Una parola

da DILI, TIMOR EST     Almeno una parola, almeno un saluto, un sorriso. Non possiamo passare tanto vicini agli altri da fargli ombra e poi ignorarli. Gesù non rivolse neppure una parola a quella donna, perché era straniera. Una bella lezione pratica per i suoi discepoli, che restarono scossi al vedere il maestro divenuto improvvisamente un nazionalista come loro. E la donna rincara la dose: trattami almeno come un cane, così qualcosa mangio. Magari qui la gente fosse nutrita e curata come i nostri cagnolini. Che sogno sarebbe! Lo so, lo scrivo ogni anno. Sono monotono come la fame: finché non passa, si fa sentire. E se si mangia poco, torna subito. Ieri al supermercato ho trovato una confezione da quattro uova a 2$. Le ho lasciate dov’erano, troppo care pure per me. Una parola però non costa, e non possiamo negarla mai. Di’ soltanto una parola, dirà il centurione straniero a Gesù. E lui la dirà, guarendo all’istante e a distanza il servo. Una briciola, una parola, un sorriso, una foto. Basta poco a salvare l’altro, a riaccendere in lui la speranza d’essere visto, di contare qualcosa per qualcuno.

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Mt 15,21-28    Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Bello per noi

da DILI, TIMOR EST    È bello per noi essere qui. È bello andare in riva al mare e immediatamente essere circondati da bambini: “Hello teacher! What’s your name? Where are you from?”. È bello e non sai perché. Forse perché ti riportano all’alba, a quando si era innocenti, quando i bimbi potevano stare da soli per ore e accostare sconosciuti. Quando parlare con loro non ti faceva sentire un potenziale mostro e scattargli foto non ti costava una denuncia. Quando non ci si sentiva mai soli e si conversava con chi si incontrava. Forse per tutto questo, e per molto altro ancora, è bello essere qui. Faticoso sì, ma bello. La miseria è faticosa, la miseria stanca. Occorrono lunghi momenti di silenzio con Gesù solo perché a volte non si sa cosa dire e se dirlo. La miseria entra nel cuore e se non ne parli con chi è in cielo, con Gesù e con il Padre, ti divora e ti rende arrabbiato. La miseria è come la foto qui sotto. A prima vista ha un che di poetico. Poi ti avvelena, come l’acqua di fogna in cui giocano questi bambini. È bello per noi essere qui. E per loro?

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Trasfigurazione Mc 9,2-10 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Erba e deserto

da LOSPALOS, TIMOR EST    Le pianure di questa zona sono bellissime a affascinanti. Quando le nuvole le sfiorano basse, hanno addirittura un che di Inghilterra. Eppure fanno anche un po’ paura. In ogni piccolo stagno potrebbe nascondersi un coccodrillo e se ti afferra non fai in tempo a chiedere aiuto. Nessuno poi ti sentirebbe in questi luoghi deserti. Questa vista aiuta ad immaginare la folla di cui parla ancora il vangelo, raccolta e seduta su un prato deserto. La folla che ascolta, la folla piena di gente malata. Qui i bimbi, da lontano, sono belli e allegri. Da vicino invece noto punture di insetti infette, occhi malati, denti neri. La miseria stringe il cuore di compassione. Quanta gente è seduta sull’erba verde, ma è in un deserto. Dio fa fiorire il deserto, mentre l’uomo lo produce. I luoghi più belli del mondo sono un deserto per chi vi nasce. Colonialismo, guerre, genocidi hanno imperversato in questa piccola isola. Da ultimo l’economia impazzita, che spesso rende i prezzi dei prodotti uguali ai prezzi italiani, in un paese con un salario medio dieci volte inferiore. Qui non abbiamo altro che due pesci.

Mt 14,13-21   avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Tornavano

da LOSPALOS, TIMOR EST   Voi mi cercate perché vi siete sfamati. Poco ma sicuro, come negarlo? E perché negarlo? Partire sempre dal bisogno reale dell’altro e renderlo poi occasione per compiere un passo. Sembrerebbe questo il metodo di Gesù. Sfama gli affamati, questi tornano per altro pane e lui aggiunge un nutrimento più profondo: datevi da fare per un cibo eterno. Datevi da fare per credere in me, il pane del cielo. Anni fa, mentre ero qui, ricevetti un consiglio: non dare nulla, altrimenti poi tornano. Non l’ho mai ascoltato. Non mi pareva l’atteggiamento di Gesù di Nazareth. Lui dava, dava eccome. E la gente tornava, con amici e parenti. Gesù dava cibo, salute, liberazione dai demoni. E la gente tornava, perché ha il brutto vizio di mangiare tutti i giorni e di voler star bene sempre. Tornava e lo cercava perché aveva bisogno. E più lo frequentava, più capiva che lui poteva dare ben più di un po’ di pane.

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Gv 6,24-35    quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

La vita

da LOSPALOS, TIMOR EST   Quando la vita non vale nulla, la si toglie senza troppi pensieri. Quando non si vede la morte poi, è ancora più facile. Sappiamo che esistono i poveri e che sono a miliardi. Ma ci difendiamo dicendo che anche per noi la vita non è migliore. Che coraggio! Senza vedere , senza provare, è facile dirlo. Erode mandò a decapitare Giovanni, come nulla fosse, ma non assistette. È ancora così, che sia Erode o un capo di Stato odierno, che sia un cecchino o una madre che abortisce, cosa ci vuole a togliere una vita se si è lontani, se non si vede né si sente? Eppure la vita va avanti, a stento ma va avanti. Trova il modo, cerca la via per vincere e cavarsela. La gente vive dove riesce e cucina quello che ha, dove può. Quella che vedete non è la pentola del campo scout ma di una famiglia di varie persone che mi ha ospitato. La vita vale sempre, e sempre vale la pena di faticare per difenderla e sperimentarla. Anche i più poveri lasciano il fuoco acceso perché chi se la passa peggio possa almeno riscaldarsi nella notte.

Mt 14,1-12  A Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Ridi che ti passa

da DILI, TIMOR EST     Offro questi tre scatti a chi si prende troppo sul serio. A chi, invece di sorridere ed intenerirsi, si è scandalizzato. Abbiamo bisogno di imparare a ridere, a goderci l’attimo di vita che ci sfugge più veloce di uno scatto di fotocamera.  Guardatela, questa bimba, come gode a guidare la moto mentre mamma e zia se la contano. Guardate come si diverte sul suo scooter la ragazza dal sorriso tenero come lei. E che dire del fratellone che si gusta il video del piccolo che, come un principe, si fa scarrozzare? Ridiamo, sorridiamo, cerchiamo il lato comico della vita! Non facciamo come quelli di Nazareth che, invece di fare incetta di miracoli, si bloccarono in giudizi e pettegolezzi. Quando sei un po’ giù, fai due passi e osserva la gente senza giudicare. Lasciali vivere, lasciali passare davanti a te. Inizierai a sorridere.

Mt 13,54-58    Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

NB: Qui a Dili il casco lo usano tutti. Le tre foto le ho però scattate affacciandomi su una viuzza interna, dove si vive un po’ come in un piccolo villaggio.

Angeli

da DILI, TIMOR EST    Quanti pensieri scorrono in noi in una giornata, quante parole, quanti incontri. Siamo un mare agitato che contiene ogni genere di emozioni e sentimenti. Non possiamo fermare questo eterno moto, ma di certo possiamo cercare di distinguere il buono dal cattivo, cosa va tenuto e cosa lasciato e perdonato. Ho incontrato due bimbe ieri. Una era in riva al mare, sola. Mi ha colpito quanto fosse piccola di fronte a quella forza eppure pareva una regina con il mare ai suoi piedi. Diventerà grande? Lo attraverserà un giorno? Per il gusto di viaggiare, come noi, o per raccogliere frutta nei campi australiani o pescare sulle navi coreane, come migliaia di giovani timoresi? L’altra bimba mi aspettava all’uscita del supermercato per offrirmi questi limoni. Quanto? Un dollaro, mi ha risposto. Tutti per un dollaro. Aveva due occhi neri più grandi di lei. Dove abiti?, le ho chiesto. Qui dietro. Anche io. E ci siamo avviati insieme, lei col dollaro e io coi limoni. Poi è corsa a casa e il vento è stato libero di farmi lacrimare gli occhi e l’ho lasciato fare. Verranno gli angeli un giorno, ad insegnarci la giustizia. Forse sono già arrivati.

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Non dimenticare di diffondere la Locanda della Parola

Mt 13,47-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

La perla

da DILI, TIMOR EST     Nessun filtro, è proprio ciò che vedevo. Per questo mi sono fermato a fotografare il traffico. Non è nebbia, è polvere d’acqua di mare che, lì a pochi passi, si faceva sentire forte. Auto, furgoni, scooter dappertutto. Siamo in Asia, terra di mercanti, di gente che ce la mette tutta per tirar su qualche dollaro. Chissà se il venditore di pesci è riuscito a trovare clienti. E come sarà andata a quello del carrettino di frutta e verdura? Siamo tutti alla ricerca di qualcosa che valga, come il mercante che cerca perle preziose. Ma siamo noi stessi avvolti da una luce perlata. Noi siamo nella perla. Siamo noi la perla che Dio cerca. È per ogni singolo essere umano che il Padre vende tutto pur d’averlo. È per ogni singola persona che Gesù si è messo in cammino pur di trovarla. È in ogni cuore che parla lo Spirito mentre soffia dal mare acqua dorata a ricordarci che Dio c’è e ci ama.

Mt 13,44-33   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

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All’ultimo sole

da DILI, TIMOR EST    Mi ero seduto sotto un mandorlo indiano, in riva al mare della capitale. Il rumore del martello mi ha fatto notare due bimbi impegnati a raccogliere e spaccare mandorle. Ne vuoi una?, mi hanno chiesto. E mentre mangiavamo si parlava come amici da sempre, gettando i gusci nella sabbia. La vita è sempre tutta un raccogliere e gettare. Gli ultimi raggi del sole hanno illuminato il martello e il gioco di questi bimbi. Finché si vede, bisogna cercare. Finché si vede, non vanno perse le occasioni. La vita è dentro le piccole cose, in una mandorla tra le dita di un bimbo in riva al mare, concentrato su di lei come fosse l’unica al mondo. Sperando che il mondo si accorga di lui, si accorga dei piccoli, degli ultimi, come fossero appunto gli ultimi, gli unici, rimasti a crescere. Sperando che il mondo non li getti come zizzania, ma li raccolga come frutti buoni, come mandorle indiane in bocca a un bimbo. Allora i giusti splenderanno come il sole.

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Mt 13,36-43 Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Le case

da DILI, TIMOR EST      Chissà se la casetta di Marta era così, come quelle che vedo dal mio piccolo appartamento. Spero di no, ma penso comunque ad una casa semplice. Chissà perché però, la mia mente immagina una semplicità bella, una povertà profumata di legno e fieno come le nostre baite alpine. Ieri dall’aereo, atterrando a Dili, già vedevo le baracche arrangiate con lamiera e cemento. Poi il taxi, un’auto tenuta insieme in qualche modo. Persino il vetro era ingegnosamente suturato (vedi foto sotto). La miseria non ha poesia e di una cosa sono felice: non mi ci sono abituato. Mi è familiare tutto ciò che ho rivisto, ma continua a darmi fastidio. Non resta che essere Marta e Maria ad un tempo. Opere di misericordia che, perché siano davvero tali, iniziano sempre dall’ascolto di Gesù.

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Santi Marta Maria Lazzaro Lc 10,38-42     mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».