Insieme

Francesco di Sales, che oggi ricordiamo, fu per anni vescovo di Ginevra ma non vi poté mai risiedere dato che era in mano ai calvinisti. Raggiungeva così i suoi fedeli distribuendo le sue omelie su volantini. Ecco perché è patrono dei giornalisti e un po’ pure nostro. La Locanda della Parola nacque infatti un po’ così, col desiderio di rimanere in contatto a distanza con chi, un tempo, amava ascoltare la Parola di Dio in presenza. Dal 2013, ogni giorno senza mai un’interruzione, il volantino digitale è stato pubblicato. C’è chi ormai lo legge abitualmente e chi solo occasionalmente. Chi legge prima il vangelo e poi le righe di commento/provocazione, chi invece non si spinge mai a leggere il testo in azzurro. Chi lo inoltra ad amici e conoscenti, e chi non sa come si faccia… Negli ultimi quattro anni, come vedete qui sotto, il numero totale di lettori è sostanzialmente stabile. Mediamente si tratta di quasi un centinaio di lettori al giorno. Tantissimi, se confrontati con i dieci fedeli che partecipano ad una Messa feriale. Pochissimi, pensando alla potenziale capacità di diffusione dei mezzi online. Se ognuno dei cento lettori “ripostasse” il link alla Locanda sul proprio cellulare, in breve saremmo migliaia. Ma si sa che preferiamo diventar bravi solo noi, e teniamo in segreto le nostre fonti. Seminare la Parola è affare serio. Richiede costanza e, forse, un pizzico di faccia tosta. Diffondere una vignetta comica è certo meno imbarazzante che diffondere la Locanda. Per questo vi perdoniamo di cuore sperando comunque che, almeno quando ne vale la pena, sappiate farvi nostri collaboratori nell’evangelizzazione e non soltanto fruitori buongustai. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti! A tutti e sempre un grande grazie per farci visita qui e soprattutto per camminare insieme nel Vangelo.

Mc 4,1-20 Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Fraternità

L’appartenenza alla religione ebraica è ereditata per sangue, dalla madre. Dunque Gesù sta dicendo qualcosa di più grande di quanto sembri. È l’annuncio della fraternità universale. È la fine del limite del sangue. È la fine di ogni separazione che dipende dalla nascita. “Qualche domanda?”, chiese il rabbino capo di Milano durante una conferenza in una piccola parrocchia di Brianza. Il parroco alzò la mano, con l’aria di uno che voleva fare l’intervento del secolo: “Gesù Cristo? Cosa mi dice?”. Alcuni nascosero la testa tra le mani, ma il rabbino sorrise. “Cosa le devo dire, signor parroco. Se mia mamma fosse stata la sua e la sua fosse stata la mia, ora lei sarebbe qui a rispondere e io lì ad ascoltare”. Aveva perfettamente ragione! Chi mai ha scelto dove nascere e da chi? Non facciamone dunque un vanto né un difetto. Cerchiamo invece di essere tutti fratelli, non facendo mai pentir nessuno d’esser nato.

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Mc 3,31-35 Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Il sospetto

Forse noi non sospettiamo Satana all’opera anche nelle più belle cose, come questi scribi di Gerusalemme. Tendiamo però a cercare sempre il secondo fine delle buone azioni altrui: “Come mai è così gentile? Cosa vorrà davvero?”. Come ci diceva Gesù ieri, la conversione a credere al Vangelo è ancora lontana. Le Buone Notizie, chissà perché, destano sospetto anziché suscitare gioia e gratitudine. Forse quella degli scribi era tutta invidia. Non potendo fare miracoli d’amore come Gesù, dicevano che invocava l’aiuto del demonio. Nulla di più errato.

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Mc 3,22-30 Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

In sé

Lui era in una casa, ma i suoi dicevano che era fuori. Fuori di sé. Eppure il maestro insegnò sempre l’opposto, cioè ad essere in sé. Gesù è il maestro del rimanere in se stessi e del rimanere in lui. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato (Gv 15). Gesù era costantemente in sé ed era proprio in sé che trovava Dio. Quel Dio buonissimo che lui chiamava Padre e di cui si percepiva Figlio. Siamo noi che abbiamo paura a stare dentro casa, con quelli che la vita ci ha messo accanto. Siamo noi che temiamo di stare dentro noi stessi, con le nostre preoccupazioni e paure. Siamo noi che dobbiamo evadere e andare fuori da noi stessi. Ma lui no. Lui era tutt’altro che fuori di sé.

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Mc 3,20-21 Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Voglio pace

Facciamo un’eccezione e fermiamoci oggi sulla prima lettura, presa dall’antico testamento. Un racconto comico quanto serio ed emozionante. Una pagina di Bibbia che amo, perché in quella grotta ci andai davvero, anni fa, alle sorgenti di Engaddi, in Israele (in foto). Una caverna dove quel giorno entrò re Saul per coprire i suoi piedi, che è un modo elegante per dire “fare i suoi bisogni”. E non si accorse che il fondo della caverna era occupato nientemeno che da Davide e i suoi uomini. Il giovane Davide a cui Saul stava dando una caccia spietata, accecato di invidia per i successi in battaglia. Leggete, leggete cosa accadde. Di come Davide non approfittò per eliminare il Re, biotto com’era. Di come gli parlò, di come lo fece commuovere suscitando il suo pentimento. Che uomini, che animi! E oggi, in quella stessa terra santa, guerre e violenza, eliminazione totale come unica via. E non solo lì.

1Sam 24,3-21 Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna.
Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico:
“Dai malvagi esce il male,
ma la mia mano non sarà contro di te”.
Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano».
Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».

La missione

Era anzitutto un guaritore. Predicava così, con parole efficaci, sananti. Chi stava con lui, stava meglio. Guariva il corpo, guariva le ansie della psiche. Ma ci crediamo davvero? Ci è mai capitato di sapere di persone guarite inspiegabilmente? Accadeva veramente o è solo un racconto dei vangeli? Accadeva eccome. Accade ancora. I cristiani, nei secoli, hanno preso molto sul serio questa opera misericordiosa di Gesù, cercando di fare come lui. E se non sempre sono riusciti a sanare la gente all’istante, con una parola, ci sono riusciti con pazienza e passione. I monasteri sono divenuti i primi laboratori farmaceutici, con distillati, infusi e unguenti di ogni tipo preparati con cura e sapienza dai monaci. Frati e suore iniziarono a curare chi non poteva pagarsi il medico, aprendo dispensari, lazzaretti e veri e propri ospedali. E così, negli anni e nei secoli, passò il principio che tutti vanno curati, per il semplice fatto d’essere umani. Poi gli Stati lo fecero legge. Qui da noi intendo, perché in gran parte del mondo non è ancora così. E le cure si ricevono alla missione, nel nome di Gesù, il guaritore.

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Mc 3,7-12 Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Tendi la mano

È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male? Tutti questi distinguo… Il sabato no perché è sacro. Il lunedì c’è traffico, il venerdì è weekend. E poi tutto è aumentato, c’è crisi, c’è guerra, ed è pieno di falsi poveri. Dare i contanti non è fine, copiare l’iban è complicato… Insomma: la mano è sempre paralizzata quando deve dare. Il cuore si indurisce e si abitua a non aiutare. “È giusto dare, ci mancherebbe, ma tutti abbiamo bisogno”, scriveva un’alunna. “I poveri sono poveri perché non sanno investire i soldi. Li usano male e rimangono nella miseria che in fondo è il mondo che si sono scelti”, scriveva ancora in un italiano sgrammaticato (ma ahimè chiarissimo) un alunno nordafricano. Fortuna che molti discepoli del vangelo non la pensano così. Tendono la mano, senza farsi troppe domande, in aiuto a chi tende la mano per chiedere.

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Mc 3,1-6 Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

La legge

«Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Continua il discorso di ieri, continua lo scandalo di questo maestro che sembra insegni ad infrangere le regole. Le regole, il bisogno di essere in regola, di sentirsi regolari. Nessuno sfugge a questo bisogno, persino chi afferma di avere come regola il non averne affatto. Ogni generazione ha i suoi tabù, le sue norme, i suoi valori assoluti. Gesù non disprezzava le regole, insegnava però a capirne il senso profondo, lo scopo che si prefiggevano. Ogni regola infatti è fatta dall’uomo per l’uomo e solo conoscendone il fine la si utilizza bene. Viceversa può mutarsi in una trappola che impedisce ogni cambiamento ed evoluzione. Gesù fa notare che re David, conoscendo la Legge, poté fare eccezione in un caso d’emergenza. La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge.

Mc 2,23-28 di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Perché non digiunano?

È naturale dare per avere. Tutto è uno scambio. Anche con Dio si fa così, in ogni religione. Offerte, sacrifici, voti, rinunce, digiuni, cosa sono se non un dare, un privarsi, per ottenere una grazia oggi e il paradiso domani? «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?», chiesero a Gesù. Semplicemente perché Gesù non era venuto a fondare una nuova religione, fatta anch’essa però di vecchi digiuni e ritualità. Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova su un vestito vecchio, amava dire. Semmai Gesù provocò l’implosione della propria religione (ebraica) le cui mura di cinta cedettero sotto la pressione della fede pura. La religiosità si ridusse al minimo necessario, alla funzione di contenitore, di veicolo materiale della fede in Dio Padre d’amore. Nulla più che un otre, non più importante del vino che contiene. L’attaccamento rigido a questa o quella ritualità liturgica o divieto alimentare, modalità di macellazione, obbligo di abito o velo o simili non è sbagliato se si tratta di religione purché non sia quella cristiana. Chi segue Gesù segue anzitutto il suo stile di vita, che è quello delle opere di misericordia. Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere. Certo si tratta di digiunare, ma nel senso di togliersi il cibo dal piatto e il vino dal bicchiere, per darne a chi non ne ha.

Mc 2,18-22 I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».