Ma per favore!

Il commento audio a questo vangelo lo trovate qui sotto. Non è un segreto nascosto, è viceversa un mistero. Cioè qualcosa di visibile a tutti ma non comprensibile. Direte che la resurrezione di Gesù è mistero ben più grande e nessuno lo nega. Forse però la accettiamo con meno fatica,dato che riguarda Gesù. Il mistero del concepimento verginale di Maria è sconvolgente. Riguarda un’azione della potenza divina in una donna normale, non nel Cristo. Non dimenticherò mai l’espressione di un’alunna, anni fa: “Ma per favore prof! Ma di che cosa stiamo parlando? Ma io posso solo immaginare se dicessi una cosa così al mio ragazzo! Ma dai ma come si fanno a dire certe cose!?”. Avessimo la stessa spontaneità, come del resto l’ebbe Maria: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?. Ma per favore Gabriele!

Lc 1,26-38    
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Libertà

L’angelo dice che Giovanni Battista camminerà dinanzi al Signore con lo spirito e la potenza di Elia. Ed ecco che abbiamo ottenuto la risposta alla noiosa questione dell’identità di Giovanni (è o non è Elia?). Ma c’è ora un’altra domanda: sarà o non sarà un sacerdote del tempio di Gerusalemme, come suo padre Zaccaria? Per non parlare della parentela della madre, discendente nientemeno che di Aronne, primo sacerdote, fratello di Mosè. Povero ragazzo, verrebbe da dire, il suo futuro è segnato: ben due casati da affrontare nel caso non volesse fare il sacerdote. Ed è ancora così in molte famiglie, troppe. “Cultura”, si dice, ma in realtà è violenza. La vera cultura non impone né professione, né vocazione, né marito, né mutilazioni genitali, né indumenti. Se lo fa, non è cultura ma solo mentalità. Elisabetta e Zaccaria avevano però fatto il loro percorso di maturazione e liberazione interiore. Erano passati dalla credenza socio religiosa alla fede personale. E Giovanni fu libero di annunciare Gesù fuori dal tempio, libero, senza le vesti di Aronne né l’incenso di Zaccaria.

Lc 1,5-25 Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Con sé

Non voleva lasciarla per nessun motivo perché la amava. Non ci sarebbe stata legge, nemmeno quella divina, che avrebbe potuto convincerlo a denunciarla e farla lapidare. Amava Maria e la conosceva bene. Quando l’angelo in sogno gli disse di non temere perché ciò che era generato in lei veniva dallo Spirito santo, non fece altro che confermare ciò che Giuseppe già aveva percepito, ciò che già combatteva nel suo cuore. La fede infatti non chiede di spegnere la ragione ma anzi di utilizzarla per capire meglio. E lui aveva capito benissimo che Dio non può chiederci di far morire chi amiamo, chi abbiamo scelto di avere a fianco tutta la vita. E Giuseppe prese con sé la sua sposa.

Mt 1 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Chi sei?

Per la curiosa faccenda dei sandali di Gesù vi rimando a questo articolo https://lalocandadellaparola.wordpress.com/2023/12/10/scalzi/ Ci fermiamo un attimo su altre parole di Giovanni Battista, su quel suo modo così strano di parlar di sé. Io non sono. Ecco la sua risposta quando insistono a chiedergli chi sei? È forse davvero il primo passo da compiere. Iniziare cioè a capire chi non siamo. Poi, forse, capiremo qualcosa in più di noi stessi. Io non sono. Non sono come voi, come voi mi vorreste, come voi vi aspettereste. Avessimo almeno questa forza, di distaccarci dalle etichette e dalla paura di deludere, dalla paura di apparire quel che siamo. Poi ci verrebbe più chiaro anche chi siamo o, per lo meno, chi vogliamo essere. In mezzo a voi, dentro noi stessi, sta uno che voi non conoscete.

Gv 1
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Scegli

Mentre scendevano dal monte (dove avevano visto Gesù trasfigurato parlare con Mosè ed Elia) i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». La domanda è più che legittima perché, avendoli visti insieme, è ovvio chiedere perché Elia dovrebbe apparire prima. Ma ci siamo già fatti questo genere di domande tre giorni fa. Oggi piuttosto ci colpisce l’espressione di Gesù: hanno fatto di Giovanni quello che hanno voluto. Come di un oggetto. Ed è sempre così, degli altri possiamo fare davvero quello che vogliamo. Possiamo amarli, rialzarli, dare mille occasioni di crescita. Possiamo ignorarli, rinfacciargli i loro errori, odiarli. Siamo liberi di fare degli altri quello che ci pare. A noi la scelta.

Mt 17,10-13 Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Le opere

È vero, non ci va mai bene nulla e per poter apprezzare qualcuno lo dobbiamo perdere. Quando è lì con noi, non gustiamo la sua presenza. Non va bene Giovanni Battista, con la sua vita solitaria nel deserto. Non va bene Gesù, con le sue frequentazioni ambigue. Non va bene l’inverno perché è freddo né l’estate perché è calda. Ma cosa davvero vogliamo? Siamo come quei bambini a cui si chiede cosa vogliono di regalo a Natale. “Non lo so”, rispondono annoiati. Ma se non gli fai trovare nulla sotto l’albero, son tragedie. Sempre insoddisfatti, aspettiamo che qualcuno ci porti gioia. Quella gioia che troveremmo se ci concentrassimo a compiere opere giuste.

Mt 11,17-19 Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Sei Elia?

Giovanni Battista era o non era Elia? Gesù più volte afferma di sì. L’interessato però è di altro parere: chiesero a Giovanni: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse (Gv 1,21). Tutta colpa del profeta Malachìa, nel cui libro leggiamo: Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell’Eterno (4,5). Elia era dunque atteso. Non dimentichiamo però che Elia non morì ma fu assunto al cielo in un turbine di fuoco sotto gli occhi del suo fedele discepolo Eliseo (2Re 2,11). Dunque il suo ritorno non può essere certo una reincarnazione, ma semmai una sorta di discesa dal cielo. In ogni caso resta da capire se Giovanni era o non era Elia, perché lui e Gesù affermano il contrario. Forse però la lettura dei vangeli ha da essere meno meccanica e più ampia. “Un” Elia era atteso come annunciatore del giorno dell’Eterno. Giovanni Battista nega di essere fisicamente Elia ritornato in terra. Gesù però lo indica come quell’Elia che deve venire, come il precursore del giorno dell’Eterno. Certo, se volete comprendere chi è questo Eterno. Se cioè avete orecchi per intendere che sì, Giovanni ha il ruolo di quell’Elia poiché Gesù è quell’Eterno. Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno.

Mt 11,11-15 Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

https://www.gotquestions.org/Italiano/Giovanni-Battista-Elia-reincarnato.html

Leggero

Ce ne lamentiamo ma non ci fermiamo a parlarne, almeno con noi stessi. Siamo stanchi, molto stanchi, oppressi e soffocati. Ma perché? Da cosa e da chi? Cosa ci manca, cosa è in eccesso? Forse proprio la tua presenza è ciò che più ci manca. Venite qui, ci dici tu Gesù. State con me, cercatemi presente in voi. Più buie si fanno le notti, più forte è il bisogno di luce. Venite a me, state con me. Cercate la consapevolezza della mia presenza in voi. Le ansie che vi opprimono e le paure che vi spaventano non sono forse dovute alla mancanza di momenti trascorsi solo con me? È in quei momenti che il respiro si fa di nuovo calmo e il cuore ritrova pace. Non è un peso stare con me, è una dolcezza leggera. Venite a me, vi darò ristoro.

Mt 11,28-30 Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Nemmeno uno

Che cosa vi pare? Ci pare impossibile che Dio non sopporti una perdita dell’1%. Non c’è aspetto della nostra vita che abbia perdite così basse. Magari avessimo perso solo l’1% degli amici, l’1% del tempo, l’1% delle occasioni di bene. Saremmo nella gioia piena, nella pace mondiale, nell’assenza di povertà e discriminazione. È dunque un’utopia questa parola di Gesù? Parla di un Dio che non esiste? Potremmo anche lasciar cadere la faccenda della pecorella smarrita e preoccuparci semmai di non perdere, come dicono le statistiche, ben cinque ore al giorno sul cellulare, cioè circa il 30% del tempo che passiamo svegli. Altro che 1%… Eppure resta la domanda, resta e non se ne va. Perché Dio non si rassegna ad una perdita che per noi invece sarebbe un successo inaudito? E tu accetteresti la perdita dell’1% se quell’uno che si perde fosse la persona che più ami? E se fossi tu?

Mt 18,12-14 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Deposto

“Deus ex machina”, si diceva nelle tragedie greche per indicare l’arrivo in scena, calato dall’alto, di un dio che risolveva una situazione ormai irrecuperabile. Nella scena del vangelo di oggi non è calato un dio ma un uomo malato. “Homo ex fratribus”, potremmo dire. Il Natale ce lo dipingiamo più come la prima scena, di un Dio che scende tra noi come salvatore. Il Natale è tutto un discendere dal cielo in terra. Eppure questo Dio concluderà la sua vita terrena come la scena di oggi, quella del Cristo deposto dalla croce, inerme, abbandonato, sorretto dai pochi amici che gli sono rimasti vicini. Ed è forse questo il mistero del Natale. L’incarnazione di un Dio che scende per farsi deporre ai piedi malati e disperati. Un Dio che diviene così tanto uomo da essere pure lui deposto ai piedi degli stessi che aveva servito. Dunque, disceso o deposto? Lo depose in una mangiatoia, leggeremo a Natale. È il mistero dell’Incarnazione.

Non dimenticare di diffondere la Locanda della Parola

Lc 5,17-26 Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».