
È la vita che vince. È l’amore che supera ogni notte. Solo chi ha camminato nel buio può capire la gioia di questo giorno, di ogni giorno in cui si riparte. Un grande augurio di buona Pasqua tutti voi!

È la vita che vince. È l’amore che supera ogni notte. Solo chi ha camminato nel buio può capire la gioia di questo giorno, di ogni giorno in cui si riparte. Un grande augurio di buona Pasqua tutti voi!

Sabato santo. E poi non resta che aspettare nella fede. Attendere di constatare quanto, davanti al Dio dell’impossibile, è già accaduto. Il sepolcro è sigillato, il corpo è sotto il lenzuolo e la croce ancora intrisa del suo sangue. Ma la decisione è già stata presa in Dio: risorgere. Chi crede oggi, domani vedrà.

Venerdì santo. Oggi è il giorno della condanna e della morte di Gesù. È il giorno della croce che ogni uomo e ogni donna della terra portano. Croce di fatica, di solitudine, di malattia. Croce di sogni infranti e di miraggi lontani da raggiungere. Signore, non ti chiediamo di realizzare i nostri sogni, ma di sognare i tuoi. Non ti chiediamo di toglierci la fatica, ma di faticare e morire a modo tuo.
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Giovedì Santo. Oggi è il giorno dell’ultima cena di Gesù, la cena solenne e santa della Pasqua ebraica che lui celebrava sempre coi suoi. Quella volta però forzò il testo previsto per la liturgia e aggiunse: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue versato per voi. Troviamo anche noi oggi la forza di ripetere le sue parole, ripetute ad ogni messa sopra il pane sopra il vino e rivolgiamole a noi stessi. Poniamo noi stessi sull’altare, offrendoci per diventare un’altra volta anche noi un Cristo incarnato in questo mondo. Prendiamo dunque il coraggio e nel silenzio invochiamo lo Spirito su di noi: “Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santificami con l’effusione del tuo Spirito perché io diventi il corpo e il sangue di Cristo tuo Figlio e nostro Signore”.

Torna il racconto di ieri, questa volta da parte di Matteo. Sentiamo ancora Gesù presentire il tradimento. Vediamo ancora il povero Giuda mangiare dallo stesso piatto di Gesù. Un Gesù che ormai ha deciso di vendere per trenta monete d’argento. Chissà quante volte negli anni precedenti, operando miracoli insieme a Gesù, Giuda si era detto che quell’amicizia non aveva prezzo. Cosa sarà successo per scendere a un tale compromesso? In cosa sarà rimasto deluso da Gesù? Quale sogno sarà svanito? Guai a quell’uomo che tradisce il Figlio dell’uomo. Guai a noi, ogni volta che voltiamo le spalle a un figlio di uomo perché trenta denari per aiutarlo ci sembrano troppi.
Mt 26,14-25 Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Quello che vuoi fare fallo presto, disse Gesù a Giuda, e subito tutti ritennero ovvio che Gesù gli avesse detto di dare qualcosa ai poveri. È un particolare che spesso sfugge in una pagina di Vangelo così intensa come questa. Ma è bello puntare qui l’attenzione oggi. Puntare l’attenzione su questa cassa da cui prendevano regolarmente qualcosa per i poveri. La cassa del loro gruppo, non la cassa dell’assistenza sociale, degli addetti ai lavori e alle emergenze. La loro cassa, il loro portafoglio. In questo martedì santo vorrei proprio ringraziare tutti quelli che hanno fatto del sostegno ai poveri una costante e non una eccezione. Ringraziare tutti quelli che si ricordano che le persone hanno fame tutti i giorni e bisogna farsene carico regolarmente, come se fossero un figlio in più. Un abbraccio da parte loro a tutti voi che quello che volete fare lo fate presto, senza dubbi e senza rinvii.
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Gv 13 Mentre era a mensa con i suoi discepoli, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Non dice una sola parola in tutto il vangelo, Lazzaro. Accorrevano in molti per lui, anche più che per Gesù, ci fa intendere il testo. Cosa diceva loro? E loro cosa gli chiedevano? Cosa chiederemmo noi a un morto rianimato, ad uno uscito vivo dalla tomba dopo quattro giorni? Se avessimo la possibilità di una sola domanda, quale sarebbe? Quale domanda abbiamo in cuore sulla vita dopo la morte?
Gv 12,1-11 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Illumina gli ulivi, la luna, e si prepara ad esser piena per Pasqua. Lei alla festa verrà, e tu?
Gv 11 Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

La prima legittima domanda è la più naturale. Come mai si risolvono sempre i problemi ammazzando la gente? Da che mondo è mondo, dai giorni di Caino e Abele, la soluzione che sembra più ovvia e più facile è quella di uccidere. La storia è storia di guerre e omicidi. Persino uomini religiosi come Caifa e come migliaia di altri, di ogni religione, concordano con questa soluzione: meglio che uno muoia piuttosto che andare tutti nei guai. Poi vi è un’altra domanda, più sottile. Come è possibile che, dopo aver constatato che un uomo compie segni miracolosi, si proceda decidendo di ammazzarlo? Insomma, se non fede, almeno un po’ di paura dovrebbe venire.
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Gv 11,45-56 molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

L’abbiamo accennato spesso in questi ultimi tempi. Dio compie la sua opera, crea e ricrea di continuo questo mondo, attraverso le sue creature. Tra queste, l’umanità è l’unica che può giungere ad esser consapevole di partecipare all’azione creatrice di Dio. Voi siete dèi, a mia immagine e somiglianza. Siamo anche gli unici che possono bloccare l’azione di Dio, farle resistenza e portare avanti piani personali differenti. Gesù era costantemente in contatto con Dio, costantemente cosciente d’esser su questa terra per incarnare l’idea di Dio, il “progetto creazione”. Un mondo immaginato da Dio come un mondo d’amore. L’opera di Dio incarnata in terra da Gesù è l’amore. Gesù ha amato come Dio.
Gv 10,31-42 i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.