La polvere sui piedi

La polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi non la scuotiamo. Forse è l’unico modo che abbiamo per sentirci un po’ meno diversi da voi, che ve ne andate scalzi per il mondo e la città. È ben altra la polvere che ci dobbiamo scuotere. Nella lezione di economia, mostravo alle ragazzine di quattordici anni un video con delle loro coetanee operaie tessili in Bangladesh. “Ora sapete chi fa i vestiti che indossate”, dicevo mostrando commosso i volti di quelle poverette. “Ecco perché puzzano”, mormora una ragazzina in prima fila. Poi incrocia il mio sguardo, arrossisce, le vengono le lacrime agli occhi dalla vergogna: “No prof non volevo dirlo”. “Vedi, a volte escono dalla nostra bocca delle parole che altri hanno messo nelle nostre orecchie”. Tu scuotile dal tuo cuore. Ma Sòdoma sarà trattata meno duramente di chi te le ha insegnate impolverandoti l’anima.

Lc 10,1-12 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Francesco d’Assisi

Lo chiamavano Alter Christus e, come lui, era un uomo difficile da capire, da descrivere con una sola parola. Forse per questo ognuno si è fatto una sua idea e lo dipinge a modo suo. Chi lo chiama “il poverello d’Assisi”, chi ne fa un figlio dei fiori che parlava agli uccellini. Vi è chi ne esalta la povertà e chi invece è colpito dalla faccenda delle stigmate. Era un ragazzo borghese, di Assisi centro. A Milano diremmo “della Assisi bene”. La vita lo portò ad incontrare da vicino chi mai avrebbe immaginato: i detenuti e i poveri. Passò dalla loro parte, perché capì che erano quelli del suo mondo a ridurli così. Loro dovevano restare poveri perché pochi potessero restare ricchi. Si ribellò senza violenza, se non che quella che fece a se stesso impoverendosi e dandosi da fare per i poveracci. Lasciò il suo mondo, cambiò mentalità, cambiò vita. Chiamò sposa la povertà. Ma non la povertà propria. Lui sposò la povertà altrui. Lui sposò i poveri. Se per loro non c’era posto a palazzo, sarebbe andato a vivere con loro in periferia. Molti giovani lo seguirono, a migliaia. Lo chiamavano Alter Christus, e avevano ragione.

San Francesco d’Assisi Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Altri villaggi

Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme ed esattamente per questo motivo non fu ben accetto in Samarìa. Giacomo e Giovanni di misero a tuonare invocando fulmini. Non a caso Gesù stesso li aveva soprannominati boanèrghes, figli del tuono. Certo, dà fastidio, molto fastidio. Bisogna però mettere in conto che c’è anche chi non è affatto interessato a ciò per cui noi diamo le migliori energie. Alcuni capiranno più avanti, altri non capiranno mai. Ciò che conta è non arrabbiarsi e trasformare semmai l’irritazione in tristezza. È la tristezza che prova Gesù ogni volta che vede il suo vangelo rimbalzare sul nostro cuore come su un muro di gomma. Continua ad amarci, ma ha le lacrime agli occhi. Ma il messaggio non si arresta: si misero in cammino verso un altro villaggio.

Aggiornamento. Ieri a scuola abbiamo lanciato la proposta “1$ per classe al giorno”. In alcune classi c’è stata una calorosa accoglienza. In altre un neutrale “Ma sì, tanto è solo qualche centesimo”. Vi è anche chi ha detto “Non mi interessa proprio nulla. I miei soldi li uso tutti per me”.

Lc 9,51-56 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

I loro angeli

I loro angeli in cielo vedono sempre la faccia di Dio. E vedono anche la nostra faccia mentre osserviamo i loro occhi velati di tristezza, mentre ci si stringe il cuore a vedere quelle spalline annodate ad adattare un vestitino enorme su un corpicino tutto ossa. Noi ci sentiamo impotenti ma non lo siamo. Non siamo obbligati ad accettare il sistema di questo mondo, che tratta i bambini così. La nostra coscienza, se non si è del tutto assopita, ci chiede di dire no, di porre un segno della nostra opposizione. Noi possiamo fare resistenza. Noi dobbiamo, se siamo veri discepoli del Maestro dell’opposizione non violenta. La nostra famiglia ha adottato un bimbo a distanza? I nostri figli si sono sentiti spronati a raccogliere una moneta al giorno per chi non l’ha? Sui nostri social abbiamo rilanciato iniziative di sostegno costante e perseverante? Non parlo di vestiti usati o cibi in scadenza, recuperarli è ormai tendenza “green”, è dovere civico, non occorre il coraggio di Cristo. Soldi. Parlo di soldi. Quanto volete darmi, disse Giuda. Quanto dai tu in un anno, in un giorno, in questo mese d’ottobre missionario?

Cerca un canale fidato e scegli la tua modalità di sostegno. Noi siamo solo una delle tante. Ciò che conta è vincere pigrizia e avarizia. https://lalocandadellaparola.com/1-al-giorno/ https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Festa degli angeli custodi Mt 18 i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Nel mondo

Avete visto queste cose, dice Gesù. È vero, ne abbiamo viste tante e ne abbiamo sentite ancora di più. Racconti, testimonianze, notizie. Sappiamo molto più di chi viveva anni fa e non immaginava che ci fossero guerre e carestie ovunque. Noi vediamo e sentiamo, ma non ne abbiamo voglia, perché è duro vedere l’effetto del male, ci inquieta. Il mondo è come una vigna da lavorare, da ricostruire e da difendere. Va’ a lavorare nella vigna, ci dice la coscienza. A noi andarci o fingere, vivere di promesse o di azioni. A noi lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. E allora “là dove sosterai, saluta dicendo: “Sia pace a questa casa!” Passa sul sentiero facendo del bene e sforzati di vivere in modo che nostro Signore possa dire che colui che ti ha ricevuto, ha ricevuto Lui stesso.”**

Mt 21,28-32 Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

** dalla celebrazione della “partenza”, al termine del percorso formativo scout.

Tocca a noi

Forse è una difesa inconscia, una sorta di sistema automatico. Tendiamo a non vedere, a non accorgerci, a restare assolutamente distaccati dalle situazioni drammatiche. Una sorta di distrazione istintiva che ci fa distogliere lo sguardo dalla sofferenza. Gesù dà uno scossone ai suoi. Tutti erano ammirati di lui, ma lui parla di tradimento, di fatica. Sembra dire “Sveglia ragazzi! Non è che se la vita va bene a voi, va bene a tutti”. Eppure quante volte, quante migliaia di volte, pur sapendo di questa o quella iniziativa concreta, semplice e reale di aiuto ai poveri, non molliamo una moneta nemmeno se la troviamo in terra. Abbiamo paura a parlare di questo argomento, a chiedere per chi ha bisogno. Il dio del nostro mondo è il denaro, e non possiamo pronunciare invano il suo nome. Lunedì, nella scuola dove insegno, proporremo ad ogni classe l’iniziativa “1$ al giorno”. Riusciranno i nostri alunni a raccogliere una moneta per classe al giorno? Ve lo diremo. Ciò che conta è che tutti noi adulti non abbiamo avuto paura di aprire gli occhi ai ragazzi, di fare loro capire che la qualità della vita dei loro coetanei è anche nelle loro mani. Il mondo cambierà quando la smetteremo di pensare che spetta agli altri cambiarlo. https://lalocandadellaparola.com/1-al-giorno/

Lc 9,43-45 mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Arcangeli

Ognuno potrà ricercare l’etimologia dei nomi di questi tre arcangeli. Quello che è certo è che ne abbiamo bisogno. Urgono arcangeli che salgano e scendano dal cielo sopra ogni figlio di uomo portando un messaggio. Angelo significa infatti “portatore di un messaggio”. Non dimentichiamo che “V-angelo” vuol proprio dire “bella notizia”. In questa vita fatta di messaggini, abbiamo bisogno di messaggi e messaggeri forti e belli, che ci guariscano l’anima e il corpo, sempre tesi e tirati in un agonismo vano. Siamo corridori di una gara mai dichiarata, in competizione con chi in realtà non ci è avversario. Dobbiamo invece darci tutti una mano, trasmetterci forza, serenità e vita. Se Dio è amore, i suoi angeli non fanno che ripetere “ti amo”. Lasciamoli scendere a inciderlo sulla dura pietra dei nostri cuori.

Santi Arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele Gv 1,47-51 Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/i-santi-arcangeli-chi-sono-qual–l-origine-del-nome–46620#:~:text=Cerchiamo%2C%20allora%2C%20di%20L’,o%20%22capo%20degli%20angeli%22.

Va bene?

Viviamo in una parte di mondo così liquida e inafferrabile che, poco a poco, pure noi ci abituiamo a dir sempre e solo “dipende”. Se per te va bene, è bene. Se per me non va bene, non è bene. Dipende da come la pensa ciascuno. Il male allora esiste davvero o è soltanto un’opinione diversa dalla mia? Erode disse: Giovanni l’ho fatto decapitare io! L’ho ammazzato per bene, io ho dato la sua testa alla ragazzina che me l’aveva chiesta su suggerimento della madre. Non vi è dunque solo chi sbaglia, chi commette atti violenti in preda all’ira o chi compie atti osceni per debolezza umana. C’è chi il male lo sceglie, lo pianifica, lo vuole. Le guerre non scoppiano, come spesso diciamo. Le guerre sono lentamente accese da uomini malvagi per trarne vantaggio. La miseria non è solo causata da calamità imprevedibili, ma è lasciata volutamente dilagare per poter controllare le masse e concentrare i capitali. Esiste la mafia, esiste la corruzione pianificata e studiata. Esistono gli arrampicatori che fanno carriera nel mondo e nella Chiesa consapevolmente sgomitando. Il male non è un caso, non è uno sbaglio né la semplice assenza di bene. Il male spesso è voluto. Certo, vi è chi non aiuta il prossimo solo perché è distratto, e già questo è grande vergogna. Ma vi è pure chi non li aiuta perché non vuole affatto aiutarli, li disprezza e li ritiene inferiori. Erode non sapeva cosa pensare, perché il male l’aveva fatto bene e Gesù lo inquietava perché faceva bene il bene. Chi avrebbe vinto? E cercava di vederlo.

Lc 9,7-9 il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

In viaggio

Non prendete nulla per il viaggio. Nulla per voi, tutto per gli altri: sacchi di cibo, denaro, vestiti e desiderio di scacciare i demoni della tristezza e della disperazione che abitano le case di chi è nella miseria. Una studentessa di Timor ha coinvolto una decina di compagni di studio e noi: “Vorremmo portare aiuto a dei ragazzini rimasti orfani. Il fratello maggiore si prodiga come può, un amico lo conosce. Se ci inviate qualche dollaro, noi li raggiungiamo”. Riso, olio, zucchero, un po’ di denaro. Con i loro motorini hanno scavalcato i monti per cento chilometri, la schiena rotta dalle buche e dagli zaini. Sono partiti ieri per Same e torneranno oggi a Dili, con i piedi impolverati a testimoniare che la ricchezza più grande è quella di occhi capaci di vedere le necessità altrui e un cuore capace di credere nella provvidenza di Dio.

Lc 9,1-6  Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Madre

Credo che all’udire quelle parole, Maria cantò nuovamente il Magnificat. Sapeva bene quanto Gesù le fosse legato, quanto affetto rispettoso provasse per lei che era sua madre. Ora lui affermava che avrebbe sentito pari amore per tutti coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica perché essi sono mia madre. Non la escluse quindi, la incluse nel suo vangelo. Per lui Maria era il più alto esempio di ascolto pratico della Parola di Dio. Chi avesse ascoltato Dio come lei, sarebbe stato chiamato da lui Madre e fratello. C’è forse un legame di sangue più forte? Questo è il mio sangue per voi.

Lc 8,19-21 andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».