
da DILI, TIMOR EST Non vogliamo che gli altri ci facciano del male, nemmeno a parole, nemmeno a pensieri. Poi siamo noi stessi a caricarci del più grande peso: l’assenza di Gesù dalla nostra vita. L’ansia ci assale, le preoccupazioni ci levano il sonno, le cattiverie ci fanno arrabbiare. Ma il più grande male è perdere il contatto con Gesù. In Lui e solo in Lui ogni ansia è placata, ogni ferita curata. Non sono venuto per condannare ma per salvare; chi non chiedete è già stato condannato. Non credere in Te è la più grande condanna che ci si possa infliggere. È il rapporto con Te che cambia e salva ogni giornata, sin nel più piccolo dettaglio. È il rapporto con Te che ci spinge a salvare la vita degli altri, diffondendo e continuando la tua opera d’amore in terra.
Gv3,16-21 Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».