Giovanni Battista ha dato testimonianza su di me – dice Gesù – ma io non ricevo testimonianza da un uomo, ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le stesse opere che io sto facendo testimoniano di me. Siamo sempre alla ricerca di testimoni, di qualcuno che dica bene di noi agli altri. Siamo anche alla ricerca di qualcuno che testimoni bene degli altri a noi, che ci incoraggi a seguirli, che ci confermi nelle scelte, che ci dica se sono onesti o ci stanno adescando. Questa gente voleva conferme: “Fai bene a seguire Gesù, anche Giovanni l’ha detto!”. Ma non occorre che lo dica Giovanni, basta che tu guardi le opere di Gesù e, soprattutto, che tu scelga dopo esserti immerso nel dialogo personale col Padre. Non aspettare il permesso degli altri per compiere il bene, per seguire ciò che Dio ti ha detto quando ti sei calato nel profondo dialogo con Lui. Perchè mai Gesù avrà affermato tutto ciò? E dove? Questo complesso discorso avviene a bordo vasca. Siamo a Gerusalemme, alla piscina di Bethesda, una delle due grandi cisterne che convogliavano acqua al tempio, necessaria per lavare i sacrifici di sangue che vi avvenivano. Sangue e acqua: il tempio di Gerusalemme. Sangue e acqua: il corpo di Gesù in croce, vero e nuovo tempio di Dio. A bordo vasca giacevano paralitici e malati di ogni genere e chi di loro si gettava per primo in acqua era sanato. Ma come buttarsi se non ci si può muovere? Gesù ne interpella uno, che automaticamente ripete il suo lamento: da trentotto anni sono paralizzato e mai nessuno mi butta in acqua così che sia guarito. Gesù, senza scomporsi, gli dice di andarsene a casa, lui e il suo lettino, guarito! Ci resta male quest’uomo, che farà ora che è guarito? E soprattutto: chi sarà? Tutta la sua vita era basata sul non buttarsi e lamentarsene… Redarguito poiché trasportava il lettino di sabato, scarica subito la colpa su Gesù che viene interrogato e accusato. Da qui nasce il discorso sulla testimonianza delle opere che il Padre mi ha dato da compiere. Opere d’amore che compio senza aspettare il vostro permesso e le carte bollate delle vostre leggi umane che vorrebbero decidere a chi e quando Dio può dare potere di guarire e far star meglio gli altri. Io mi immergo nella vita degli uomini, mi incarno senza paura nelle loro storie. Non faccio di testa mia, ciò che faccio viene da una sintonia di vedute con Dio Padre. Non faccio di testa mia, ma nemmeno intendo farmi paralizzare da voi. Mi immergo nel dialogo col Padre e ne esco ogni volta sanato e sanante.
Gv 5, 33-39 (III domenica d’Avvento, rito ambrosiano)
