da DILI, TIMOR EST Nessun filtro, è proprio ciò che vedevo. Per questo mi sono fermato a fotografare il traffico. Non è nebbia, è polvere d’acqua di mare che, lì a pochi passi, si faceva sentire forte. Auto, furgoni, scooter dappertutto. Siamo in Asia, terra di mercanti, di gente che ce la mette tutta per tirar su qualche dollaro. Chissà se il venditore di pesci è riuscito a trovare clienti. E come sarà andata a quello del carrettino di frutta e verdura? Siamo tutti alla ricerca di qualcosa che valga, come il mercante che cerca perle preziose. Ma siamo noi stessi avvolti da una luce perlata. Noi siamo nella perla. Siamo noi la perla che Dio cerca. È per ogni singolo essere umano che il Padre vende tutto pur d’averlo. È per ogni singola persona che Gesù si è messo in cammino pur di trovarla. È in ogni cuore che parla lo Spirito mentre soffia dal mare acqua dorata a ricordarci che Dio c’è e ci ama.
Mt 13,44-33 Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
da DILI, TIMOR EST Mi ero seduto sotto un mandorlo indiano, in riva al mare della capitale. Il rumore del martello mi ha fatto notare due bimbi impegnati a raccogliere e spaccare mandorle. Ne vuoi una?, mi hanno chiesto. E mentre mangiavamo si parlava come amici da sempre, gettando i gusci nella sabbia. La vita è sempre tutta un raccogliere e gettare. Gli ultimi raggi del sole hanno illuminato il martello e il gioco di questi bimbi. Finché si vede, bisogna cercare. Finché si vede, non vanno perse le occasioni. La vita è dentro le piccole cose, in una mandorla tra le dita di un bimbo in riva al mare, concentrato su di lei come fosse l’unica al mondo. Sperando che il mondo si accorga di lui, si accorga dei piccoli, degli ultimi, come fossero appunto gli ultimi, gli unici, rimasti a crescere. Sperando che il mondo non li getti come zizzania, ma li raccolga come frutti buoni, come mandorle indiane in bocca a un bimbo. Allora i giusti splenderanno come il sole.
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Mt 13,36-43 Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
da DILI, TIMOR EST Chissà se la casetta di Marta era così, come quelle che vedo dal mio piccolo appartamento. Spero di no, ma penso comunque ad una casa semplice. Chissà perché però, la mia mente immagina una semplicità bella, una povertà profumata di legno e fieno come le nostre baite alpine. Ieri dall’aereo, atterrando a Dili, già vedevo le baracche arrangiate con lamiera e cemento. Poi il taxi, un’auto tenuta insieme in qualche modo. Persino il vetro era ingegnosamente suturato (vedi foto sotto). La miseria non ha poesia e di una cosa sono felice: non mi ci sono abituato. Mi è familiare tutto ciò che ho rivisto, ma continua a darmi fastidio. Non resta che essere Marta e Maria ad un tempo. Opere di misericordia che, perché siano davvero tali, iniziano sempre dall’ascolto di Gesù.
Santi Marta Maria Lazzaro Lc 10,38-42 mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
da DOHA, QATAR Fa uno strano effetto leggere questa pagina in uno dei paesi più ricchi. Qui di gente stremata dalla fame e dalla miseria non se ne vede. Meglio dire che non se ne vede più, perché un tempo qui non c’era che sabbia. Sembrerebbe la dimostrazione che, prima o poi, il benessere arriva per tutti, è solo questione di tempo. I “paesi in via di sviluppo” si svilupperanno e le foto di oggi saranno testimonianze di una povertà passata. Qualcuno osservandole dirà “non avevamo nulla ma eravamo più felici”. Frase bugiarda, dovuta solo a nostalgia, non certo al rimpianto della fame. Ma questo sviluppo è davvero “in via”? A volte mi pare che non arrivi mai, che sia a rilento e forse pure a retromarcia. Quali paesi si stanno davvero sviluppando? Forse sempre i soliti, quelli che stanno già bene e hanno i numeri per puntare a stare meglio. Il progresso non è per nulla scontato, per nulla automatico. Se quel giorno i discepoli non avessero dato loro da mangiare, quella gente non avrebbe mangiato. Bisogna darsi da fare, aiutarsi a capire cosa significhi sviluppo, come raggiungerlo insieme.
Gv 6,1-15 Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Tempo di partire, di tornare a Timor Est anche se per un periodo più breve del solito. Tempo di un ultimo caffè e alzarsi in volo. Non si lascia casa perché ci sia di meglio. Casa non si lascerebbe mai. Né si torna nello stesso luogo lontano perché non ce ne siano altri di interessanti. Si va dove si è mandati. Lasciamo grano e zizzania, cose ottime e cose brutte dell’Italia. Incontreremo il grano e la zizzania di laggiù. Un nemico ha fatto questo, un nemico ha devastato il campo del mondo esportando ovunque il male assieme al bene. Ma noi andiamo, cercando di capire come trasformare la zizzania in grano o meglio in riso, dato che il pane a Timor si usa poco.
Parto oggi. Salvo problemi tecnici, la Locanda uscirà regolarmente ogni giorno.
Mt 13 Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
I due santi sposi che ricordiamo oggi furono i nonni materni di Gesù. Così dice il Protovangelo di Giacomo, antico testo cristiano che, unendo verità a qualche fantasia, fu definito apocrifo insieme a molti altri. Ormai però la convinzione che i genitori di Maria si chiamassero Gioacchino ed Anna si era diffusa. In ogni caso, quale che fosse il loro nome, dei genitori quella ragazza doveva pur averli. Chissà se fu mamma Anna a raccogliere le prime confidenze di Maria dopo l’incontro con l’angelo Gabriele. Del resto magari era nella stanza accanto quando, a Nazaret, l’incarnazione del figlio di Dio ebbe inizio. E il seme della Parola si fece carne e crebbe in Maria nel cui cuore Gioacchino ed Anna avevano seminato molto bene.
Santi Gioacchino e Anna Mt 13 Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Con gioia vi rendo noto che sabato 27 luglio partirò per Timor Est. Fino a poco fa non sembrava possibile organizzare il viaggio ma ci siamo riusciti. La Locanda sarà regolare come sempre, e potrete ancora una volta seguire a distanza i miei incontri.
L’abbiamo già detto e ci fa bene ripeterlo: stare accanto a Gesù significa scegliere di servire. Chiedergli di sedere accanto a lui implica di starci ben poco: lui è sempre in piedi, sempre in cammino, sempre ad aiutare anziché essere aiutato. In un mondo in cui si sgomita per un posto sicuro, per un divano personale, per un guadagno facile, aspirare a spendere energie per aiutare gli altri non può che commuovere di gioia Gesù. Sì, berrete ciò che io bevo, vivrete come io vivo. Pochi lo desiderano, molti di più lo evitano e cercano semmai il potere comodo. Dunque venite a me voi tutti che volete vivere come me, state accanto a me ed imparate cosa significhi servire. La gioia di una vita che sa per chi spendersi è impagabile. Stammi vicino, Io Sono il tuo vicino, il tuo prossimo. Sono colui che ti serve. Sono colui che servi. Stai accanto a me. In piedi come servo, vicino come fratello.
San Giacomo apostolo Mt 20 si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
La terra e l’acqua. Che bello questo contrasto d’immagini. Gesù che dall’acqua parla di un uomo che semina in terra, di un seme che lotta tra sassi e arsura. La folla che dalla riva lo spinge in acqua, quasi obbligandolo a tornare al posto che gli spetta: seduto sulle acque. Dio è colui che sta sopra gli abissi, non li teme, non lo possono inghiottire. Dio non è uomo. Gesù, l’uomo-Dio, insegna da una cattedra sull’acqua. Dalla sua divinità insegna alla terra, parla di terra e di vita terrena. Insegna ai figli della terra, ai figli dell’uomo. Insegna a vivere, a non cedere, a non pretendere il successo pieno in ogni azione. Il cento, il sessanta, il trenta, dipende da tanti fattori, ciò che conta è l’insieme. Attraverso Gesù, Dio non ci chiede la perfezione. Ci chiede di seguirlo. Qualche passo sarà spedito, altri più incerti, altri poi saranno come i suoi: passi sull’acqua. L’importante è uscire di casa e camminare.
Mt 13,1-9 Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Non è stagione d’uva, ma il vangelo ci chiede di offrirla nella nostra Locanda. Sono grappoli forti, compatti. Con le sole mani non si riescono a staccare. Così vogliamo essere tra noi: uniti. Così vogliamo che sia la nostra amicizia con Gesù: inseparabile. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Be’, in realtà possiamo fare tante cose anche senza rimanere in lui, ma quelle che faremmo con lui, non allo stesso modo.
Gv 15,1-8 Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Eri bellissima, come molte ragazze ebree, ne sono certo. Lo seguivi da molto, da quando ti aveva liberato da sette demoni, da quando ti aveva cambiato la vita ed eri entrata nel gruppo dei discepoli. Con te lui aveva un rapporto unico, diverso da quello che poteva avere con i suoi fratelli, i Dodici. Non eri la sua donna, sarebbe scritto nei vangeli perché non ci sarebbe stato nulla di male. Comunque per lui tu eri speciale. Tu fosti la prima a vederlo risorto. La prima a dirlo ai discepoli: ho visto il Signore! Per questo, nei primi anni, ti chiamavano “apostola degli apostoli”. Poi iniziò la riconquista della religione sulla fede e il messaggio genuino del nostro Gesù fu col tempo ricoperto di cultura romana bizantina. Ognuno tornò al suo posto: i successori degli apostoli divennero clero e le donne solo “donne”. Siamo qui ancora a discuterne, a tener convegni sulla donna nella Chiesa, come fosse una specie rara da reintrodurre. Ci sarebbe invece da chiedere perdono e convertirsi. Perdono a Gesù, che ti istituì prima evangelizzatrice ahimè resa da noi anche l’ultima. Perdono a te, prediletta di Rabbunì, che ti chiamava Maria e non, come noi, “ex prostituta”. Io da te mi confesserei, io da te ascolterei in ginocchio la spiegazione della Parola. Papa Francesco ci ha provato invano a proporre l’ordinazione diaconale per le donne, perché non è scritto mai nei vangeli che non si possa. È scritto semmai che il primo vangelo aveva voce di donna. La voce di Miriam di Magdala: ho visto il Signore!
Santa Maria Maddalena Gv 20 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.