Non è stagione d’uva, ma il vangelo ci chiede di offrirla nella nostra Locanda. Sono grappoli forti, compatti. Con le sole mani non si riescono a staccare. Così vogliamo essere tra noi: uniti. Così vogliamo che sia la nostra amicizia con Gesù: inseparabile. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Be’, in realtà possiamo fare tante cose anche senza rimanere in lui, ma quelle che faremmo con lui, non allo stesso modo.
Gv 15,1-8 Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Eri bellissima, come molte ragazze ebree, ne sono certo. Lo seguivi da molto, da quando ti aveva liberato da sette demoni, da quando ti aveva cambiato la vita ed eri entrata nel gruppo dei discepoli. Con te lui aveva un rapporto unico, diverso da quello che poteva avere con i suoi fratelli, i Dodici. Non eri la sua donna, sarebbe scritto nei vangeli perché non ci sarebbe stato nulla di male. Comunque per lui tu eri speciale. Tu fosti la prima a vederlo risorto. La prima a dirlo ai discepoli: ho visto il Signore! Per questo, nei primi anni, ti chiamavano “apostola degli apostoli”. Poi iniziò la riconquista della religione sulla fede e il messaggio genuino del nostro Gesù fu col tempo ricoperto di cultura romana bizantina. Ognuno tornò al suo posto: i successori degli apostoli divennero clero e le donne solo “donne”. Siamo qui ancora a discuterne, a tener convegni sulla donna nella Chiesa, come fosse una specie rara da reintrodurre. Ci sarebbe invece da chiedere perdono e convertirsi. Perdono a Gesù, che ti istituì prima evangelizzatrice ahimè resa da noi anche l’ultima. Perdono a te, prediletta di Rabbunì, che ti chiamava Maria e non, come noi, “ex prostituta”. Io da te mi confesserei, io da te ascolterei in ginocchio la spiegazione della Parola. Papa Francesco ci ha provato invano a proporre l’ordinazione diaconale per le donne, perché non è scritto mai nei vangeli che non si possa. È scritto semmai che il primo vangelo aveva voce di donna. La voce di Miriam di Magdala: ho visto il Signore!
Santa Maria Maddalena Gv 20 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Questa pagina si apre e si chiude con lo stesso verbo: insegnare. Sia gli apostoli che Gesù erano insegnanti. Ma senza cattedra, senza registro. Insegnavano perché sentivano compassione, cioè “pativano con” quelle folle sbandate come pecore abbandonate dal pastore. Chiediamo autonomia e nessuno deve dirci cosa fare ma poi, in realtà, vogliamo saperlo. Cerchiamo uno che ci guidi, che ci rassicuri. Vorremmo una traccia, dei segnali, una meta. Gesù a tutti diceva seguimi. Poi però non stava a controllare. Sta dunque a noi seguirlo, sceglierlo come maestro che ci insegna la via. Non ci obbliga, ma non appena lo seguiamo cosparge il terreno di segnali. Segnali sottili, che sfuggono ai più, che durano un istante. Ma se li sai cogliere cammini sicuro. Ci parla in molti modi, senza imporsi. Gesù è un maestro che cammina sull’acqua. Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acquee le tue orme rimasero invisibili. (Salmo 76,20)
Mc 6,30-34 gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Che contrasto. Proprio i farisei vogliono far morire Gesù. I super credenti, i grandi maestri di ogni scrupolo morale. O forse moralistico, come dicevamo ieri. Persa la misericordia come criterio di discernimento, anche uccidere può essere fatto nel nome di Dio. Come se Lui non avesse potere di spegnere con un soffio chi gli sta antipatico. Ma non lo fa, né lo fa Gesù né lo Spirito. Non contesterà, non spegnerà, non spezzerà. Semmai guarirà, guarirà tutti. Che bello: tutti. Come si sente a messa: prendetene tutti. È il mio sangue versato per tutti. E pensare che alcune correnti di conservatori cattolici avevano proposto, anni fa, di cambiare la formula in “versato per molti”. Molti certo, ma non tutti. Ma Dio non lo permise. Ancora possiamo dire tutti.
Mt 12,14-21 i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».
Leggendo questa pagina a distanza ci pare tutto così piccolo, così banale. Delle spighe di grano, dei giovani presi dalla fame che le mangiano, e i guardiani della morale che immediatamente intervengono. Non è lecito! Ci paiono cose d’altri tempi, superate, inutili. Come un pezzo di stoffa che copre i capelli di una ragazza e, se lo toglie, arriva la polizia morale a condannarla. Come declinare il plurale al maschile e, se lo fai, arrivano a sostituire l’ultima lettera con un asterisco altrimenti non sei inclusivo. Come dare della stupida a una ragazza sbranata da un orso perché chi fa una bella gita in montagna è un invasore. Potremmo continuare con mille altri esempi. Quando si dimentica la sostanza ci si aggrappa alla forma esteriore. Quando la regola morale non è fondata sulla legge dell’amore, non resta che il moralismo. Sacrificare significa rendere sacro, è dunque cosa seria. Ma ciò che rende sacro qualcosa è la misericordia. Misericordia io voglio, non tanti sacrifici formali.
Mt 12,1-8 Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Eccolo, il giogo soave e dolce dell’amicizia. Eccolo il peso della vicinanza, che vince la solitudine. Venite a me voi che siete stanchie oppressi, voi che siete stufi e sfiduciati. Lasciate che ponga il peso del mio braccio sulle vostre spalle così che cammineremo insieme, ad un solo passo. Vi hanno convinto che seguirmi sia un impegno che non ripaga, un limite che non premia. Ma Io Sono Gesù, il Re della pace, il Principe dell’amicizia. Appoggiatevi a me, che vi posso sostenere. Siete una gioia per me, è bello avervi vicino. Non siete una croce sulle mie spalle. Anche voi siete dolci e leggeri. Venite a me.
Mt 11,28-30 Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Conoscere Dio è semplice. Non facile ma semplice. Essere persone semplici è infatti difficile. Tendenzialmente infatti siamo complicati e amiamo complicarci la vita a vicenda. Dio invece è semplice, e semplice è conoscerlo. Nessuna formalità, nessuna attesa, nessun corso speciale per pochi dotti e sapienti. Per conoscere Dio, per sapere com’è fatto Dio, basta guardare Gesù. E per conoscere Gesù basta leggere il vangelo, le sue parole, le sue azioni, e poi entrare in dialogo interiore direttamente con lui, immersi nello Spirito. Ogni giorno. Semplice, per questo non lo facciamo. Noi amiamo le cose complicate perché abbiamo la scusa di dire, appunto, che per noi sono troppo difficili. Peccato, perché Dio Padre vorrebbe solo essere nostro amico. E Gesù vorrebbe solo parlarci di lui e rassicurarci che è davvero così, che cioè Dio è amore. Semplice.
Mt 11,25-27 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Se sei figlio di Dio, trasforma le pietre in pane e buttati incolume dal tempio, l’aveva tentato satana. Scendi dalla croce e ti crederemo, gli diranno nella sua agonia. Insomma: se ci stupisci ti crediamo. Leggendo questa pagina pare che Gesù abbia ceduto a queste tentazioni. Infatti si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite. Le rimproverò perché, nonostante gli effetti speciali, non si erano lasciate incantare. È questo il senso? Se non lo è, cosa intendeva Gesù con conversione? Sappiamo che significa cambiare modo di vedere, capovolgere la gerarchia dei valori, invertire direzione. Ma resta la domanda: convertirsi a chi, a cosa? Faceva miracoli per attrarre a sé o forse piuttosto per dimostrare la vicinanza del Padre? Non si erano convertiti a confidare nell’amore di Dio. Ecco lo scopo degli interventi prodigiosi di Gesù: dimostrare che Dio c’è e agisce. Ma io non sono mai stato miracolato, diranno in molti. Ne siamo certi?
Mt 11,20-24 Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
Non so se l’esempio calza, ma ci provo. Se hai un piccolo anello di metallo e vuoi farne una molla o una spirale, che cosa devi fare? Tagliarlo e poi modellarlo. Devi separare, spezzare, rompere il cerchio. Se vuoi salire e risalire, non puoi rimanere nel circolo dell’eterna ripetizione. Persino nella cerchia familiare devi saper spezzare e progredire. A volte a costo di incomprensioni che, tra l’altro, non è detto che siano permanenti. Dopotutto, una spirale vista dall’alto è sempre un cerchio. È un cerchio che sale.
Mt 10 Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
I Dodici inviati a due a due. Come li avrà scelti? Avrà separato Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, fratelli e amici di una vita? Forse li lasciò insieme, per riscoprire una fraternità non più fatta di reti e barche ma di provvidenza e vangelo. L’esattore Matteo con l’osservante Natanaele? E Giuda in coppia con chi fece i suoi primi miracoli nel nome di Gesù? Scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Perché questo fa l’inviato nel nome di Gesù: fa stare bene le persone. Allontana ogni malefico pensiero e guarisce corpo e anima. A sua volta sperimenta di continuo di essere figlio di Dio. Sperimenta cioè il ricevere tutto dalla provvidenza del Padre che ispira alla gente di aiutare e accogliere i suoi.
Mc 6,7-13 Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.