Prima gli dicevano di tacere, poi lo spingevano ad andare. Forse andava così da una vita, al punto che nemmeno lo chiamavano più per nome. Il cieco Bartimèo, seduto lungo la strada, era semplicemente il figlio di Timèo, perché questo significava il suo nome. Si era abituato pure lui a prendere l’identità e la direzione che gli altri gli davano e degli occhi, francamente, non sapeva più che farsene. Ma lo Spirito ebbe il sopravvento, perché quello non lo puoi soffocare. Così quel giorno, sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare. Cominciò a gridare e non smise più e gridò tutto quello che aveva taciuto in una vita. Fece il contrario di quanto gli altri gli ordinavano e più lo incitavano a tacere, più lui gridava forte. E il Nazareno gli domandò ciò che nessuno mai gli aveva chiesto. Ribaltò i termini e non gli ordinò nulla, per la prima volta un uomo non gli disse cosa fare. Gli chiese invece cosa desiderasse: “Che vuoi che io faccia per te?”. E lui non esitò e rispose: “Che io veda di nuovo!”, che io veda me stesso, che io veda in me stesso, che gli altri vedano me e non il figlio di mio padre. Che io veda cosa voglio o che almeno sappia di non saperlo, perché chi non vede ciò che desidera nel suo profondo non è che un cieco seduto nella polvere.
