Bè, se la nave affonda si grida “si salvi chi può”. A maggior ragione se ad affondare è la terra intera, se ad alzarsi non è il livello dell’acqua ma della criminalità, della falsità, della corruzione. Come dice il salmo di oggi, tutti sono traviati, non c’è nessuno che agisca bene, neppure uno. E allora tanto vale mettersi all’asciutto, dimenticare promesse, impegni, fedeltà e altro. Che ci posso fare? Devo pur farmi una vita… Eppure è un gran peccato impiegare così le tue energie, ci dice Gesù oggi. Chi cerca di salvare la propria vita, la perde, la sciupa. Del resto ci pare sciupata pure una vita trascorsa cercando di salvare gli altri, di caricarli sull’arca e scampare al diluvio. A che pro? Il Vangelo ce ne da motivo: chi perde la propria vita, la mantiene viva. Il segreto per non deprimersi e sentirsi vivi non è mettersi in salvo, non è arginarsi l’esistenza con sacchi di sabbia, di soldi, di vacanze, di spensieratezza. Il segreto di una vita viva è spenderla senza paura.
Fin qui le letture del rito ambrosiano. Ma il Vangelo del rito romano prosegue il discorso! Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi. Avete un cuore pieno di ansie, di domande, di questioni aperte. Non sapete da che parte venirne fuori e vi dibattete tra insonnia e distrazioni, tra un respiro alto e una risata forzata. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, lasciatevi abbracciare da me, non cercate un riferimento diverso da me. State qui, statemi vicini, parlatemi senza paura, e troverete ristoro per le vostre anime.
Letture del rito ambrosiano. Il diluvio universale Gen 6, 1-22; sal 13; Lc 17, 26-33. Rito romano Mt 11, 25-30