Filippo (‘amante di cavalli’) e Natanaèle (‘Dio ha donato’). Che contrasto! Un nome da greco pagano e un nome da pio ebreo. Filippo che galoppa da Natanaele e, tutto d’un fiato, pare tenti di stupirlo e convincerlo con solenni proclamazioni bibliche: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti”. Invece questo lo smonta in un secondo, citando gli insegnamenti rabbinici: “Da Nazaret può forse venire qualcosa di buono?”. Non è facile con uno come lui, ‘cresciuto sotto l’albero di fichi’ (equivalente del nostro ‘tutto casa e chiesa’). Filippo non si scoraggia e riprende il gioco ma nel suo campo: inutile citare la dottrina a chi ne sa più di lui. Gli esce spontaneo ciò che ormai era divenuto il loro motto, il motto della scelta libera, dell’adesione non per credenza inculcata ma per esperienza personale vissuta. Ripete le parole del Messia Gesù: “Vieni e vedi”. E questa volta Natanaele esclama: “Rabbì!”.
