Il capovolgimento delle parti, sul palcoscenico della vita, è cosa che accade. Questa storia resterebbe dunque vera anche se fosse tutta ambientata nell’aldiquà e, forse, sarebbe ancora più efficace, dato che l’aldilà non è certo il primo dei pensieri. Il ricco non si è reso conto che lo zerbino che calpesta ogni giorno respira. E’ un uomo, un povero di nome Lazzaro, ma lui preferisce chiamarlo Lazzarone e da tale lo tratta. “Che si cerchi un lavoro!”, pensa oltrepassandolo, lui che con le mani non fa altro che contare i soldi guadagnati dal padre. E non gli basta veder le cose cambiare, che la povertà di Lazzaro muoia e inizi a vivere la sua fortuna. Non gli basta nemmeno veder morire la propria ricchezza ed iniziare i tormenti di una vita d’inferno e di problemi. Non gli basterebbe nemmeno che qualcuno risorgesse dai morti: pare proprio non cambiare. Prima usava Lazzaro come zerbino, ora lo vorrebbe usare come sorgente d’acqua, ma continua a vedere sempre e solo qualcuno da usare. Quante volte dovrà esser raccontata questa ciclica parabola della vita e della morte perché questo ricco entri nel regno di Dio, perché inizi a vedere uomini da aiutare e non occasioni da sfruttare? Fra quante migliaia di vite si accorgerà?