Prossimità

da Dili, Timor Est      È la prossimità, la vicinanza, a rendere difficile l’amore e pure l’odio. A distanza è più facile amare ed essere amici di tutti, non essere razzisti, essere inclusivi, com’è d’obbligo dire oggi. Nei salotti è facile anche giudicare, sterminare, eliminare interi popoli mentre si chiacchiera e si aggiusta il mondo con due battute. Ma è quando ci si fa prossimi che si deve decidere se scendere da cavallo o se passare oltre e ci vuole stomaco per entrambe le cose, perché anche passare oltre richiede una certa forza: è lì davanti a te, tu non ti curi di lui ma guardi e passi. Sai che potresti fare qualcosa ma vai oltre e, siccome poi ti senti sbagliato, cerchi di argomentare dicendo che non avresti potuto fare molto. Devi decidere in pochi secondi se colui che ti si è avvicinato merita la tua vicinanza o se in breve recuperi distanza e passi oltre. Non c’è tempo, per questo ci vuole allenamento. Ci vogliono maestri di carità che ci insegnino come fare. Ieri era la festa di un giovane anticonformista e oggi diremmo che era contro il sistema Chiesa, contro il sistema società e il sistema economia. Non si fece prete perché quel clero l’avrebbe ingabbiato, non si fece commerciante perché quel tipo di economia non lo convinceva. Francesco aveva conosciuto in carcere alcuni poveri e non era più riuscito a passare oltre le loro miserie. Comprata la libertà, iniziò a cercarli ovunque avvicinandosi a loro. Francesco lasciò Assisi, perché la vita di Assisi lo obbligava a distanziarsi dai poveracci. Così facendo, attrasse altri a seguirlo. Lo chiamarono Alter Christus, un altro Cristo sceso in terra. Fu il primo nella storia a ricevere nel corpo i segni della croce, lo stigma dell’amore incondizionato di un Dio che si fa prossimo.


In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

* Da quanto ho letto, nella storia solo sette uomini (maschi) hanno ricevuto le stigmate, di cui quattro francescani.