Rigenesi

“Che sbadato! Ci siamo dimenticati di fargli gli occhi!”, pare dire Gesù notando questo uomo nato cieco. Detto questo, spalmò del fango sugli occhi del cieco e disse “Va’ a lavarti nella piscina dell’Inviato”. E poi fu tutto un chiedere e richiedere come, in che modo, gli aveva aperto gli occhi. Perché per loro, che se ne intendevano di Bibbia, il segno era evidente. E molto, molto preoccupante. Dio creò l’umanità da un pupazzo di fango, narra il racconto poetico della Genesi, e questo Gesù sta giocando a fare Dio. Rifà la Genesi su quella parte di corpo che non è mai nata, su quegli occhi mai generati per i quali genesi non c’era ancora stata. Genesi mirata. Poi quelle parole: “Va’ a lavarti nella piscina dell’Inviato (=Messia)”. Quello andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Ci andò da solo. Ci andò al buio. Non aveva chiesto grazia né altri per lui. Questo non è un miracolo di guarigione: siamo di fronte a Dio che completa e manifesta la sua opera. “Che sbadato! Non gli ho creato gli occhi!”. E presto si rimedia, perché sempre una parte di noi attende di nascere e può farlo. Se crede. Quello andò. Tutto solo, senza vederci, con un muro di fango sugli occhi. Fede. Fede cieca, è il caso di dirlo. Perché la fede è sempre cieca. La fede crede senza vedere. La fede crede prima di vedere. Comico, buffo, povero impiastrato di fango. Luminoso credente, sentiva fortissimo dentro di sé che era già guarito, era già vedente. Tutto è possibile per chi crede. Credo Signore!

Gv 9, 1-38 (rito ambrosiano)      http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+9%2C+1-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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