Opere

da DILI, TIMOR EST  Non che avessero torto a chiedere di dire loro apertamente se fosse lui il Messia. È che Gesù lo aveva già detto, ma a loro non bastava. Gesù parlava coi fatti, non con prodigi magici. Le opere, amava dire. Le opere della misericordia di Dio Padre: guarire, sfamare, insegnare, far visita, e così via. Tutta la vita di Gesù è un’opera. Giorni fa dicevo agli studenti del corso: “Guardate i vostri insegnanti e ditemi: vengono forse da lontano? Sono nati qui, come voi, e ora insegnano e dirigono una scuola e parlano inglese meglio di me. Loro sono la prova che anche voi potete”. Quando si ha da mostrare la vita altrui come prova, non occorre parlare molto.

Gv 10,22-30   Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».