Venga il tuo regno

La fine del mondo fa sempre paura, eppure dovrebbe farcene di più il mondo stesso. Questo mondo fatto di guerre, terremoti, carestie e pestilenze, non vogliamo che finisca e che inizi un mondo nuovo? Ben venga dunque la fine del mondo, venga il regno di Dio. Sia Dio a regnare, non i potenti del mondo. Dio regnerà senza trono. Lo diciamo spesso: Dio regna dentro il nostro cuore, se glielo permettiamo. Quando ciascuno di noi avrà per re Dio Amore, il vecchio mondo finirà. Venga il tuo regno, vieni e regna in me. Trasforma la mia vita nella tua vita in me.

Lc 21,5-19   mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Ricevere

Pregare sempre, senza stancarsi mai, fino a stancare Dio ed ottenere il suo intervento. Gesù insiste sul valore della preghiera martellante,  esasperante come il capriccio di un bambino che sfianca il genitore fino a farlo cedere. Eppure in altre pagine dice di non moltiplicare le parole perché il Padre sa già di cosa avete bisogno ancora prima che lo chiediate. Forse però siamo noi a non saperlo. L’insistenza serve a noi, ci consente di scavare a capire. Se ti ritrovi a pregare con insistenza per una persona, per una difficoltà o per un dono, allora ti chiederai perché. All’inizio chiederai questo e quello e spiegherai a Dio ciò che deve fare per te o per l’altro. Poi, perseverando nella preghiera, sarà solo un sussurrare un nome. E poi sarà silenzio, sarà ascolto. Sarà un mettere tra te e Dio quella situazione, quella richiesta, quel volto. Non sarà più chiedere. Sarà ricevere.

Lc 18,1-8    Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Accorgersi

Tutti indaffarati e dunque colti alla sprovvista. La gran parte della sofferenza umana è causata dalle omissioni. Semplicemente non ci si accorge di quel che passano gli altri e dunque non si fa nulla. Che sia una guerra “dimenticata” o il vicino di casa, è sempre un essere così immersi negli affari nostri da non vedere altro. Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano e morirono tutti. Morirono perché concentrati nei loro interessi. Come se il tempo fosse infinito, come se il mondo fosse nostro. Persino i criceti di tanto in tanto scendono dalla ruota e si fermano. Se non ci fermiamo, moriremo ruotando su noi stessi, credendo d’essere l’asse di rotazione del pianeta Terra. Invece siamo miliardi.

Lc 17,26-37    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

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L’intreccio

È sempre questione di guardarsi dentro, di scendere in noi stessi. Dio è dentro di noi, non fuori. Il regno di Dio è in mezzo a voi, non qui o là. È nel profondo del cuore che Dio regna. Se vuoi parlare con il Re, scendi in te stesso. Fermati e scendi. Lui non ti farà aspettare, non ci sarà anticamera né fila d’attesa. Perché sei figlio, sei figlia, hai udienza diretta. È vero, è difficile vivere ogni istante con questa consapevolezza. Solo Gesù ci riusciva, ecco perché era una cosa sola con il Padre. Ma vedrai, ogni giorno aumenterà in te il senso della sua Presenza. Sarai di tanto in tanto folgorato in un istante dalla certezza che Lui è lì per te, che ti sente e ti risponde. All’inizio ti parranno solo casuali coincidenze, poi capirai che si tratta di dialogo reale, di relazione vera. Devi solo crederci, stare al gioco. Più crederai, più te ne darà motivo. E l’intreccio dei giorni sarà intessuto di serenità.

Lc 17,20-25     i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Le fatiche

Anche su questo episodio ci siamo già fermati un mese fa, ma la nostra riflessione continua. Samaritani e giudei erano cane e gatto, si sa. Eppure in quel gruppo di lebbrosi non si facevano distinzioni. Il male comune azzerava gli odi religiosi e razziali: lebbrosi, ecco l’unica cosa che erano. Spesso capita anche a noi che la sofferenza e la fatica abbattano le distanze. In un letto d’ospedale, in una cella di carcere, nei disagi di un volo cancellato, nelle più disparate situazioni faticose, ci si scopre a darsi del tu, ad aiutarsi, a solidarizzare. Ecco perché è importante da ragazzi vivere esperienze di condivisione di fatica. Scalare la stessa montagna, camminare sotto il sole, partecipare ad iniziative di volontariato ecc sono occasioni per allentare le diffidenze e oltrepassare le differenze. Se ci pensiamo, le nostre più belle amicizie, quelle che ci accompagnano tutta la vita, sono nate dalla condivisione di fatiche se non addirittura di sofferenze. La lebbra aveva fatto di dieci sconosciuti un gruppo in cerca di Gesù. La guarigione li divise. Ma chissà, forse il samaritano raggiunse i nove e li portò da Gesù.

Lc 17,11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Sempre pronti

L’abbiamo già detto: non saremo mai servi inutili, mai fuori servizio. Non ci sarà mai un momento in cui potremo dire di aver fatto tutto quanto dovevamo fare. Finché ci sarà un uomo vivente in questo mondo, lì ci sarà bisogno di noi. Ed è difficile sapere con anticipo quali siano questi bisogni. Sono gli altri infatti, è la vita, a stabilire il bisogno, non noi. Forse per questo le religioni tendono a creare formule precise, quantificano con esattezza quanto si deve fare. Fatto questo, ci si può sentire a posto, fuori servizio. Gesù invece non fissa percentuali di elemesina, numero di preghiere, tempi di digiuno. È tutto un ascolto della sua voce, tutto un dialogare con lui. Se ti dice “vai da loro”, andrai. Se ti dice “riposati, manderò un altro”, tu riposerai. La misura la sa lui. Tu solo tieniti pronto. Estote parati. E poi non dimentichiamo che non dirà mai “vai” ma sempre “andiamo”, seguimi. Non ci chiede nulla che non sia il primo a fare.

Lc 17,7-10    Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Impauriti

Sette volte al giorno significa ogni volta. Perdonare non significa cercare di dimenticare, perché più si cerca di dimenticare qualcosa, più la si pensa. E più la si pensa meno sarà facile perdonare. Il perdono non viene dunque dallo sforzo di cancellare la memoria ma dal guardare con misericordia chi ci ha offeso. Siamo assediati da mille paure che ci mettono sulla difensiva e ci portano a reagire difendendoci. Paura d’esser giudicati, non capiti, accusati, lasciati soli e tante altre ancora. Dicono che ogni cattiva azione viene dalla paura. Se guardassimo chi ci ha offeso con occhi diversi, se cercassimo di capire perché si è impaurito, forse riusciremmo a perdonare. Perché, anche se è dura ammetterlo, sappiamo bene che anche noi non siamo che bimbi impauriti.

Lc 17,1-6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Come figli

La grazia di Dio non si compra. L’alleanza con Dio non ha prezzo. Non fate della casa del Padre mio un mercato! Eppure noi abbiamo fatto diventare mercato il mondo intero. Tutto è marketing, tutto è mercanteggiare. Ma con Dio non si può. Forse perché ha già tutto, non ha bisogno di nulla. Forse perché noi non abbiamo nulla e abbiamo bisogno di tutto. Dio è amore, e l’amore non ha prezzo, non ha scambio, non è trattabile. L’amore si può solo ricevere, si può solo donare. Non si paga la stanza se si è figli e Dio è nostro Padre, è nostra Madre. Oggi in rito ambrosiano si celebra Cristo Re. Noi siamo fratelli di Gesù Cristo Re. Stiamo nel tempio come re, non come affittuari. Non ci è chiesto di pagare l’ingresso con sacrifici, ma di vivere da figli. E questo è molto bello, ma molto più impegnativo.

Dedicazione basilica lateranense Gv 2,13-22   Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da

Chi sono davvero?

Una domanda unisce tutte queste forti e misteriose affermazioni di Gesù: quale è la vera ricchezza? Osservando una persona si può capire cosa davvero conti per lei. Quanto tempo dedica a questa o quella attività, per chi spende denaro, cosa la fa arrabbiare, piangere o gioire. Sappiamo bene che, appena cerchiamo qualche prodotto su Google, riceviamo proposte d’acquisto dello stesso genere. Siamo pedinati in ogni nostra mossa, ascoltati in ogni parola. Quale profilo sarà stato steso su di me? La scala dei miei interessi reali coincide con ciò che dichiaro a parole?

Lc 16,9-15 Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Non disperare

ITALIA     Disonesto era e disonesto resta. Il padrone non cambia idea, non lo riassume, eppure lo loda. Per la sua scaltrezza. Questo uomo colto in flagranza e licenziato in tronco non si scoraggia e cerca immediatamente un appiglio per rialzarsi. È sveglio insomma, è scaltro. In questo va lodato e imitato. Non perdiamo tempo a contemplare gli sbagli, rialziamoci. Mai restare a terra, mai rassegnarsi al dolore e alla sconfitta. Mai pensare d’esser le vittime della vita. C’è sempre una soluzione, anche se non la vediamo subito. “Trattieni il tuo spirito agli inferi e non disperare”, disse in visione Gesù al santo Silvano del Monte Athos, in angoscia per le proprie colpe. Invoca lo Spirito, Dio sa benissimo dove sei e cosa provi perché è in te. Dunque tu resta immerso in ciò che vivi, non fuggire. Tutto finisce, tutto passa. A volte è proprio nella sofferenza che il legame con Gesù si fa più intenso. Non disperare mai. Lui arriva.

Lc 16,1-8 Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».