E domani?

Quanta verità e quanto senso di esperienza umana in queste parole di Gesù. Quanto purtroppo ne siamo lontani! Valutare questo tempo; trovare un accordo con l’avversario altrimenti si paga fino all’ultimo. Ieri, in una classe, ho riproposto le immagini dell’invocazione alla pace vissuta insieme lunedì. Al vedere, tra le altre, anche la bandiera di Israele, un ragazzo nordafricano ha gridato “bruciamola!” immediatamente seguito dagli ucraini “morte alla Russia!”. Fa impressione trovarsi di fronte ad adolescenti carichi d’odio e rancore, desiderosi di vedere la morte del nemico. Sono nuvole che salgono da ponente portando pioggia. Direi tempesta. Stiamo seminando odio, insegnando vendetta, educando alla divisione. Noi che abbiamo visto cadere il muro di Berlino nell’89 e sciogliersi gli assolutismi dell’Europa Est; noi che abbiamo gioito per la fine dell’apartheid in Sudafrica con Mandela e De Klerk; noi che ricordiamo gli accordi di Oslo con Rabin e Arafat nel ’93; a noi viene da piangere nel vedere la guerra presentata come unica soluzione. Perché la guerra non è un problema soltanto oggi. Lo sarà domani, per generazioni. La guerra insegna. Insegna falsità ma le insegna bene. Sono lezioni indelebili, impresse nel cuore giovane di chi non ha fatto in tempo a studiare storia e già si trova a scriverla, già si trova a darne la sua versione inquinata d’odio e pregiudizio, già si trova a gridare “bruciate tutti!” e non sa nemmeno a chi lo dice. Vergogna a chi ancora crede che l’uso della violenza semini pace. Vergogna alla sua intelligenza.

Lc 12,54-59 Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Il fuoco sulla terra

Si sente forte che il vangelo fu scritto anni dopo la resurrezione. Anni di persecuzioni. Anni di incomprensioni e tradimenti persino all’interno delle famiglie: saranno divisi due contro tre e tre contro due. Non significa che l’evangelista inventò queste parole per motivare i martiri, attribuendole a Gesù stesso. Significa che ritenne importante riportarle, proprio perché Gesù le aveva realmente pronunciate anni addietro. Sorge allora una domanda: perché Gesù disse queste cose? Forse erano frutto della sua esperienza personale in famiglia? Dai vangeli non parrebbe così. Forse erano la risposta a qualche discepolo che gli aveva confidato problemi in famiglia a causa della scelta di seguire il Rabbì di Nazareth. Non lo sappiamo. Però è certo che sono parole verissime. Quando in coscienza si compiono scelte per il vangelo, quando in coscienza si prendono decisioni per potersi mantenere più fedeli a Gesù, non è detto che si venga capiti o stimati nemmeno dai propri cari. Bisogna metterlo in conto, ci avvisa Gesù. Poi, col tempo e la preghiera, i legami si rinsalderanno, le intenzioni si chiariranno. Ma se si attenderà l’unanimità degli assensi, non si deciderà mai. E si perderà Gesù.

Lc 12,49-53 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Di più

Ecco perché ci affrettiamo a dire che non stiamo poi così bene, che siamo pieni di problemi e che siamo a corto di risorse. Ecco perché, di fronte al dolore enorme di masse intere di popoli violentati dalla miseria, immediatamente rassicuriamo noi stessi dicendo che sono abituati. Come se ciò che vediamo fosse un po’ meno grave, un po’ meno ingiusto, un po’ più accettabile. Vedere, sapere, ci rende responsabili e noi non lo vogliamo. Perché la nostra coscienza ci dice che spetta a noi dare la razione di cibo a tempo debito al resto della servitù, come amministratori fidati e prudenti. Spetta a noi, se no a chi? A chi sta meglio di noi, a chi ha di più. C’è sempre chi ha di più, è vero. Ma c’è anche chi ha di meno, molto meno. Meno possibilità, meno occasioni, meno forza, meno cibo, meno “speranza di vita alla nascita”. Abbiamo una grande responsabilità: quella di curarci degli altri. Quella di capire che tocca a noi. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stati_per_aspettativa_di_vita

Lc 12,39-48 Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Pronti

Questo gesto lo ritroveremo la sera dell’ultima cena. Gesù si stringerà le vesti ai fianchi e laverà i piedi ai suoi. Lascia senza fiato questa inversione delle parti, con il più grande che si fa servitore. Quando mai accade che un padrone al rientro serva i suoi servi? Eppure Gesù non riesce, nemmeno quando racconta storie, non riesce a non descrivere un mondo diverso, in cui grande è sinonimo di gran servitore. Pronti a servire. Non a combattere, non a difendersi, non a rispondere. Pronti a servire. Gesù è pronto a servirci. Lo può sperimentare chi, a sua volta, non dorme ma resta sveglio, pronto a rendersi utile.

Lc 12,35-38 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Sempre così

Ieri si è celebrata la 97ª giornata missionaria mondiale. Durante la messa sono state proiettate alcune fotografie di una coppia di sposi, missionari in Sudamerica dal 1976. Ovviamente le immagini del loro matrimonio e quelle di quest’anno, segnavano il tempo della loro missione. Invece le immagini della gente locale non sarei riuscito a metterle in ordine cronologico. Avrebbero anche potuto essere quelle scattate da me in Bolivia nel 2009 (vedi foto sopra). Stessi volti, stesse case, stesso abbigliamento e sempre la stessa maledetta miseria. Da noi basta dare un’occhiata alle auto o al taglio di capelli, e subito si capisce di che anno è una foto. Non così nei “paesi in via di sviluppo”, come ci ostiniamo a dire con ipocrisia. Se davvero fossero in via di sviluppo, i cambiamenti si vedrebbero e la gente, le case e le cose non sarebbero sempre le stesse. Ha ragione Gesù di Nazaret: anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede. Ma la vita degli altri sì! Perché l’accumulo di tesori per sé implica per forza la carenza per altri. Teniamoci dunque lontani dalla cupidigia e opponiamoci con la generosità e la condivisione a questa logica mondana.

Lc 12,13-21   uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Sino ai confini

97ª giornata missionaria mondiale. Tutti viaggiano, tutti si spostano da una parte all’altra della terra. Si parte per fare la guerra e conquistare il paese altrui, si parte per fare fortuna e tornare arricchiti. Partono gli esploratori, partono gli astronauti, partono i disperati in fuga da guerra e fame. Si parte perché è bello viaggiare e visitare altri paesi. Partire in missione è questo e molto di più. Partire in missione di certo non è e non deve essere un andare per convincere e imporre la propria visione della vita, fosse anche la verità del vangelo di Gesù. Difficile è trovare un equilibrio e nella storia sono stati commessi molti errori, ma altrettante sono state le opere di bene. Missione è vivere con la gente che hai raggiunto lontano da casa tua. Sentire tuoi i problemi, la cultura, le speranze di quella gente. Ci dice oggi Papa Francesco nel suo messaggio: “Ogni discepolo missionario è chiamato a diventare, come Gesù e in Lui, grazie all’azione dello Spirito Santo, colui-che-spezza-il-pane e colui-che-è-pane-spezzato per il mondo. A questo proposito, occorre ricordare che un semplice spezzare il pane materiale con gli affamati, nel nome di Cristo, è già un atto cristiano missionario. Tanto più lo spezzare il Pane eucaristico che è Cristo stesso è l’azione missionaria per eccellenza, perché l’Eucaristia è fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Chi segue il vangelo, porta il vangelo. E il vangelo si porta in un modo soltanto: con le opere di misericordia. Ecco perché ove giunge un missionario sorgono ospedali, scuole, pozzi d’acqua e campi coltivati. La prima missione è andare ad amare tutti, sino ai confini del mondo.

Mt 22,15-21 i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

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Tutto è possibile

A chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Mentre invece chi parlerà contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato. Forse dunque lo Spirito è permaloso mentre il Figlio è più buono? Se sono lo stesso Dio, non può essere così. E dunque? Cosa significa bestemmiare lo Spirito? Letteralmente bestemmiare è composto da “ingiuriare” e “reputazione”. In poche parole diffamare Dio. Quale è la fama dello Spirito se non quella di essere uno Spirito Santo, d’amore, di perdono e di pace? Bestemmiarlo consiste nel dire che non è Spirito di perdono e pace. E dunque significa non credere d’esser perdonati. E ciò che non si crede possibile, non può accadere. Ricordiamoci che a Nazareth Gesù non poté fare miracoli a causa della loro incredulità. Chi non vuole il perdono, non l’avrà. Chi non vuole la pace, non la vedrà mai. Troverà ogni giorno un motivo per continuare la guerra. Tutto è possibile per chi crede, disse Gesù. Ma per chi non crede, tutto è difficile.

Lc 12,8-12 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Geènna

La Geènna, con il suo fuoco inestinguibile, era la discarica di Gerusalemme. Non è chi ci uccide che dobbiamo temere. Anche il bambino che ami può farti perdere sonno e salute. Anche per amore si può morire. Devi temere colui che ha il potere di gettare nella Geènna. Temi ogni sistema economico e sociale che getta nella Geènna donne e bambini. Temi ogni persona che accetta di vedere immagini come queste senza farsi problemi. Temi di diventare anche tu così, indifferente. Temi di adeguarti all’ingiustizia, di non curarti di quanto accade agli altri. Temi chi rifiuta un aiuto, temi di rendere rifiuto chi ti chiede aiuto. Temi la Geènna perché ti annienta le speranze e ti fa dimenticare che cinque passeri si vendono per due soldi. Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio.

Lc 12,1-7  si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Cosa dicono

“Anything you say can and will be used against you in a court of law”. Qualsiasi cosa dirai potrà essere e sarà usata contro di te in tribunale. È parte del “Miranda warning”, gli avvertimenti che negli Stati Uniti vanno esplicitamente dati all’accusato prima dell’interrogatorio. Ma ovunque noi siamo, ci sentiamo sempre in pericolo di cadere vittima delle nostre stesse parole. Anzitutto perché spesso non riusciamo a trattenerle, e ci escono di bocca senza passare dal cervello. Attendere tre lunghi secondi prima di rispondere ridurrebbe i rischi e aumenterebbe, tra l’altro, la trasmissione di calma e forza. Vi è poi chi ci tende insidie proprio col fine di farci perdere la pazienza, rivelare segreti o confidenze inopportune. Dal saltafosso tra colleghe all’infiltrato dei servizi segreti, il mondo è tutto un esempio a riguardo. Ancora una volta troviamo la risposta in un’altra pagina dei vangeli: il vostro parlare sia sì sì, no no, il di più viene dal maligno.

Lc 11,47-54  il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Forse

Se Marco e Giovanni non riuscirono a concludere il loro vangelo, tanto che ci sono due finali, Luca risolse scrivendo due volumi. Il racconto della ascensione di Gesù al cielo conclude il primo volume ed è ripetuto all’inizio del secondo. La cerniera dunque è la scelta di Gesù Risorto di restare invisibile, di non materializzarsi più come aveva fatto in quei quaranta giorni dopo la resurrezione. Dopo non si hanno più testimonianze di incontri con lui. Visioni sì, ce ne sono state in ogni secolo, benché non troppe. Ma incontri fisici mai, pur essendo lui vivo e in grado di rendersi presente in ogni luogo. Nessuno ha mai detto di averlo incontrato, ma ciò non significa che lui non si sia mai più reso presente col corpo. Forse semplicemente non è stato riconosciuto. Forse ci è passato davanti e noi, ignari, l’abbiamo scansato.

San Luca evangelista Lc 19,1-9 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».