Ero a Milano, in molte parrocchie giustamente fervevano i preparativi e i festeggiamenti per i preti novelli e gli anniversari di Messa dei parroci. Un amico mi carica sul suo motorino: “andiamo a vedere come stanno gli amici profughi eritrei”. Tra i colori e i movimenti del sabato sera giungiamo nella penombra dei giardinetti. Sulla scalinata sono tutti lì, fermi, seduti. Sembra posino per una foto. Mi osservano mentre avanzo verso di loro e istintivamente la mia mano si alza nel saluto che usavamo in carcere. Pare un saluto alla “ave Cesare”, non si usa agitare le mani all’inferno. Prima che la mia mano si abbassi, una cinquantina di bianchi palmi mi risponde nel buio. Ora che tutti abbiamo mostrato le mani vuote possiamo conoscerci. Un senzatetto rumeno arriva trafelato con un bidone d’acqua e inizia a dissetare tutti. “Amico di bar buono, io chiedi lui dare me acva per loro”. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Mt 5, 1-12
