E’ seduto in cattedra, le mani aperte sulle proprie ginocchia. Davanti a lui, inginocchiato, un giovane uomo sta per ricevere il sacramento dell’Ordine. Il vescovo allora stringe le mani nelle sue, gli occhi si incontrano. Poi rimbomba nella cattedrale la sua voce solenne: “Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?”- “Sì, lo prometto”. E passeranno gli anni e torneranno le parole “ai miei successori” e, picchiando come una ferita che pulsa, chiederanno spiegazione: chi è il successore? Non è forse chi legittimamente siede al posto del precedente vescovo? No, non basta. Quello è il successivo, non per forza il successore. Nel diritto, successore è infatti colui che riceve e accetta l’eredità riconoscendone la ricchezza. Il grande profeta Elia salì al cielo e il suo discepolo Eliseo raccolse il mantello che era caduto a Elia. Successore è chi raccoglie il mantello, chi si riveste della forza del Vento che avvolgeva il maestro, chi custodisce il patrimonio umano ed ecclesiale ereditato e prosegue il cammino. Eliseo percosse le acque del Giordano col mantello di Elia e queste si divisero di qua e di là ed Eliseo le attraversò. Fece miracoli perché aveva in sé la forza di Elia, perché ne aveva raccolto lo Spirito.
foto Corriere