
da Dili, Timor Est Stava alla finestra così come mamma l’aveva fatto. “Vestite monsignore!”, urlavano le infermiere della casa di cura dove ero per alcune settimane di servizio, anni fa. Eh sì, anche senza fascia rossa era comunque un monsignore. Questo ricordo è riaffiorato leggendo questa pagina. Forse è l’unico modo di superare l’imbarazzo davanti a questo elenco di titoli ecclesiastici vietati da Gesù e in gran voga tuttora nella Chiesa. Intanto il mondo ci lascia al nostro carnevale e se ne va da un’altra parte. Ieri, a distanza di un giorno, hanno aperto un secondo supermercato cinese a cinquanta metri dalla nostra casa. Credo di essere stato il primo straniero “malae” a entrarci. Le commesse nelle loro uniforme nuova erano esaltatissime e vistosamente emozionate. La musica era altissima, il posto enorme pieno di qualsiasi cosa, da mortali cibi cinesi in scatola a tricicli per bambini. La sensazione era di un enorme mostro potentissimo e invadente che contrastava con queste piccole ragazzine timoresi ancora una volta ridotte a servette, come i loro antenati che servivano i portoghesi e le loro nonne prese per fame dagli indonesiani. E così, tutto solo, mi sono gustato il primo giorno di un supermercato cinese, atterrato nella periferia di Dili a pochi metri da Uma Matak. Un’economia allo sbando, una nazione che non sa da che parte ricominciare. E noi che non vogliamo alcuna insegna e per guida abbiamo solo il Cristo.
Mt 23,1-12 Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».