Bisognerebbe aver provato a pregare in carcere, guardie e detenuti insieme, per sentir la pelle d’oca e un po’ di nostalgia, leggendo questa pagina. La forza del Vangelo inverte e confonde ogni ruolo umano. I prigionieri salvano la guardia. Questa si gettò ai piedi di Paolo e Sila e ne lavò le piaghe. Pare di essere nel Getsemani, quando Gesù salvò la guardia che l’arrestava dalla spada di Simon Pietro. O quando, facendosi avanti verso i soldati, essi arretrarono e caddero. Il carceriere di Paolo e Sila si fece subito battezzare con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia con i suoi. Sembra Zaccheo con Gesù. La storia insomma si ripete, ed è storia vera, è storia bella. Non è fiaba a lieto fine perché, probabilmente, lieto fine non ci fu. Cosa accadde al carceriere divenuto cristiano lo possiamo infatti immaginare. O forse anche lui, in ceppi, si mise a cantare inni a Dio e di nuovo ci fu terremoto. Come quella mattina di Pasqua, quando l’angelo rotolò la pietra, si sedette su di essa e le guardie caddero tramortite dalla paura. La storia santa si ripete. Se canti.
foto: cancello interno del carcere di San Vittore, Milano.
