
È vero che per credere abbiamo bisogno di qualche incoraggiamento, di qualche segno. Maestro da te vogliamo vedere un segno, dissero a Gesù, eppure il segno era lì davanti a loro. Gesù stesso era il segno, altro non poteva dare che se stesso. Ma noi vogliamo segni sempre più forti, che diventino dimostrazioni e che ci levino ogni dubbio. Forse più che chiedere segni evidenti dovremmo chiedere di aprirci gli occhi e accorgerci della silenziosa presenza di Dio che opera nella nostra giornata con inaspettate sorprese. Un incontro, una coincidenza, una parola, una nuvola che passa. Dio utilizza linguaggi che segnano il cammino da percorrere e ci ricordano che non siamo soli. Credere che “God will surprise us”, Dio ci sorprenderà, come mi diceva un giorno un amico.
Mt 12,38-42 alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».