Comico

Chi ha il dono dell’insegnamento insegni, scrive oggi Paolo ai Romani, e Gesù certamente era un grande insegnante. Pur di farsi capire inventava storie, parlava per immagini, suscitava domande e giungeva a gettare nel comico le questioni forti. Perché in fondo anche ridere è una cosa seria. E la gente rideva a sentirlo parlare e, ridendo, accoglieva il messaggio e capiva. Quel giorno risero ad ascoltar Gesù e a vedere le sue facce mimare quell’uomo che diede una grande cena e tutti gli tirarono bidone. E corse ai ripari agitato e preoccupato che non si spargesse la voce, che non si dicesse in giro che la festa era stata disertata, che qualche invitato aveva preferito andare a lavorare nei campi con i buoi piuttosto che cenare da lui. Non sia mai! E allora si accorse dei poveri, dei ciechi e degli zoppi e li invitò, ma la casa era tanto vuota che manco con loro si riempì… E il padrone, sempre più agitato, perse la testa ed il controllo e fece spingere tutti in casa a forza, fino a che la gente non se ne usciva dalle finestre. E, ascoltando Gesù e ridendo, la gente capì. Capì che Dio è un allegro Signore che detesta i musi lunghi e non vuole che di lui si parli con timore. Le risate quel giorno spensero i dubbi suscitati da quel commensale fariseo che, col suo “Beato chi mangerà nel regno di Dio!”, aveva messo in cuore a tutti il dubbio che i posti lassù siano pochi e riservati. Macchè!

Rm 12, 5-16; Lc 14, 15-24  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=lc+14%2C+15-24&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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