“Quante volte?”, domandava un tempo il prete dietro la grata del confessionale. Quante volte?, domanda Pietro a Gesù, sperando che dia un limite alla pazienza. Quante volte dovrò perdonare mio fratello? E la risposta è chiara: settanta volte sette cioè sempre. E il Maestro invita a perdonare di cuore. Non si perdona solo di bocca, a parole. Nemmeno si perdona di testa, sforzandosi di cancellare dalla memoria il male ricevuto. Si perdona di cuore, scendendo nel proprio cuore. Lì si rivede, come in un film, la brutta sequenza dei fatti che ci hanno ferito. Lì, nel cuore, si guarda il fratello che ci ha offeso. Ci si ricorda che – appunto – è un fratello, una persona che ci ha amato e che amiamo. Una persona che – forse – ci ha già a sua volta perdonato in passato. Lì, nel cuore, forse emergono scene di altri “film” che mostrano il male che noi abbiamo fatto ad altri, il perdono che noi abbiamo ricevuto da altri. Forse addirittura emergono sequenze “top secret”, che nessuno mai ha visto o conosciuto e per le quali l’abbiamo scampata. Allora lo sforzo del perdono lascia spazio ad una strana commovente liberante gioia: faccio bene a perdonarlo, non è da codardi né da sciocchi. E lì, nel cuore, risuonano le parole che il Maestro disse in un’altra occasione: chi è senza peccato, scagli per primo la pietra…
Mt 18, 21-35
