Scalzi

Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Ai tempi di Giovanni Battista, due erano le ragioni per cui si girava scalzi. La prima ragione è la maledetta miseria, che costringe ancora oggi milioni di persone a camminare scalze per il mondo. L’altra ragione era l’opposta. Cioè vi erano persone che volontariamente, in segno di penitenza, chiedevano al maestro spirituale di slacciare loro i saldali e rimandarli scalzi come poveri. È il gesto più bello, quello di privarsi di qualcosa per donarlo a chi non l’ha. È il gesto del Figlio di Dio che, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà (2 Cor 8,9)

Mc 1,1-8 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Come senza pastore

Che scena meravigliosa, che spettacolo! È tutto un movimento, un non restare fermi, un darsi da fare. È un cuore che batte forte, quello di Gesù, che si emoziona di con-passione per la stanchezza fisica e psicologica della gente. È un uomo che decide, Gesù, che invia, che provvede, che cerca soluzioni. È un uomo che prega e chiede di pregare perché molti non si limitino a ricevere ma sappiano dare. Operai, gente che compie opere di misericordia. Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date.

Mt 9 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Oggi don Alberto Lolli riceverà un importante riconoscimento dalla città di Pavia. Lo ringraziamo per tutto il bene non richiesto che gratuitamente compie ogni giorno.

Il frutto di quell’albero

Ecco il peccato originale, la misteriosa origine di ogni peccato. La voglia di fare da soli, di decidere da sé la propria legge o, peggio, di non volere alcuna legge. Il sospetto che la legge di Dio non sia una barriera per non cadere ma un recinto per impedire la libertà. Non morirete affatto, anzi!, aveva suggerito il principe del male, sibilando come serpe dalla doppia lingua, dalla ambigua parola. Ecco la serva del Signore, ecco una ragazza che vuole servire a Dio, che gli vuole essere utile. Ecco una ragazza che crede alla bontà del Signore, che non sospetta un doppio gioco divino, che lascia che avvenga ciò che Lui desidera.

Immacolata concezione di Maria Gen 3 Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,.fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

La roccia

La chiamavano società senza padri, la nostra. E pure senza patroni forti come Ambrogio e gli altri e le altre, non a caso detti padri e le madri della Chiesa. Ora la nostra società non è più solo senza padri. È anche senza madri, senza adulti. Altro che patriarcato… Il pensiero poi è detto “liquido” e forse è ormai evaporato, perché c’è da chiedersi se qualcuno pensa ancora, almeno prima di parlare. Un mondo costruito sulla sabbia. È tempo di cercare una roccia, una stabilità. È tempo di cercare qualcuno affidabile sempre, da seguire per sempre. È tempo di avvento, di attesa. La roccia della vita emergerà dalle sabbie mobili di un mondo instabile.

Sant’Ambrogio Mt 7 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Come in cielo

È sempre molto solenne Matteo nel descrivere i gesti di Gesù. È tutta una regalità divina che traspare: Gesù seduto sul monte e la folla attorno a lui. Questa gente depone ai piedi di Gesù le proprie offerte, come ad un imperatore. Deposero ai suoi piedi zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati ed egli li guarì. Senza finzioni, ognuno depone ciò che ha, mette ai piedi di Gesù ciò che non va. Senza esitare, lui guarisce. Senza rimandare a domani, lui sfama. Ecco il regno di Dio, ecco cosa accadrebbe se Dio, e non l’uomo, regnasse. Venga il tuo regno, avvenga la tua volontà.

Mt 15,29-37 Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Semplici

Da sempre e ovunque si parla di Dio credendo di conoscerlo. Ma come capire se è solo una proiezione delle nostre idee, delle nostre paure e speranze? Di Dio si può dire tutto e il contrario di tutto. In suo nome si fa di tutto. Nessuno sa chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. È il legame personale con Gesù che ci apre ad una relazione vera con Dio, che lui infatti chiamava Padre. Ma chi riesce a vivere un contatto costante con Gesù? I piccoli, i semplici. Perché per credere che Gesù esiste davvero e per parlargli come ad un amico bisogna essere semplici.

Lc 19,21-24 In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Credo

Di’ soltanto una parola. Non due, non tre. Soltanto una. Perché a Gesù ne basta una. Perché ciò che dice accade. E sia lo stesso per noi, sia un comando per noi: di’ soltanto una parola. Non serve urlare, argomentare all’infinito, spiegare e rispiegare. Di’ soltanto una parola, perché la seconda potrebbe già essere di troppo, potrebbe già essere sbagliata. La seconda potrebbe già essere una promessa non mantenuta. Il credente è di poche parole, è di una parola soltanto. Ciò che chiede, crede che accadrà. Ciò che chiede, crede che è già accaduto. Dunque non serve ripetere dubitando. Il credente vive di una sola parola, quella di Dio, quella del suo Gesù. Con lui parla, lui solo ascolta. Il Verbo si fece carne, la Parola si fece persona. La nostra vita è la più sincera parola.

Mt 8,5-11 Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Vegliare

A noi non piace scoprire di non essere attesi. Arrivare a casa dopo un lungo viaggio e non trovare nessuno ad aspettarci. “Rimanere svegli, essere attenti, avere cura, vegliare dunque: veglia la sposa che attende lo sposo, la madre che attende il figlio lontano, la sentinella che scruta nel cuore della notte; veglia l’infermiere accanto al malato, il monaco nella preghiera notturna; vegliano gli uomini e le donne che sono pronti a raccogliere i segnali di aiuto dei loro amici nel pericolo, dei loro fratelli nel dolore, del loro prossimo nella difficoltà; veglia la comunità dei credenti che è rapida nel reagire alla tiepidezza e alla stanchezza
che l’allontanano dall’amore degli inizi. Veglia una società civile che coglie prontamente i segni del proprio degrado,
che si erge contro la corruzione dilagante, che contrasta la disaffezione nei confronti del bene comune, che non si rassegna alla deriva delle sue istituzioni pubbliche e alla casualità dei suoi ritmi vitali, che poi significano sempre il trionfo dei prepotenti e dei furbi. Vigilare è la capacità di ritornare a prendersi il tempo necessario per aver cura della qualità non puramente clinica e
commerciale della vita”. (C.M.Martini, Sto alla porta, 1992) Buon Avvento!

1ª Avvento Mc 13,33-37 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

L’attimo

Dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. E non si tratta solo di vino. Si tratta di ubriacature d’ogni genere: shopping compulsivo, uso incontrollato del cellulare, fumo, cibo. Ci si può ubriacare di pettegolezzi ed affannare per essere sempre i primi, anche quando non c’è nessuna gara. Ci si ritrova a dissipare energie per ciò che non conta o per chi non ne ha realmente bisogno. E quando un figlio dell’uomo è lì, davanti a noi, non abbiamo la forza di comparire davanti a lui, a lei, ai molti. Siamo colti impreparati, impacciati ed inattivi come un ubriaco al mattino dopo. Non sappiamo che fare, che dire, e perdiamo l’occasione di fare il bene, perdiamo l’attimo di vita.

Lc 21,24-36 Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Osservare

Osservate. Le luci di Natale si accendono sempre più nelle vie delle città e le vetrine ci incantano di colori. Viviamo nella società dell’immagine e vediamo ogni giorno migliaia di foto, di video. Anche i messaggi con cui comunichiamo sono sempre meno scritti e sempre più da guardare. Torneremo ai graffiti sulle pareti delle caverne? Osservate, dice Gesù. Non limitatevi a vedere, nemmeno a guardare. Osservare, guardare attentamente, tenere gli occhi fissi su qualcosa o qualcuno, fino a significare osservare una promessa, una regola, una parola data. Osservate quello che accade, dice Gesù. Osservate anche la mia parola. Nel senso di leggerla, guardarla, seguirla e rispettarla. Perché è una parola che non passa, che non cambia. Il primo a osservare il vangelo è infatti Gesù stesso.

Lc 21,29-33 Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

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