Mancano quattro minuti al suono della campanella, poi si corre a casa. La ragazzina, credendosi non vista, si guarda allo specchietto, si ritocca i capelli e si aggiusta il berrettino di lana perché i capelli le inquadrino perfettamente il viso. Gli occhi delle compagne gustano la scena finchè lei, sotto il trucco e lo sguardo dell’insegnante, arrossisce e sorride. E’ carina, ma indubbiamente è vestita come una bimba che entra di nascosto nella cabina armadio di mamma giocando a vestirsi da grande… L’insegnante sospira e a sua volta le sorride. Credendo che l’unico rimprovero efficace in questo caso sia lo humor, le dice: “Ma che perfezione! Vai a prendere il bus o devi uscire a fare shopping in centro città?”. Tutte le amiche ridono e lei pure. Qualcuna esclama: “Ma ti vesti così per venire a scuola?!”. Lei, sorridendo ancora, risponde: “Be’, che ne so! Potrebbe anche essere il mio ultimo giorno di vita!”. Rispose Gesù: “Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo!”. Nel caso, anche oggi.