Verso sud

da DILI, TIMOR EST    Eccola, la Croce del Sud. La costellazione che in questo emisfero serve a localizzare il polo Sud. Fa un certo effetto vederla sopra il cielo di Dili, mentre dalla finestra guardo a Sud, verso l’Australia. Una croce indica il sud, quasi a segnare il suo destino. “Il sud del mondo”, diciamo spesso per indicare i paesi sottosviluppati. Un po’ come dire handicappati o, più gentilmente, diversamente sviluppati. In ogni caso intendiamo che è capitato a loro, mica l’abbiamo fatto capitare noi. E invece è proprio così, li abbiamo saccheggiati noi questi posti, eccome. Non c’è un solo scoglio in tutto l’emisfero australe dove non sia stata issata una bandiera di quello boreale. Se uno mi vuole servire a qualcosa, mi segua, e dove sono io, là sarà anche chi mi è utile. Se uno mi serve a qualcosa, il Padre lo onorerà. Se si va verso il sud del mondo, si deve puntare alla croce ed essere pronti a vederne molte.

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Gv 12,24-26    Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Perdersi

da DILI, TIMOR EST    Lascia alle tue spalle le impalcature che ti hanno retto finora. Sono state utili, ti hanno portato sin qui. Sono parte del tuo cammino, ma non del tuo futuro. Devozioni rituali, tradizioni, scrupoli di coscienza, rigidità mentali, paure varie. Anche questo è servito a proteggerti e trattenere gli sbandamenti. Ma ora che conosci più da vicino Gesù, ora che gli parli costantemente ed è una presenza viva nelle tue giornate, ora seguilo così come sei. Prendi il peso delle tue scelte libere, prendilo come una croce sulle tue spalle, e seguilo. L’anima non ha prezzo, e l’anima è Dio-in-te. Se lo perdi, non hai più nulla. Evangelizzare è portare il messaggio liberante di Gesù. Una Chiesa che insegna alla buona un po’ di devozioni alla Madonna, non cambia la vita della gente. Semplicemente affianca un sistema di credenze al precedente, aggiungendo alla paura dei fantasmi quella dell’inferno. Non siamo inviati ad insegnare a salvarsi dall’inferno, bensì a perdersi per il paradiso.

Mt 16,24-29   Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

Rete luminosa

da DILI, TIMOR EST   Chi è il figlio dell’uomo? Chi è, chi siamo? Cosa ci facciamo su questa terra? Cosa costruiamo, cosa edifichiamo? Il maestro di Nazareth era venuto a edificare una chiesa, che significa assemblea. Noi abbiamo costruito tante chiese, tanti templi, dimenticando che il tempio siamo noi, figli dell’uomo. Va’ dietro, tu mi sei di scandalo. Che si traduce: non starmi davanti perché mi fai inciampare. Io devo correre, ho una rete di luce da portare. Perché questa è la Chiesa: una connessione luminosa di Spirito tra i figli dell’umanità. Io sono la carne e il sangue del più piccolo bambino che si aggira scalzo tra i rifiuti del porto di Dili in secca. Io sono lui. Siamo tutti uno. Siamo Cristo.

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Mt 16,1-23  Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Una parola

da DILI, TIMOR EST     Almeno una parola, almeno un saluto, un sorriso. Non possiamo passare tanto vicini agli altri da fargli ombra e poi ignorarli. Gesù non rivolse neppure una parola a quella donna, perché era straniera. Una bella lezione pratica per i suoi discepoli, che restarono scossi al vedere il maestro divenuto improvvisamente un nazionalista come loro. E la donna rincara la dose: trattami almeno come un cane, così qualcosa mangio. Magari qui la gente fosse nutrita e curata come i nostri cagnolini. Che sogno sarebbe! Lo so, lo scrivo ogni anno. Sono monotono come la fame: finché non passa, si fa sentire. E se si mangia poco, torna subito. Ieri al supermercato ho trovato una confezione da quattro uova a 2$. Le ho lasciate dov’erano, troppo care pure per me. Una parola però non costa, e non possiamo negarla mai. Di’ soltanto una parola, dirà il centurione straniero a Gesù. E lui la dirà, guarendo all’istante e a distanza il servo. Una briciola, una parola, un sorriso, una foto. Basta poco a salvare l’altro, a riaccendere in lui la speranza d’essere visto, di contare qualcosa per qualcuno.

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Mt 15,21-28    Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Bello per noi

da DILI, TIMOR EST    È bello per noi essere qui. È bello andare in riva al mare e immediatamente essere circondati da bambini: “Hello teacher! What’s your name? Where are you from?”. È bello e non sai perché. Forse perché ti riportano all’alba, a quando si era innocenti, quando i bimbi potevano stare da soli per ore e accostare sconosciuti. Quando parlare con loro non ti faceva sentire un potenziale mostro e scattargli foto non ti costava una denuncia. Quando non ci si sentiva mai soli e si conversava con chi si incontrava. Forse per tutto questo, e per molto altro ancora, è bello essere qui. Faticoso sì, ma bello. La miseria è faticosa, la miseria stanca. Occorrono lunghi momenti di silenzio con Gesù solo perché a volte non si sa cosa dire e se dirlo. La miseria entra nel cuore e se non ne parli con chi è in cielo, con Gesù e con il Padre, ti divora e ti rende arrabbiato. La miseria è come la foto qui sotto. A prima vista ha un che di poetico. Poi ti avvelena, come l’acqua di fogna in cui giocano questi bambini. È bello per noi essere qui. E per loro?

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Trasfigurazione Mc 9,2-10 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Erba e deserto

da LOSPALOS, TIMOR EST    Le pianure di questa zona sono bellissime a affascinanti. Quando le nuvole le sfiorano basse, hanno addirittura un che di Inghilterra. Eppure fanno anche un po’ paura. In ogni piccolo stagno potrebbe nascondersi un coccodrillo e se ti afferra non fai in tempo a chiedere aiuto. Nessuno poi ti sentirebbe in questi luoghi deserti. Questa vista aiuta ad immaginare la folla di cui parla ancora il vangelo, raccolta e seduta su un prato deserto. La folla che ascolta, la folla piena di gente malata. Qui i bimbi, da lontano, sono belli e allegri. Da vicino invece noto punture di insetti infette, occhi malati, denti neri. La miseria stringe il cuore di compassione. Quanta gente è seduta sull’erba verde, ma è in un deserto. Dio fa fiorire il deserto, mentre l’uomo lo produce. I luoghi più belli del mondo sono un deserto per chi vi nasce. Colonialismo, guerre, genocidi hanno imperversato in questa piccola isola. Da ultimo l’economia impazzita, che spesso rende i prezzi dei prodotti uguali ai prezzi italiani, in un paese con un salario medio dieci volte inferiore. Qui non abbiamo altro che due pesci.

Mt 14,13-21   avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Tornavano

da LOSPALOS, TIMOR EST   Voi mi cercate perché vi siete sfamati. Poco ma sicuro, come negarlo? E perché negarlo? Partire sempre dal bisogno reale dell’altro e renderlo poi occasione per compiere un passo. Sembrerebbe questo il metodo di Gesù. Sfama gli affamati, questi tornano per altro pane e lui aggiunge un nutrimento più profondo: datevi da fare per un cibo eterno. Datevi da fare per credere in me, il pane del cielo. Anni fa, mentre ero qui, ricevetti un consiglio: non dare nulla, altrimenti poi tornano. Non l’ho mai ascoltato. Non mi pareva l’atteggiamento di Gesù di Nazareth. Lui dava, dava eccome. E la gente tornava, con amici e parenti. Gesù dava cibo, salute, liberazione dai demoni. E la gente tornava, perché ha il brutto vizio di mangiare tutti i giorni e di voler star bene sempre. Tornava e lo cercava perché aveva bisogno. E più lo frequentava, più capiva che lui poteva dare ben più di un po’ di pane.

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Gv 6,24-35    quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

La vita

da LOSPALOS, TIMOR EST   Quando la vita non vale nulla, la si toglie senza troppi pensieri. Quando non si vede la morte poi, è ancora più facile. Sappiamo che esistono i poveri e che sono a miliardi. Ma ci difendiamo dicendo che anche per noi la vita non è migliore. Che coraggio! Senza vedere , senza provare, è facile dirlo. Erode mandò a decapitare Giovanni, come nulla fosse, ma non assistette. È ancora così, che sia Erode o un capo di Stato odierno, che sia un cecchino o una madre che abortisce, cosa ci vuole a togliere una vita se si è lontani, se non si vede né si sente? Eppure la vita va avanti, a stento ma va avanti. Trova il modo, cerca la via per vincere e cavarsela. La gente vive dove riesce e cucina quello che ha, dove può. Quella che vedete non è la pentola del campo scout ma di una famiglia di varie persone che mi ha ospitato. La vita vale sempre, e sempre vale la pena di faticare per difenderla e sperimentarla. Anche i più poveri lasciano il fuoco acceso perché chi se la passa peggio possa almeno riscaldarsi nella notte.

Mt 14,1-12  A Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Ridi che ti passa

da DILI, TIMOR EST     Offro questi tre scatti a chi si prende troppo sul serio. A chi, invece di sorridere ed intenerirsi, si è scandalizzato. Abbiamo bisogno di imparare a ridere, a goderci l’attimo di vita che ci sfugge più veloce di uno scatto di fotocamera.  Guardatela, questa bimba, come gode a guidare la moto mentre mamma e zia se la contano. Guardate come si diverte sul suo scooter la ragazza dal sorriso tenero come lei. E che dire del fratellone che si gusta il video del piccolo che, come un principe, si fa scarrozzare? Ridiamo, sorridiamo, cerchiamo il lato comico della vita! Non facciamo come quelli di Nazareth che, invece di fare incetta di miracoli, si bloccarono in giudizi e pettegolezzi. Quando sei un po’ giù, fai due passi e osserva la gente senza giudicare. Lasciali vivere, lasciali passare davanti a te. Inizierai a sorridere.

Mt 13,54-58    Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

NB: Qui a Dili il casco lo usano tutti. Le tre foto le ho però scattate affacciandomi su una viuzza interna, dove si vive un po’ come in un piccolo villaggio.

Angeli

da DILI, TIMOR EST    Quanti pensieri scorrono in noi in una giornata, quante parole, quanti incontri. Siamo un mare agitato che contiene ogni genere di emozioni e sentimenti. Non possiamo fermare questo eterno moto, ma di certo possiamo cercare di distinguere il buono dal cattivo, cosa va tenuto e cosa lasciato e perdonato. Ho incontrato due bimbe ieri. Una era in riva al mare, sola. Mi ha colpito quanto fosse piccola di fronte a quella forza eppure pareva una regina con il mare ai suoi piedi. Diventerà grande? Lo attraverserà un giorno? Per il gusto di viaggiare, come noi, o per raccogliere frutta nei campi australiani o pescare sulle navi coreane, come migliaia di giovani timoresi? L’altra bimba mi aspettava all’uscita del supermercato per offrirmi questi limoni. Quanto? Un dollaro, mi ha risposto. Tutti per un dollaro. Aveva due occhi neri più grandi di lei. Dove abiti?, le ho chiesto. Qui dietro. Anche io. E ci siamo avviati insieme, lei col dollaro e io coi limoni. Poi è corsa a casa e il vento è stato libero di farmi lacrimare gli occhi e l’ho lasciato fare. Verranno gli angeli un giorno, ad insegnarci la giustizia. Forse sono già arrivati.

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Non dimenticare di diffondere la Locanda della Parola

Mt 13,47-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.