Non si dava pace e lo vedeva ovunque. Ucciderlo aveva provocato la sua onnipresenza. Eliminarlo aveva causato l’inizio dei problemi. Se prima la sua voce risuonava di tanto in tanto nella sale del castello, ora era un costante richiamo all’interno della mente. La notte poi, quando le difese del solletico di qualche danzatrice o delle risa scomposte dal vino si attenuavano, alla voce si univano le immagini. I sogni lo tormentavano. Rivedeva quel volto, appariva il vassoio con quella testa, tra le portate di cibo del banchetto. Gridava di no, che non era vero, prometteva di dare metà del suo regno e fare qualsiasi cosa per riavere Giovanni Battista vivo. Ma quella testa lo fissava muta, in mano alla fanciulla, mentre una donna alle sue spalle sorrideva gelida. E lui nel sonno gridava e chiedeva chi fosse stato, chi avesse commesso una tale oscenità… ammazzare un santo. E si svegliava di scatto che ancora parlava. “Quel Giovanni l’ho fatto decapitare io…”, mormorava. E l’alba non arrivava mai.
in foto: Arcabas, Il Battista, particolare