Non è detto che succeda a tutti, ma ad alcuni capita. Di punto in bianco la vita crolla e nulla ha più un senso. Tutto ciò in cui si è creduto cessa, e tutto ciò che si tocca si trasforma in maledizione. Dopo notti agitate, ci si sveglia con un macigno sul cuore. Accidenti, sono ancora qui! Mi vorrei riaddormentare e non svegliarmi più. Giacerei e avrei pace, dormirei e troverei riposo. Perché far sorgere la luce su un infelice e dar la vita a chi ha amarezza nel cuore? E forse l’unica è vivere come i poveri, come quelli che non hanno nulla, nemmeno l’ansia. La sera si addormentano sapendo già cosa faranno domani: cercheranno di restare vivi. L’alba li coglierà già indaffarati a coltivare qualcosa o a lavare i panni al fiume. Domani poi sarà di mercato e la sera si partirà per raggiungere all’alba la città. E la vita, attimo per attimo, li porta avanti tra un calcio sulla bocca e una risata e sono allegri e non sai perché. Se gli dici che vorresti morire, ti guardano increduli. Se li guardi bene, noti le loro cicatrici e la loro sete d’amore. Star con loro è terapeutico. Ti ridanno il senso del tempo. La vita, alla fine, è un grande gioco. Vivila.
Gb 3,1-3.11-17.20-23 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gb+3%2C+1-3.11-17.20-23&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1