore emigrato. Quando amiamo qualcuno, immaginiamo di poter compiere ogni passo al suo fianco e la giornata è vissuta nel suo costante ricordo. Perché allora l’arrivo di Dio nella nostra vita dovrebbe sorprenderci e spaventarci come un ladro che si intrufola di nascosto nelle nostre stanze, come un padrone che rientra in anticipo interrompendo la baldoria della sua assenza. Se amiamo Gesù, lo immaginiamo ad ogni passo accanto a noi. Vorremmo vederlo per davvero o almeno in sogno. Almeno una volta, almeno una volta sognarlo.

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Lc 12,39-48   Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Ancora svegli

Servire, ancora. Servi, non ci piace questa parola. Traduciamola allora, capiamone il senso. Anzitutto servire è il contrario di essere serviti. Basterebbe questo per aspirare ad essere servi. E poi, ce lo diciamo un’altra volta, servire significa anche servire a qualcosa, essere utile a qualcuno. Forse tutta questa ansia, forse tutta questa depressione in cui siamo immersi viene proprio dal sentirsi inutili. Se non ci facciamo carico di nessuno, saremo certo più rilassati ma, alla lunga, avvertiremo un senso di inutilità. Cosa fa alzare prima dell’alba un padre se non la consapevolezza d’aver dei figli da crescere? Come vince la stanchezza una madre se non col pianto del bimbo affamato? Se nel nome di Gesù ci faremo carico di qualcuno, Gesù si farà carico di noi. Beati quei servi trovati svegli e indaffarati. Beati loro, perché sperimenteranno le cure del Signore.

Lc 12,35-38  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

La vita dipende

Fate attenzione, dice Gesù. Fate attenzione a tutto, ad ogni moto del vostro cuore. Fate attenzione anche a non spezzare il vangelo in brani scomposti. Il primo interprete autorevole della Scrittura è infatti la Scrittura stessa. Gesù si sta rivolgendo a due fratelli che litigano per l’eredità. È a loro che ricorda che la vita non si allunga automaticamente al crescere delle ricchezze, perché può terminare all’improvviso anche la vita del ricco. E ben per questo bisogna piuttosto arricchire presso Dio dando in elemosina i nostri beni, come spiegano altre pagine del vangelo. Gesù sapeva benissimo che la vita delle persone dipende da ciò che hanno, eccome se dipende! Per moltissime persone la vita è breve proprio perché non hanno a sufficienza. E dunque ci ammonisce: voi che avete, guardatevi dalla cupidigia!

Lc 12,13-21  uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Umanità

Siete pronti a ricevere il battesimo in cui io sono battezzato? Cioè: siete pronti ad essere immersi in ciò in cui io sono costantemente immerso? Si tratta di una immersione nell’umanità. Umanità difficile, fatta di chi comanda e chi è comandato. Potenti e schiavi, governanti e popoli. Una umanità di servi e di servìti. Siete pronti a bere il calice del sangue di questa umanità? Siete pronti a versare il vostro? Cosa volete che io faccia per voi? Concedici di sedere accanto a te Gesù, sapendo che staremo seduti ben poco. Tu infatti stavi sempre in piedi a camminare, o in ginocchio a lavare i piedi a noi. Starti vicino significa servire come te.

Mc 10,35-45     si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Come offenderti?

Cosa vorrà mai dire bestemmiare lo Spirito Santo? Certo, bestemmiare significa ingiuriare, offendere. Ma basterà una parolaccia a scalfire l’amore di Dio? Come si può spegnere lo Spirito al punto da non poter essere perdonati? Gesù parla anche di rinnegare il Figlio dell’uomo, di non riconoscerlo. Bestemmiare è non riconoscere Gesù, non capire chi è ed estraniarlo dalla propria vita. Lo stesso con lo Spirito. Bestemmiarlo significa affrontare sinagoghe, magistrati,  processi, polemiche e ogni fatica della vita come se lo Spirito non ci fosse. Cercare di cavarsela da soli ignorando la sua potente assistenza. Giungere a cercare una soluzione alle proprie colpe anziché invocare il perdono che viene dallo Spirito. E restare così non perdonati.

Lc 12,8-12  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Vieni da me

Lasciamo ai tecnici la fatica di capire se questa lettera sia stata scritta di pugno da Paolo o piuttosto redatta in seguito, raccogliendo varie memorie. Noi la accogliamo così com’è e ci lasciamo sorprendere dalle emozioni che ci trasmette in questa festa di Luca evangelista. Solo Luca è con me, scrive Paolo pieno di nostalgia, nella solitudine ansiosa di chi è sotto processo. Chiede a Timoteo di portargli il mantello dimenticato a Troade, e i libri. Chiede soprattutto di portare Marco, quel Marco che anni prima aveva abbandonato Paolo a metà viaggio suscitando non poco disappunto. Mi sarà utile nel ministero, dice Paolo. Tutto tende a riconciliarsi per chi segue Gesù, il donatore di pace. Marco, Luca, Paolo, che bello vedere insieme coloro ai quali dobbiamo centinaia di pagine di Nuovo Testamento. Non sono testi astratti, non sono pagine accademiche. Sono fogli, sono appunti, annotazioni a margine di vite vere, di incontri e solitudini, di viaggi e mantelli dimenticati in casa di amici.

San Luca Evangelista 2Tm4,10-17 Figlio mio, Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me.
Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Èfeso. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene.
Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero.

Guai in vista

Ma cosa significa Guai a voi? Forse Gesù sta minacciando o augurando il male a queste persone? Leggendo tutti i vangeli ci risulta difficile crederlo. Gesù infatti si intratteneva spesso e a lungo con scribi, sacerdoti e dottori della Legge divina. Per loro ci spese molto tempo e parecchie energie. Certamente pregò a lungo per loro, che avevano grandi responsabilità nel guidare il popolo santo di Israele. Possiamo quindi dedurre che il suo sia un monito, un avvertimento, un serissimo invito a stare in guardia e cambiare per non mettersi nei guai. L’esatto contrario di ciò che da quel giorno fecero loro, impegnati a fare domande a trabocchetto a Gesù per inguaiarlo con le sue stesse parole. È vero, è umiliante essere messi sul chi va là, essere invitati a ripigliarsi. Ma è certo peggio finire nei guai perché nessuno ci ha allertato. In quest’epoca di “fai quello che ti pare” trovare un amico che ci avverte dei pericoli e degli errori è cosa rara e preziosa.

Lc 11,47-54    il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.