Ti vergogni?

Ieri abbiamo visto Maria esposta alla vergogna di avere un figlio prima del tempo. Oggi Elisabetta alle prese con la vergogna di non essere più in tempo ad avere figli. In quella società era considerata una forte disgrazia, forse anche una maledizione. A Maria ed Elisabetta Dio ha tolto la vergogna, a noi forse ne dovrebbe dare un po’! Non abbiamo più vergogna di nulla e, se ne abbiamo, è per cose che non valgono. Non abbiamo vergogna di approvare la guerra e la violenza, non abbiamo vergogna di dire che siamo poveri mentre non c’è un posto libero in un solo ristorante. I nostri figli hanno vergogna di dire che credono in Gesù e che vanno a Messa. Insomma, c’è una vergogna da cui essere liberati e altre che ci farebbero bene, perché ci ridarebbero la giusta dimensione delle cose, il giusto senso dei limiti da non varcare.

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Lc 1,5-25  Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Per Spirito

Ieri il vangelo era un continuo generò ma non stava scritto che Giuseppe e Maria generarono Gesù. Semplicemente si dice che Giuseppe sposò Maria dalla quale nacque Gesù. Oggi però Matteo narra di come fu generato Gesù, per opera dello Spirito Santo. Una cosa che si può avere il coraggio di scrivere solo se è vera. Una cosa che espose Giuseppe e Maria a rischi gravissimi e che richiese un nuovo intervento dell’angelo per aiutare Giuseppe a capire. Dunque certamente andò così. Ma perché Dio scelse questa via per incarnarsi resta misterioso. Forse se Gesù fosse stato generato alla maniera umana, da Giuseppe e Maria, avremmo faticato di più a riconoscerlo come Dio? E allora perché Maria tenne per sé questo fatto né Gesù mai ne fece menzione per manifestare d’avere Dio per Padre? La nostra fede trae forza dal concepimento Spirituale di Maria o, viceversa, ci vuole molta fede per credere che sia vero?

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Mt 1,18-24   Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Quando e da chi

Lo constatiamo ogni anno leggendo questa che è la prima pagina del vangelo di Matteo. Tre cicli di quattordici generazioni (tre volte il doppio di sette, numero di perfezione) significa che Gesù nacque al momento giusto. Per quanto il suo messaggio fosse decisamente avanti nei tempi, non sbagliò il Verbo a farsi uomo. Del resto, se anche avvesse atteso altri duemila anni, il suo messaggio sarebbe stato accolto meglio? Possiamo risponderci da soli. Quello che stupisce è che, in tutte queste quarantadue generazioni, vi sono persone note ed altre assolutamente sconosciute. Alcune sante ma pure alcune poco raccomandabili. Insomma, vale per Gesù e vale per noi tutti: non importa da chi provieni, sappi che sei nato al momento giusto. Puoi anche non sapere nulla di chi ti ha generato, ciò che conta è cosa generi tu. Che genere di umanità realizzi, che mondo lasci a chi verrà dopo. Non curarti troppo da chi e dove sei stato generato. Scegli piuttosto per chi e dove vivere.

Buon compleanno Papa Francesco!
88 anni spesi bene!

Mt 1,1-17  Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Non a tutti

Alla faccia della tanto sbandierata privacy, oggi più che mai ci si fa i fatti altrui senza ritegno. Ma è sempre la vittima a creare il carnefice. Siamo noi che divulghiamo foto, stati, video di tutto ciò che stiamo facendo, lamentandoci poi di dover rendere conto a tutti della nostra vita privata. Anche in comunità cristiane, gruppi o movimenti, può accadere di confondere la fraternità con la assenza di riservatezza e intimità. Insomma, non tutto va per forza detto a tutti. Pensiamo a Maria di Nazareth: quando e a chi avrà confidato come andarono le cose? Non avrà certo detto a tutta Nazareth che “ieri è stato da me l’arcangelo Gabriele”. Neanche io vi dico perché faccio queste cose, dirà suo figlio Gesù nientemeno che ai capi dei sacerdoti. Distinguere a chi e quando raccontare di noi è dono dello Spirito da chiedere e custodire.

Mt 21,23-27   Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Battista

Dare a chi non ha. Non volere di più. Non maltrattare. Accontentarsi. Questo è il vangelo di Giovanni Battista che con molte altre esortazioni evangelizzava il popolo. Leggendo tiriamo un sospiro di sollievo pensando: dopotutto io già faccio così. Vorremmo però una formula più precisa. Mi dicevano di un consulente che era stato convinto ad accontentarsi di novecento euro. Al giorno. Dove inizia il di più, dove termina il necessario? Quanto esattamente dare? Quando iniziare ad accontentarsi? Non c’è limite alle richieste, non c’è limite ai desideri. Molte religioni definiscono chiaramente la percentuale da dare in elemosina. Ma noi non seguiamo una religione, noi seguiamo una persona. Gesù non ci ha dato formule. Ci ha dato Spirito. Non ci ha slacciato i sandali, come facevano le guide spirituali imponenedo di camminare scalzi per penitenza. Noi i sandali ce li slacciamo da soli. Noi dobbiamo arrivarci da soli a capire quanto dare, quanto tenere, di cosa accontentarci. Dobbiamo veramente ascoltare la voce dello Spirito e chiedere: cosa è frumento e cosa è pula? Cosa mi nutre, cosa mi ingombra, cosa potrebbe nutrire altri? Ognuno ha la responsabilità di obbedire al fuoco dello Spirito che, essendo Dio, non va confuso con la propria personale opinione…

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Lc 3,10-18   Le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Il ritorno

Stavano scendendo dal monte dove Gesù pregando si era trasfigurato ed erano apparsi Mosè ed Elia. Gli scribi dicevano che prima del messia sarebbe tornato Elia. Ma di che ritorno si tratta? Gesù, che ha appena parlato con Elia sul monte, lo rivede in Giovanni Battista perché in lui avverte la stessa forza profetica. Non si tratta quindi di una rinascita né di una reincarnazione di Elia in Giovanni. Si tratta piuttosto di un “alter” Elia, di un altro uomo con pari forza spirituale. Detto questo ci chiediamo: dobbiamo per forza attendere la fine dei tempi per vedere tornare Gesù? Se fossero in molti gli Alter Christus, non sarebbe già questo il suo ritorno in terra? Se tutti fossimo un Alter Christus, Cristo sarebbe tutto in tutti. E noi tutti saremmo uno in Dio.

Mt 17,10-13   Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

In ogni luogo

Forse non era un problema solo di quella generazione. Siamo un po’ tutti così, sempre a lamentarci di tutto e del contrario di tutto. Papa Benedetto era un moralista e papa Francesco trascura i valori. La vita in città è stressante e quella in paese monotona. Cosa davvero vogliamo? Argomenti di lamento, ecco cosa vogliamo. Finché le cose non andranno bene, finché le persone saranno difettose, ci verrà più facile trovare scuse per non accettarle. Meglio non sciupare energie per cercare di piacere a chi troverà comunque motivi per non apprezzarci. Concentriamoci sul momento presente, sulla realtà che viviamo. Dio ci ama e ci stima immensamente e opera con noi in quella realtà, in quel momento. Persino mentre ci lamentiamo esattamente di ciò che stiamo vivendo. Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo, disse Giacobbe che si era addormentato in un posto deserto con una pietra come cuscino. Il Signore è in questo luogo, il Signore è in questo luogo. Ripetiamocelo in ogni circostanza e i nostri lamenti e quelli altrui svaniranno.

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Mt 11,16-19   Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Scalzi nei deserti

Non è da poco affermare che un uomo è il più grande fra i nati. Perché Gesù disse questo di Giovanni Battista? Non era certo il primo penitente o digiunante. Quale sarebbe dunque questa sua grandezza assoluta? Forse la sua grandezza fu unica nel diventare piccolezza. Figlio di sacerdote, aveva già un posto fisso al Tempio, un ruolo definito e nobile nella religione, al centro della città santa. Figlio dell’istituzione religiosa, capovolse la prospettiva della sua vita. Uscì dalle mura, andò nel deserto, predicò al vento e battezzò folle di peccatori. Ruppe il muro di cinta del Tempio e tornò là dove Dio aveva parlato le prime volte al suo popolo: nel deserto, nell’assenza di tempio, sotto le stelle. Recuperò un rapporto personale con Dio. Iniziò la via della fede pura che nasce dalla coscienza, non dalla sacrestia. Lui deve crescere io diminuire, diceva di Gesù. Ma forse lo diceva di ciascuno che seguiva Gesù. Ecco perché il più piccolo dei cieli è più grande di lui. Beati quelli come Giovanni, a cui Dio apre una breccia lasciandoli sfuggire alle istituzioni, liberi di predicare scalzi nei deserti del mondo.

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Mt 11,11-15   Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

Gioia

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, ansiosi e depressi, e vi darò riposo, vi donerò gioia. La gioia che viene da Dio è una gioia senza causa. Noi la gioia, più che altro una certa allegria, ce la procuriamo in moltissimi modi. Ottenendo successi in banca o in amore, godendo vacanze, bevendo vino, fumando droghe e sfogando acquisti compulsivi. Per avere la gioia di Dio, quella che non ha causa, basta ringraziarlo allo stesso modo: senza un motivo. Se continuiamo ad elevare espressioni di gratitudine a Dio, indipendentemente da ciò che sentiamo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, riceveremo una gioia immensa ed inspiegabile, qualsiasi situazione stiamo vivendo.

Mt 11,28-38  Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Chi mai?

Che ve ne pare? Francamente ci pare un’assurdità. E comunque la risposta è no, il pastore non lascerà novantanove pecore sui monti per cercare quella smarrita. Non lo farà perché non lo deve fare. È illogico. A meno che sia innamorato di quella pecora che si è persa. Ecco sì, l’unica spiegazione è questa. In effetti di gente che ha perso la vita nel tentativo di salvare una persona amata ce n’è molta. Alcuni poi hanno dato la vita per chi nemmeno conoscevano. Li chiamiamo eroi per un giorno, poi li dimentichiamo. Però ci sono. Dunque la risposta è sì, succede davvero che qualcuno lasci il molto per salvare il poco. C’è ancora chi dice che ne vale la pena, che tu vali al punto da dare tutto. Chi darebbe la vita per te? Chi l’ha già data, magari a rate? Giorni passati accanto a te in periodi di crisi, ore ad ascoltarti, notti a consolarti, lacrime in preghiera che mai verrai a sapere. Blocchi di vita passati lavando i vestiti ai figli, anni a sgobbare per uno stipendio. Non hanno calcolato i costi/benefìci, l’uno su novantanove. Ci hanno amato e basta. Hanno fatto come Dio.

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Mt 18,12-14   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».