Non più di me

In entrambi i vangeli di oggi (romano ed ambrosiano) Gesù parla in termini così forti che rischiano di non essere capiti. L’invito è quello di metterlo al primo posto, non tanto in ordine di importanza o preferenza quanto di centralità. Se lui è al centro di ogni nostra relazione, anche la più cara e la più naturale, allora tutto troverà un senso. Se invece al centro ci saranno le nostre relazioni, difficilmente troveremo le forze per scegliere in base al suo pensiero e non al nostro o a quello dei nostri cari e alle loro aspettative.

Rito ambrosiano Lc 9   Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Mt 10,37-42 Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Alcune parole

Di’ soltanto una parola; scacciò gli spiriti con la parola. La parola che immediatamente realizza ciò che dice. Se divenissimo più consapevoli d’essere battezzati, se il seme del Battesimo portasse frutto in noi, la nostra parola avrebbe la stessa forza. Certo, di parole ne escono tante dalla nostra bocca. Parole che spesso chiamano gli spiriti piuttosto che scacciarli. Parole che mettono in circolo le amarezze e i lamenti. Parole che sono sfoghi di rabbia e risentimenti antichi. Le parole sono sempre efficaci, ma solo alcune salvano, curano e scacciano il male. Le altre lo attirano come un magnete negativo

Mt 8,5-17   entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.

La lebbra

Che sia perché contagioso o perché ripugnante, poco cambia. Intoccabile, ecco cos’era e cos’è un lebbroso. Una persona costretta alla distanza, alla separazione. Gesù avrebbe potuto sanarlo con una parola, ma tese la mano e lo toccò. Voleva essere il primo a rompere la distanza, a fargli sentire sulla pelle d’essere riammesso alla vita sociale. Guarite i malati, purificate i lebbrosi, diceva Gesù ai suoi. I lebbrosi non erano forse malati? Perché nominarli a parte? Forse proprio perché essere lebbroso è essere messo da parte e lui non voleva che gli esclusi fossero dimenticati. Quante lebbre da sanare, quanti esclusi da riammettere! Dobbiamo darci da fare e toccare con mano, senza paura, la vita di chi è escluso.

Mt 8,1-14   Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

La roccia e l’acqua

Qualche giorno fa abbiamo detto è un vero peccato trascurare il dono di poter guarire gli altri, scacciare i demoni, purificare i lebbrosi, nel nome di Gesù come lui ci ha comandato di fare. Eppure questa pagina di vangelo ci dice che anche se dovessimo compiere questi prodigi nel suo nome a lui non basterebbe per riconoscerci come suoi autentici discepoli. Allontanare il male nel nome di Gesù non significa essere in comunione con lui. È la prova che non sono i nostri meriti o la nostra santità ma è il suo nome ad agire, anche quando a pronunciarlo è qualcuno che non è un autentico discepolo. Non basta quindi dire Signore Signore per essere discepoli del Signore. Occorre ascoltare e mettere in pratica i suoi insegnamenti, stabilirsi sulla roccia della parola per essere abitazione salda e non pericolosa, per dare ospitalità permanente ai tanti che vagano senza una fissa dimora, senza una speranza.

Mt 7,21-29 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Battista

È il grande inizio, l’inizio di generazioni capaci di seguire Dio che parla nella coscienza. È l’inizio di un popolo nuovo, che segue il Signore personalmente e con libertà. Non più sotto il giogo della paura di fare diversamente, ma anzi con il desiderio di progredire senza paura di cambiare. Che sarà mai di questo bambino? Chi sarà questo Giovanni? Sarà il battista, il battezzatore, colui che immerge la gente nel Giordano, colui che insegna a vivere immersi nello Spirito.

Natività di San Giovanni Battista    Lc 1    Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

La porta e lo spirito

Non è questione di tenersi per sé le perle di saggezza che abbiamo imparato dalla vita e i momenti santi che abbiamo vissuto. È invece una questione di capire se e quando condividere queste sante esperienze, perché non tutti sono in grado di recepirle. Ci sono tempi e momenti per ciascuno. Lo Spirito a volte ci suggerisce di parlare cuore a cuore con le altre persone, altre volte invece lo Spirito ci blocca e ci impedisce di comunicare. Ci chiede di attendere: Lui aprirà la porta stretta del cuore di ciascuna persona. Lui aprirà la via angusta per poter parlare al momento giusto delle cose giuste, risolvere questioni del passato, perdonarsi, confidarsi. Ricordiamolo sempre: la porta del cuore non si apre a spallate, ma con un soffio di Spirito.

Mt 7   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Specchio

E se scoprissimo che non c’è poi una gran differenza tra noi e gli altri? Se capissimo che siamo molto più uniti e comunicanti di quanto crediamo? Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Più è intransigente il giudizio sugli altri, meno benevoli saremo con noi stessi. Meno saremo disposti al perdono, più difficile ci sarà accettare i nostri limiti. Se è vero – e lo è – che siamo un corpo solo, allora le nostre relazioni sono specchio della considerazione che abbiamo di noi stessi. Perché se all’apparenza nessuno può criticarci, in realtà siamo i più spietati giudici di noi stessi.

Mt 7,1-5    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Voi di più

Voi volete più di molti passeri. Ma non dovete avere paura. Se continuerete ad avere paura gli uni degli altri non farete che sentirvi persone senza valore. Non abbiate paura degli uomini,  non abbiate paura degli altri esseri umani. Non passate dal disprezzo alla paura, dalla devozione al giudizio. Siate semplicemente voi stessi. La paura ahimè si trasmette e dicono sia la madre di ogni nostra colpa: per paura si giudica, per paura si uccide, per paura del domani si diventa tirchi ed egoisti. Non abbiate paura delle persone perché forse anche loro hanno paura di voi. “Prof, è meglio essere temuti o amati?”, chiedeva una ragazzina quindicenne affascinata da una vita di strada e risse. “Amati”, rispondeva l’insegnante, è molto meglio essere amati che essere temuti. Avere paura e incutere paura fa sentire terribilmente soli. Essere amati e amare è tutt’altra cosa. È cosa divina.

Mt 10,26-33  Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Sereni

Ci piacerebbe proprio riuscire a vivere così almeno un giorno. Almeno una sera addormentarci affidando il domani al nostro Padre del Cielo con quella certezza di fondo, con quella fede assoluta che ci fa credere che l’unico modo per risolvere le nostre preoccupazioni è non pre-occuparci ma occuparci del presente, lasciando il domani al creatore del tempo. Sarebbe bello davvero, almeno una volta, una volta sola, riuscire a confidare le nostre ansie a chi l’ansia la può scacciare infondendoci in cuore serenità. Tutto è nelle tue mani Signore, e tu sai di cosa abbiamo bisogno ancora prima che te lo chiediamo. Il ricco teme di perdere i suoi tesori e il povero teme di non giungere a sera, ma tutti dobbiamo tornare bambini contenti di andare a dormire, sicuri che il domani, assieme alle sue pene, porterà le sue gioie. La vita diventerà un gioco dove gli ostacoli non sono fallimenti ma prove da cui uscire vincenti e divertiti.

Mt 6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Il tesoro

Ogni volta che apro Facebook vedo foto di qualche persona di Timor Est che mostra pacchi di dollari guadagnati con fatica all’estero. Accumulàti al centro della baracca di lamiera, sembrano promettere un futuro radioso. Il povero cerca d’arricchirsi e il ricco veglia il suo tesoro ma, se è in terra, prima o poi scomparirà. Con il tesoro scomparirà il cuore, perché il tuo cuore sarà dove è il tuo tesoro. Cosa dunque è per te prezioso? Gesù ci dice di non accumulare tesori in terra ma in cielo. Accumulare sì, ma in cielo. Il mio tesoro è in cielo. Il mio tesoro è l’amore. Considero unica vera ricchezza sapere amare d’amore incondizionato, come Gesù. Accumuliamo capacità d’amare. Tutto il resto vale, ma solo per un istante.

Mt 6,19-23  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».