Ss. Trinità

da Lospalos, Timor Est   Una ragazza sta nella cucina preparando la cena anche per me. Ha diciassette anni. Fuori, il mucchio di noci di cocco attende di seccare per essere venduto. Ne faranno olio, molto pregiato nella cosmesi locale. Dieci anni fa, alla sagra del villaggio, stava seduta sulle mie ginocchia perché le sedie erano poche. Ora è più alta di me ma parla poco come allora. Chissà che sarà di lei in futuro. Si trasferirà anche lei nella capitale per cercare un’università o resterà qui, nella foresta? Intanto la sorella maggiore, rientrata dalla scuola dove insegna, cuoce il pane che venderanno a fine giornata. Avete partecipato anche voi, anni fa, senza saperlo, al sostegno dei suoi studi e altri ancora le hanno finanziato l’acquisto dell’impastatrice. E così, tra pane, cocco, riso e aule di scuola, siamo tutti mescolati in una sola umanità anche se a volte crediamo d’esser soli. Così come ci ostiniamo a dire che Dio è uno mentre invece è unità.

Santissima Trinità    disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».