Era lui, non erano altri, il più forte ostacolo a compiere il passo. Era lui, non altri, il peggior nemico della sua fede. Dentro di lui, scritto nelle sue vene, succhiato con il latte di generazioni, stava annidato l’ordine che dettava severo ‘non si può’. Non si poteva credere ad un Messia così e si doveva ‘credere che fosse vietato credergli’… Per lui fu un ribaltamento e non sappiamo molto, pur se ce lo narra più volte. Qualcosa, qualcuno, fece scattare in lui, all’improvviso, la libertà. Si scoprì libero di credere, libero di dire a tutti che sì, era lui, era Gesù di Nazaret il Messia atteso anche da chi non l’attendeva, dai pagani ignari di tutto. E finalmente si convertì, cioè si concesse ciò che non aveva mai osato concedersi: credere in Gesù. Seguire quel maestro così bello, così liberante, così gioioso, così diverso dai pesanti e tristi maestri della Legge che ‘bisognava’ seguire. E di colpo li vide piccoli, li vide idioti, li vide per quello che erano: dei vecchietti raggrinziti e muffi come le pergamene e le vesti che usavano da scudo, per non ammettere che nemmeno a loro bastava una religione fatta di ‘no’ alla gioia dell’amore che ride.
festa della Conversione di San Paolo At 22, 3-16 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+22%2C+3-16&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1