Parole di azione

dall’Italia    Barabba, Bar-abbá, non vuol dire altro che “figlio di suo padre, figlio di papà”. Un non nome. Barnaba, Bar-nabha o Bar-naviya, vuol dire “figlio del profeta, della profezia, della esortazione e della consolazione”. La consolante profezia che porta chi nel nome di Gesù – non nel proprio – predica dicendo che il regno dei cieli è vicino, guarisce gli infermi, risuscita i morti, purifica i lebbrosi, scaccia i demòni. La più efficace esortazione è quella fatta di parole e opere. Di opere che fanno accadere quanto si dice. Noi, così abituati a separare cattedra e vita, pulpito e carità, ricordiamoci che predicare è una azione, un fatto. Guarire, purificare, esorcizzare, sono comandi, sono parole. Parole così potenti da non poterle distinguere dai fatti.

San Barnaba Mt 10,7-13 disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».