Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Perché fuori non darà fastidio, fuori sarà ben accolto. Chi sta fuori dalla città sacra, dal tempio, chi vive al di là del recinto sacro, quando vede un profeta grida “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” . E’ dentro, nei corridoi delle curie di ogni religione, che si trema e si uccide il suo messaggio. Perché il profeta non è un semplice ribelle, un alternativo che si atteggia a riformatore. Il profeta non è nemmeno un indovino del futuro. Questi non fanno paura, perché prima o poi i fatti li smentiscono da sé. Il profeta vede. Vede con gli occhi interiori, vede dentro di sé e dentro gli uomini. Il profeta vede il presente, per questo pare predire il futuro. Sa bene che passo compi oggi e dunque sa dirti dove sarai domani. Il profeta non teme la storia, i tempi nuovi e i cambiamenti perché il profeta è l’uomo che più di ogni altro vive il presente. Come Dio.
