
da Dili, Timor Est Siate pronti, sempre pronti ad aprire la porta. Come possono capitarvi cose belle se non siete pronti a riceverle? Mentre state svegli e vigilate, arriva il padrone a servirvi perché la vostra attesa lo ha commosso. “Vigilare significa badare con amore a qualcuno, custodire con ogni cura qualche cosa di molto prezioso. Rimanere svegli, essere attenti. Dunque veglia la sposa che attende lo sposo, la madre che attende il figlio lontano. Veglia l’infermiere accanto al malato, il monaco nella preghiera notturna. Vegliano gli uomini e le donne che sono pronti a raccogliere i segnali di aiuto dei loro amici nel pericolo, dei loro fratelli nel dolore, del loro prossimo nella difficoltà. Veglia una società civile che coglie prontamente i segni del proprio degrado, che si erge contro la corruzione dilagante, che contrasta la disaffezione nei confronti del bene comune, che non si rassegna alla deriva delle sue istituzioni pubbliche. Vigilare è la capacità di ritornare a prendersi il tempo necessario per avere cura della qualità non puramente clinica e commerciale della propria vita.”* E non dimentichiamo che il primo a non dormire mai è Gesù. Lui veglia su di noi, in ogni attimo. Ed è in quell’attimo, nell’attimo presente, che entra e ci serve.
Lc 12,35-38 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
*Carlo Maria Martini, Sto alla porta, 1992