Vuoi guarire? Grande, verissima domanda. Quanti psicoterapeuti, quanti medici, ad un certo punto del decorso, hanno rivolto la domanda al paziente: vuoi davvero guarire o una parte di te si “nutre” del ruolo di malato? Estendendo la domanda chiediamo: vuoi davvero che cessi questa guerra o è più bello parlarne? Vuoi davvero risolvere il sovraffollamento carcerario o ti serve per giustificare la disumanità? Vuoi davvero che la donna o il laico nella Chiesa contino qualcosa o ti limiti da decenni ad auspicarlo? Vuoi guarire? E quel paralitico non dice un bel “Sì, lo voglio!” ma svela il suo inconscio piacere d’esser malato cronico cantilenando le sue disgrazie a Gesù. Insomma, permettiamoci l’esempio: se guarisci lo storpio al semaforo, che farà domani? Vuoi davvero guarire? Allora alzati e cammina. Se intuisci i passi da compiere, falli.
