Somatizzazione

Abbiamo già incontrato questo brano di Vangelo qualche giorno fa (vedi “In barca”). Ma ricapitoliamo. Gesù aveva ricevuto la notizia dell’uccisione di Giovanni Battista. Allora partì su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma il suo progetto di preghiera è interrotto dalle folle che lo seguirono a piedi. E Gesù, sceso dalla barca ne sentì compassione e le curò e nutrì spezzando il pane per cinquemila famiglie. Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo, finchè non avesse congedato la folla. E’ solo a questo punto che, finalmente, congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Pregò in meditazione silenziosa e solitaria per ore e, venuta la sera, se ne stava lassù, da solo. Ce lo possiamo immaginare immobile, respiro controllato, occhi chiusi. Tutto il suo corpo trasformato in un potentissimo strumento di preghiera e di contatto con la realtà divina. Contrariamente a quanto spesso si dice, chi sa pregare non vede nel corpo un ostacolo ma un alleato. E Gesù “scende” nel suo profondo, dialoga con il Padre, con Giovanni Battista, acquista forza, luce, pace, controllo. Con il corpo ancora così immerso nella meditazione, Gesù scende dal monte e si avvia a piedi verso i discepoli camminando sul mare. Somatizzazione positiva.

Mt 14, 22-33

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