La missione

Era anzitutto un guaritore. Predicava così, con parole efficaci, sananti. Chi stava con lui, stava meglio. Guariva il corpo, guariva le ansie della psiche. Ma ci crediamo davvero? Ci è mai capitato di sapere di persone guarite inspiegabilmente? Accadeva veramente o è solo un racconto dei vangeli? Accadeva eccome. Accade ancora. I cristiani, nei secoli, hanno preso molto sul serio questa opera misericordiosa di Gesù, cercando di fare come lui. E se non sempre sono riusciti a sanare la gente all’istante, con una parola, ci sono riusciti con pazienza e passione. I monasteri sono divenuti i primi laboratori farmaceutici, con distillati, infusi e unguenti di ogni tipo preparati con cura e sapienza dai monaci. Frati e suore iniziarono a curare chi non poteva pagarsi il medico, aprendo dispensari, lazzaretti e veri e propri ospedali. E così, negli anni e nei secoli, passò il principio che tutti vanno curati, per il semplice fatto d’essere umani. Poi gli Stati lo fecero legge. Qui da noi intendo, perché in gran parte del mondo non è ancora così. E le cure si ricevono alla missione, nel nome di Gesù, il guaritore.

https://gofund.me/6baad839

Mc 3,7-12 Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Tendi la mano

È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male? Tutti questi distinguo… Il sabato no perché è sacro. Il lunedì c’è traffico, il venerdì è weekend. E poi tutto è aumentato, c’è crisi, c’è guerra, ed è pieno di falsi poveri. Dare i contanti non è fine, copiare l’iban è complicato… Insomma: la mano è sempre paralizzata quando deve dare. Il cuore si indurisce e si abitua a non aiutare. “È giusto dare, ci mancherebbe, ma tutti abbiamo bisogno”, scriveva un’alunna. “I poveri sono poveri perché non sanno investire i soldi. Li usano male e rimangono nella miseria che in fondo è il mondo che si sono scelti”, scriveva ancora in un italiano sgrammaticato (ma ahimè chiarissimo) un alunno nordafricano. Fortuna che molti discepoli del vangelo non la pensano così. Tendono la mano, senza farsi troppe domande, in aiuto a chi tende la mano per chiedere.

https://gofund.me/6baad839

Mc 3,1-6 Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

La legge

«Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Continua il discorso di ieri, continua lo scandalo di questo maestro che sembra insegni ad infrangere le regole. Le regole, il bisogno di essere in regola, di sentirsi regolari. Nessuno sfugge a questo bisogno, persino chi afferma di avere come regola il non averne affatto. Ogni generazione ha i suoi tabù, le sue norme, i suoi valori assoluti. Gesù non disprezzava le regole, insegnava però a capirne il senso profondo, lo scopo che si prefiggevano. Ogni regola infatti è fatta dall’uomo per l’uomo e solo conoscendone il fine la si utilizza bene. Viceversa può mutarsi in una trappola che impedisce ogni cambiamento ed evoluzione. Gesù fa notare che re David, conoscendo la Legge, poté fare eccezione in un caso d’emergenza. La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge.

Mc 2,23-28 di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Perché non digiunano?

È naturale dare per avere. Tutto è uno scambio. Anche con Dio si fa così, in ogni religione. Offerte, sacrifici, voti, rinunce, digiuni, cosa sono se non un dare, un privarsi, per ottenere una grazia oggi e il paradiso domani? «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?», chiesero a Gesù. Semplicemente perché Gesù non era venuto a fondare una nuova religione, fatta anch’essa però di vecchi digiuni e ritualità. Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova su un vestito vecchio, amava dire. Semmai Gesù provocò l’implosione della propria religione (ebraica) le cui mura di cinta cedettero sotto la pressione della fede pura. La religiosità si ridusse al minimo necessario, alla funzione di contenitore, di veicolo materiale della fede in Dio Padre d’amore. Nulla più che un otre, non più importante del vino che contiene. L’attaccamento rigido a questa o quella ritualità liturgica o divieto alimentare, modalità di macellazione, obbligo di abito o velo o simili non è sbagliato se si tratta di religione purché non sia quella cristiana. Chi segue Gesù segue anzitutto il suo stile di vita, che è quello delle opere di misericordia. Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere. Certo si tratta di digiunare, ma nel senso di togliersi il cibo dal piatto e il vino dal bicchiere, per darne a chi non ne ha.

Mc 2,18-22 I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Vedrete

Uno dei due discepoli di Giovanni Battista che avevano seguito Gesù, era Andrea, fratello di Simon Pietro. E l’altro chi era? Probabilmente era chi scrisse questa pagina, Giovanni l’evangelista. Una testimonianza diretta, lucida dopo anni, precisa persino nell’annotare l’ora in cui i due andarono e videro dove dimorava Gesù: circa le quattro del pomeriggio. Dunque Giovanni e Andrea, colleghi di pesca con i rispettivi fratelli (Giacomo e Simone) e padri (Zebedeo e Giona), erano entrambi discepoli del Battista. Erano dunque dei pescatori e certo non frequentavano la facoltà teologica di Gerusalemme, ma ciò non significa che fossero dei rozzi pescivendoli. Erano discepoli di Giovanni Battista, erano stati battezzati da lui, erano in cammino spirituale alla ricerca di Dio. Erano dei giovani credenti e cercatori. Cercavano Dio ma fino ad allora non erano riusciti a trovarlo a sufficienza nei riti tradizionali della vita di sinagoga. Dove dimori o Dio? Ecco la domanda che avevano in cuore. E la risposta arrivò: ecco l’agnello di Dio! Venite e vedrete.

Sullo stesso vangelo https://lalocandadellaparola.com/2024/01/04/la-mia-roccia/

Gv 1,35-42 Giovanni Battista stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Passando lo vide

Ecco che chiama il quinto, dopo le due coppie di fratelli pescatori. Levi, figlio di Alfeo. Povero Alfeo. Essere della tribù sacerdotale di Levi e ritrovarsi con un figlio collaborazionista dei romani. Un infame venduto al nemico per raccoglierne le imposte facendoci la cresta. Un impostore, appunto. Gesù però vede in lui un fratello malato. Sono così tante le malattie del cuore… Tutte però si possono curare e il rimedio non è che l’amore. Sentirsi chiamato, sentirsi stimato, dà a Levi la forza di alzarsi e seguire Gesù. Diventerà poi Apostolo ed evangelista. Il suo vangelo sarà scritto specialmente per comunità ebraiche, pieno quindi di citazioni di antico testamento. Come solo uno di nome Levi poteva fare. Nulla mai va perduto in Dio, nemmeno il cognome.

Mc 2,13-17 Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Dal tetto

Probabilmente siamo ancora nella casa di Pietro e Andrea, dove Gesù guarì la suocera di Pietro. Una casa che ormai è assediata dalla folla, scoperchiata da chi vuole raggiungere Gesù ad ogni costo per salvare un amico. Una casa in cui si annuncia la Parola, quella Parola che quando è sulla bocca di Gesù accade all’istante. Una casa in cui risuona la più bella parola che si possa udire: Figlio, ti sono perdonati i peccati. Vero, verissimo: solo Dio può perdonare i peccati. Ma se diveniamo consapevoli che Dio abita in noi, allora anche noi possiamo perdonare di cuore. Iniziando da chi ha peccato contro di noi, da chi ci ha fatto un torto, da chi ci fa male con ciò che fa o che dimentica di fare per noi. È il perdono che ci consente di rialzarci tutti a vicenda, colpevoli e vittime, di non restare paralizzati nel rancore o nel rimorso.

Sullo stesso vangelo https://lalocandadellaparola.com/2022/01/14/nelle-notti-2/

Mc 2,1-12 Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»

Come un canale

La purificazione dalla lebbra era impossibile agli uomini. Solo l’intervento di Dio poteva sanare da quel male terribile. Il sacerdote aveva il compito di constatare la guarigione del lebbroso, accettare l’offerta di ringraziamento e riammetterlo alla vita sociale. Insomma, lo ricordiamo bene: tampone negativo. Questo lebbroso viene guarito all’istante dalla parola di Gesù: lo voglio, sii purificato! E subito la lebbra scomparve. Ed è questa immediatezza che dice tutto. È la guarigione istantanea, contemporanea alla parola, che ci avverte: solo Dio può fare così. Solo in Dio parola e fatto coincidono. Mentre Dio parla, già accade quanto sta dicendo. Dunque è chiaro: in Gesù è presente Dio. Gesù è a tal punto uno-con-Dio da consentirgli di agire tramite le sue parole che, appunto, divengono immediatamente fatti: Lo voglio, sii purificato, e subito fu purificato. Segue un tentativo di Gesù di rimandare quell’uomo al tempio: non dire niente a nessuno ma vai dal sacerdote a testimonianza per loro. Gesù vuole che il Padre sia riconosciuto come unico autore della guarigione. Percepisce se stesso come un semplice canale attraverso cui Dio agisce.

Mc 1,40-45   Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Ventiquattro ore

Leggiamo in sequenza i vangeli di questi ultimi tre giorni. Gesù ha chiamato i primi quattro discepoli, Giacomo e Giovanni, Andrea e Simone (Pietro) che subito, lasciate le reti, lo seguono. Nella sinagoga, sabato, parla con autorità e scaccia un demone poi, uscito dalla sinagoga, subito va nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. Guarisce la suocera di Simone che evidentemente era sposato ed ancora più evidentemente non aveva lasciato la moglie ma le reti (San Paolo ci dirà che Pietro e la moglie viaggiavano insieme 1Cor 9,5). Poi, tramontato il sole, cioè finito il divieto di lavoro del sabato, Gesù guarisce i malati che si erano accalcati alla porta. Al mattino presto esce di casa per pregare da solo in un luogo solitario. E poi via di nuovo, nei villaggi vicini, per tutta la Galilea, predicando e scacciando i demòni. Ventiquattro ore di vita di Gesù. Giornata piena, giornata fatta di folla e di famiglia, di casa e di piazza, di preghiera silenziosa e sonno. Una giornata piena come le nostre. Possiamo anche noi vivere come lui.

Mc 1,29-39 Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Dentro di sé

E noi che spiegazione ci diamo? Come mai Gesù trasmetteva la sensazione di parlare con autorità propria e non come gli scribi che parlavano attingendo ai libri che avevano studiato? Dove attingeva Gesù? Al proprio cuore, alla propria anima. Perché lì, dentro il suo cuore, aveva imparato che c’era Dio. Lì, nel profondo dell’anima, abitavano l’amore del Padre, la sapienza del Figlio, la potenza dello Spirito. Era in contatto costante con Dio-dentro-di-sé e ciò gli dava le parole giuste, la forza sul male, la misericordia verso tutti. Quando l’angelo parlò a Giuseppe rassicurandolo su Maria e il bambino, gli ordinò di chiamarlo Gesù. Poi gli citò Isaia: la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: lo chiameranno Emmanuele che significa Dio-con-noi. La gente avrebbe cioè chiamato Gesù “Dio-con-noi” perché si sarebbe accorta che la sua autorità veniva da Dio-con-lui. Ma non è tutto. Gesù infatti non avrebbe tenuto tutto per sé questo Dio anzi, avrebbe insegnato a tutti a scoprire in sé stessi la Sua Presenza: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (Gv 14,23)

Mc 1,21-28  Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

https://www.saveriani.it/parma/item/lo-chiameranno-emmanuele-dio-con-noi-avvento-iv-dom