
da Dili, Timor Est Ciò che lasceremo in eredità non sono i nostri granai né la grana. Vera eredità è il bene che abbiamo fatto e insegnato a fare. I gesti di generosità, il perdono, l’ascolto, il duro lavoro, il modo d’affrontare le difficoltà sorridendo, la speranza in un mondo migliore. Ogni opera di misericordia, questo è ciò che i nostri figli erediteranno davvero. Se lasceremo loro grandi ricchezze ma accumulate con cupidigia, saranno una santa eredità? Bè certo, col granaio pieno si sta meglio, ma ciò non rende necessariamente migliori. Lo vediamo spesso in generazioni che hanno tutto, eccetto la gioia. Ogni giorno, ogni istante, diamo in eredità ciò che siamo. La vita ci è richiesta costantemente dagli altri, che si aspettano qualcosa da noi. Cosa trovano? Il nostro miglior testamento è il nostro modo di vivere, il nostro modo di spendere la vita, di non trattenerla tutta per noi con la cupidigia di chi non riesce a dare.
Lc 12,13-21 uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
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