Padre

Giovanni stesso ammette che se avesse scritto tutto avrebbe riempito il mondo di libri su Gesù, e noi saremmo tentati di rispondergli che avremmo fatto volentieri spazio nelle nostre biblioteche. Perché gli evangelisti sono stati così avari di particolari su Gesù? Non potevano dirci qualcosa in più di lui, del suo aspetto, del suo carattere? Insomma, ci sono buchi di anni e noi sappiamo ben poco. Ma davanti alla pagina di oggi (e dei prossimi due giorni) rimaniamo senza fiato. Sì, è vero, Giovanni si è portato nella tomba tantissime notizie. Ma queste parole ce le ha lasciate. Non sono le ultime parole di Gesù ai suoi: sono ancora di più. A cena, a poche ore dall’arresto, Gesù, alzati gli occhi al cielo, entra in colloquio contemplativo col Padre ad alta voce. Noi abbiamo tra le mani il testo di quanto Gesù disse, sappiamo come pregò quella sera. Sembra di sentire il suo respiro alto, le frasi brevi come sospiri, quasi sconnesse tra loro. Un unico filo conduttore: noi. Gesù prega per noi, per i suoi. Io prego per loro, per coloro che tu mi hai dato.

Gv 17, 1-11

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