Strano, ci saremmo aspettati che, parlando di perdono, Gesù ci spronasse all’amore reciproco e alla bontà. Invece sposta tutto su un altro piano. Lui sa bene che a volte il male che gli altri ci hanno fatto è davvero molto. Più lo guardiamo e più aumenta la voglia di prendere per il collo e soffocare chi ci ha ferito. Inutile sforzarsi d’esser buoni o finger di dimenticare, così facendo non scatterà mai l’ora del perdono. La logica del perdono nel Vangelo è più semplice e non si basa sulla pura forza di volontà. Due le mosse: distogliere l’attenzione dal male ricevuto e concentrarla sul perdono di cui noi stessi abbiamo goduto. Pietro chiese: quante volte dovrò perdonare? Dimmi piuttosto: quante volte sei stato lasciato andare, quante volte sei stato sopportato, compreso, tollerato, giustificato, addirittura amato nei tuoi difetti? Questo ricordo riempirà il cuore di gratitudine e allontanerà il rancore. Allora la mano si allenterà, la rabbia si placherà e, scoprendoci perdonàti, perdoneremo. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te?
Mt 18, 21 – 19, 1