Moltiplica la gioia

da Dili, Timor Est   Forse di figli non ne aveva, altrimenti non avrebbe gridato una cosa del genere. Difficilmente una madre proclama pubblicamente che il figlio di un’altra è migliore. Chissà poi se fu dello stesso parere quando Maria era sotto la croce e tutte le altre a tenersi stretti i figli che avevano, così come erano. Meglio un figlio balordo vivo che uno santo morto.    Brutta bestia l’invidia, è un demone portato in grembo da quello dell’orgoglio. La povertà, lo constato ogni giorno, rende estremamente invidiosi. Basta avere soldi sufficienti a dipingere le pareti di casa e già si è oggetto dell’invidia di tutto il quartiere. Qui le auto usano i vetri oscurati anche frontali, che nessuno possa vedere chi guida. È tutto un invidiare e temere d’essere invidiati. L’invidia infatti rende come minimo ladri. Non desiderare le cose altrui, sta scritto. Ma non è tutto qui. Il successo, la bellezza, l’intelligenza, la gioia non possono essere rubate e dunque l’invidia, anziché ladri, rende desiderosi che la gioia altrui svanisca. Essere invidiati qui significa rischiare maledizioni, malocchi, invocazione di spiriti malvagi, per il gusto di veder spegnere un sorriso e sentirsi di nuovo tutti disgraziati allo stesso modo. Chissà, forse un giorno capiremo che la gioia altrui non toglie nulla alla nostra e, anzi, la moltiplica.

Lc 11,27-28    mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

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