Era infastidito, insonne, agitato da flussi di pensieri che lo assalivano improvvisi. La paura di avere sbagliato lo rendeva pensoso, il dubbio lo seguiva come un’ombra. Era forse stata un’illusione quella di essere come il maestro? Doveva forse rinunciare? Il suo nome era Paolo di Tarso o forse Francesco d’Assisi o Pio da Petralcina, Rita da Cascia o Caterina da Siena e tanti altri uomini e donne vicinissimi a Gesù. Finché un giorno il maestro interviene, agisce sul loro corpo marchiandolo, stigmatizzandolo col segno dei chiodi. Come a dire: “Nessuno più ti dia fastidio, tu sei come me! Guarda le tue mani e i tuoi piedi, allunga la mano e mettila nel tuo costato”. E Paolo scrisse: D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.