Servi inutili?

Chi di voi, se ha un servo ad arare o pascolare, gli dirà, quando rientra: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare e servimi”? La domanda di Gesù suggerisce la risposta più che ovvia: nessuno! Nessuno si sogna di servire un servo, così come nessuno si fa problemi a caricarlo di lavoro senza sosta. Finchè l’altro è lì davanti a noi è per noi, a servizio dei nostri comodi. Se è nostro, possiamo caricare l’asino o il servo fin a spezzargli la schiena. Del resto, ai tempi di Gesù, un asino e uno schiavo pare avessero lo stesso prezzo: trenta denari. Chi dunque dirà mai al servo “mangia”? Chi mai smetterà di usare l’altro per il proprio vantaggio, per i propri piaceri o anche solo per sentirsi potente e comandante? Chi mai resisterà alla tentazione di sentirsi appagato dal vedere l’altro pender dalle sue labbra o temere le sue decisioni? Nessuno. E cosa sono queste parole che dicono i servi: siamo inutili, abbiam fatto quanto dovevamo? Esiste un servo inutile? Chi è così fesso da non utilizzare un servo? Chi non usa l’altro? Nessuno, se non Dio. Un servo è inutile quando non è più servo. Daremo sosta agli altri quando la smetteremo di usarli ed asservirli a noi. Non vi chiamo più servi ma amici.

Lc 17, 7-10 (Vangelo della Messa di oggi in rito ambrosiano)

Lascia un commento