Le corse

La barca e la folla. I momenti di solitudine e intimità fraterna alternati a quelli di immersione tra la gente. Com’è importante trovare i giusti spazi! Com’è vero che non si può dimenticare d’essere uomini, non macchine instancabili. Persino la terra riposa d’inverno e dorme, per poi dare frutto. E invece noi sempre affannati, sempre col respiro alto come chi corre, come chi ha paura, come chi sta per morire. Ricordaci Signore che hai creato anche il riposo, la sosta, lo stacco. Ricordaci che il vero riposo interiore lo trova solo chi cerca e trova Te dentro il cuore.

Mc 6,30-34 gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

E tu bambino

Questa festa ci riporta ai giorni del Natale, col piccolo Gesù presentato al tempio di Dio e l’anziano Simeone che lo definisce luce delle genti. Da qui la festa della candelora, la benedizione delle candele, che domani verranno usate per benedire la gola nella festa del suo patrono san Biagio. Luce, abbiamo bisogno di luce, di gente luminosa e illuminata. Abbiamo bisogno di gratitudine, di persone capaci di portare a Dio la propria vita in segno di riconoscenza. Sì, dobbiamo riconoscere che tutto ciò che abbiamo, cose, persone e idee, tutto è dono di Dio.

Presentazione di Gesù al tempio Lc 2,22-32 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

La polvere

Andandomene non ho scosso la polvere dalle mie scarpe, perché ero stato accolto ed ascoltato. È terra santa quella calpestata dai piedi nudi dei poveri, che sono sempre di più e sempre più poveri. Quella polvere è una reliquia che conservo a monito di ogni mia giornata. C’è un mondo là fuori che vive strisciando, umiliato non tanto dal nostro disprezzo ma dalla nostra ignoranza. Noi infatti non sappiamo nulla di loro. Non siamo felici perché ci occupiamo di chi non ha bisogno e trascuriamo chi attende da noi un sollievo. Non prendete nient’altro che un bastone, per camminare più veloci verso chi ha bisogno di essere guarito da voi. Non prendete pane, perché ciò che sperimenterete sarà d’essere amati e nutriti proprio da chi credevate di nutrire ed aiutare. È il misterioso circolo dell’amore fraterno. Date e vi sarà dato.

Mc 6,7-13 Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Come canali

Da dove gli vengono queste cose e i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname? Già, come possono le mani di un falegname compiere miracoli? “Con quelle mani sante e consacrate quante benedizioni potete dare!”, diceva una pia donna al prete. “Signora, le mani si consacrano col lavoro per gli altri – le rispose – perciò lei può benedire e fare miracoli più di me”. Lei se ne andò perplessa, non le piaceva sentirsi responsabile di tanto potere. E poi ci piace considerare alcune persone rivestite di speciali influssi. Ma tutti potremmo essere come Gesù, se solo lo credessimo, se solo ci esercitassimo a diventare dei canali docili al passaggio della Luce del Padre buono. Come dicevamo ieri.

Oggi è la festa di don Bosco https://lalocandadellaparola.com/2023/01/31/chi-e-stato-2/

Mc 6,1-6 Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Dal cielo alla terra

Aveva la capacità di focalizzare a tal punto la sua parola da renderla immediatamente un fatto, proprio come fa Dio. Talità kum, fanciulla io ti dico: àlzati! E subito si alzò. Era talmente unito a Dio da esserne un canale diretto. La sua personalità, i suoi desideri, il suo carattere, erano assolutamente lasciati a Dio. Era quindi sgombro da tutto ciò che avrebbe potuto frenare lo scorrere della luce divina. Non c’era alcuna resistenza in lui: Luce da luce, Dio vero da Dio vero. Ciò a tal punto che gli accadevano cose di cui lui stesso si stupiva. Era come se non avesse più nemmeno il controllo del bene che faceva. Non solo infatti la sua volontà, espressa a parole, risuscitava all’istante i morti. Ma gli capitava di sanare i malati senza nemmeno comandarlo. Erano loro, i malati, a volerlo, a crederlo possibile, a credere che “in lui non agiva lui”, ma Dio direttamente. Gesù avvertiva un’energia passare dal Cielo alla terra attraverso il suo corpo. Chi mi ha toccato? Ho sentito una forza uscire da me (Lc 8). Era il Padre buonissimo che guariva tutti attraverso di lui.

Mc 5,21-43 Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Ad gentes

Un episodio sconvolgente, così lontano dalla nostra realtà occidentale da rischiare di rimanere inosservato. Ma una cosa lega quel mondo al nostro: i soldi. Duemila maiali affogano a causa dell’esorcismo di Gesù. Un danno economico davvero ingente che spinge gli abitanti del luogo a chiedere a Gesù di andarsene dal loro territorio. Perché perdere duemila capi di bestiame per guarire un matto? Dov’è il guadagno? Il bene non sempre fa cassa, anzi. È semmai la guerra che porta affari d’oro. È la miseria che consente a pochi di sfruttare i molti disperati. Gesù se ne va, ma lascia lui, l’ex indemoniato. Più che lasciarlo, lo invia: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te”. Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati. Con tutto il rispetto per San Paolo, ebreo che si definiva apostolo delle genti pagane, non è lui ma questo pagano dei maiali il primo missionario “ad gentes”.

Mc 25,1-20 Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Unico volo

Siamo felici di seguire un Gesù così libero, così forte di una forza interiore. La forza che gli veniva dal contatto costante con Dio dentro di sé. È lì, in Dio-in-noi che ritroviamo tutti. È lì che possiamo dialogare con chi è lontano, irraggiungibile, già passato nell’altra vita. È lì che abbracciamo chi rifiuta il nostro abbraccio, è lì che facciamo pace e benediciamo chi ci è nemico. È in noi, nel contatto interiore con Dio-in-noi, che ci accorgiamo di essere tutti connessi, tutti parte di un unico volo. Vi rimando anche al seguente articolo di qualche giorno fa https://lalocandadellaparola.com/2024/01/09/dentro-di-se/

Mc 1,21-28 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafàrnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Càlmati

Che invidia! Dormire tranquillo durante una tempesta, mentre le onde si rovesciano nella barca. E dormire non solo per la stanchezza, ma per la fiducia in Dio. La nostra testa è sempre agitata, il nostro cuore sempre impaurito. Pensieri e preoccupazioni si affollano rubandoci il sonno e la serenità. Ci pare che gli altri non si accorgano di nulla e vorremmo gridare non vi importa di me? Abbiamo bisogno di imparare a respirare, a dire a questo mare di pensieri Taci, càlmati! È vero, non abbiamo ancora fede. Non riusciamo e trovare in te, Signore, la nostra pace vera. Non sappiamo costellare il giorno e la notte di atti di affidamento a Te. Tu ci sei. Tu ci sei. Tu sai. Perché avere paura?

Mc 4,35-41 In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

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Ospiti

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno. Senza chiedere né rifiutare, perché è giusto dare a tutti la gioia di preparare per te qualcosa di buono. In foto vedete l’ospitalità del popolo di Manseu, a Timor Est, che raggiunsi l’agosto scorso sul monte Ilimanu. Tutto il villaggio era in fermento per prepararmi il caffè. E tutti erano lì, a guardarmi bere, per scorgere sul mio viso ogni minima traccia di gradimento. Chi le scorderà mai quelle tovaglie, quelle tazzine cinesi col bordino dorato, procurate con chissà che sforzi. Avevano certo lavorato tanto e avevano diritto alla ricompensa, che era il mio sorriso, il mio grazie, il mio entusiasmo per quel caffè buonissimo di cui chiesi subito il bis. Bisogna lasciarsi amare, lasciare che qualcuno lavori per noi, perché anch’egli possa essere ricompensato un giorno sentendosi dire avevo sete e mi hai dato da bere.

https://gofund.me/d1dafa47

Santi Timoteo e Tito Lc 10,1-9 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Come ciottoli

É così per tutti, non lo fu solo per Paolo di Tarso. A volte per vedere bisogna diventare ciechi e per camminare serve cadere. Certo, sarebbe meglio vederci bene e prendere subito la strada giusta. Nessuno sta augurando cadute e fallimenti. Lungi da noi esaltare la sofferenza. Gesù mai lo fece. È che l’essere umano è balordo, e riesce a guardarsi in cuore solo quando è spezzato. Fallimenti, difficoltà, retrocessioni e tutto ciò che “non avrebbe dovuto andare così”, ci obbligano spesso a dei cambi di passo o d’opinione che col tempo si rivelano davvero determinanti. Quando si accarezza un liscio e rotondo ciottolo di fiume, ci si dimentica di quanto era spigoloso e non si pensa che gran parte del lavoro lo fecero le cadute.

Conversione di San Paolo Atti 9 avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco.

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